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Dante Alighieri

DANTE A FIRENZE

Dopo sette secoli la città di Firenze ha subito profonde trasformazioni ma, ciononostante, per le sue strade si ritrovano ancora vivide tracce di Dante.

La Firenze medievale era protetta da una possente cinta di mura al cui interno si trovava un reticolo di strade strette e buie. Spuntavano le case torri delle famiglie più potenti.

All’epoca non esistevano né il Campanile di Giotto né la cupola del Brunelleschi. Il Ponte Vecchio era molto diverso da come lo vediamo oggi.

Oggi andremo a scoprire i luoghi di Dante a Firenze.

Partiamo dal cuore della città: Piazza Duomo.

Di fronte alla facciata del Duomo c’è il Battistero di San Giovanni dove, presumibilmente, Dante fu battezzato nella cerimonia collettiva del Sabato Santo (26 marzo 1266).

Il Duomo, ovvero la cattedrale di Santa Maria del Fiore, all’epoca di Dante aveva un aspetto completamente differente, era molto più piccola e si chiamava cattedrale di Santa Reparata.

Al suo interno troviamo il dipinto di Domenico de Michelino – realizzato nel bicentenario della nascita di Dante –  che ritrae il poeta con la Divina Commedia in mano.

https://youtu.be/KOgBLFbXxzQ

Sull’edificio di fronte al lato destro del Duomo c’è una lapide di marmo con incise le parole “Sasso di Dante”.

Pare che il poeta fosse solito sedersi su un masso assorto nelle sue meditazioni e ciò ha dato luogo ad alcune leggende.

https://youtu.be/0ZT1zlWgDUM

La Chiesa di Santa Margherita dei Cerchi (più conosciuta come la Chiesa di Dante), secondo alcuni fu la chiesa in cui Dante incontrò Beatrice Portinari.

Invece sembra più probabile che sia la chiesa in cui Beatrice sposò Simone de’ Bardi.

Al suo interno si trova la tomba di famiglia dei Portinari e una targa indica quella di Beatrice, ma si crede che Beatrice sia sepolta in Santa Croce nella tomba della famiglia del marito.

https://youtu.be/qEaWCoGG3Z0

Pochi passi più avanti si arriva ad una piazzetta in cui sorge la cosiddetta “Casa di Dante”, ma in realtà è un edificio ricostruito all’inizio del ‘900 sulle case delle famiglie Mardoli e Donati.

La vera casa di Dante, anche se non si ha la certezza assoluta, è  in via Dante Alighieri di fronte a piazza San Martino. Sull’edificio vi è una targa affissa che recita “Io fui nato e cresciuto / Sovra ‘l bel fiume d’Arno alla gran villa”.

La visita al museo “Casa di Dante” è interessante per immergersi nella vita della Firenze medievale: dislocato su tre piani, offre un percorso espositivo che, grazie ai contenuti interattivi, permette di addentrarsi nella storia della città nel Trecento e nella vita del poeta.

https://youtu.be/sMKQmkv7x0E

La nostra passeggiata nella Firenze di Dante finisce a Piazza Santa Croce.

Di fronte alla facciata, sul lato sinistro, troviamo la statua di Dante, realizzata in marmo di Carrara dallo scultore Enrico Pazzi nel 1865 in occasione delle celebrazioni dei 600 anni dalla nascita del poeta.

https://youtu.be/a5_6lqWj418

DANTEDÌ 

Il 25 marzo, è il Dantedì.

 

Franz Liszt considerava la Divina Commedia e il Faust di Goethe come punti di riferimento per l’interpretazione della vicenda umana.

La  “Fantasia quasi Sonata” dopo una lettura di Dante è la premessa alla grande Sinfonia Dante, composta a Weimar ma concepita in Italia.

 

Con queste parole il Maestro Michele Campanella ha voluto celebrare Dante e ricordare anche Liszt in questa giornata.

Mi sono permessa di citare questo grande artista italiano (che ho la fortuna di conoscere personalmente) per proporvi di celebrare Dante con musica.

Vi auguro un buon ascolto: https://youtu.be/jeZuP6gMkSY

 

DANTE NELL’ ARTE 

Nessun autore nella storia della letteratura è stato fonte d’ispirazione per l’arte quanto Dante Alighieri. Le sue due opere maggiori, la Vita Nuova e la Divina Commedia, hanno dato origine a delle vere e proprie tradizioni e correnti artistiche.

Ma nei secoli vi è stata anche una produzione esemplare di dipinti e sculture che vede Dante protagonista: Andrea del Castagno, Sandro Botticelli, Domenico da Michelino, Raffaello Sanzio, Dante Gabriel Rossetti e molti altri hanno ritratto il Sommo Poeta o si sono ispirati alla sua opera.

Andrea di Bartolo di Bargilla, detto Andrea del Castagno (1421-1457) ha inserito il ritratto di Dante in una serie di figure di donne di uomini illustri nella Villa Carducci di Legnaia: https://youtu.be/sNJs0cLLgxo

Sandro Botticelli, il cui vero nome era Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi (1445-1510), fece uno dei ritratti più celebri del Sommo Poeta e fu anche illustratore dell’Inferno dantesco, progetto che gli portò via molti anni.

https://youtu.be/H7AvXmYLjeE

 

Domenico da Michelino (1417-1491) nell’opera che si trova a Santa Maria del Fiore, riesce ad unire  Dante con il suo poema tra le mani, l’immagine di Firenze e la raffigurazione dei tre regni d’oltretomba, nella quale campeggia la montagna del Purgatorio: https://youtu.be/lghU3qbqFII

Agnolo di Cosimo, conosciuto come Agnolo Bronzino o, semplicemente, il Bronzino (1503-1572), offre una chiave di lettura diversa del poeta, in quanto erede della cultura umanistica dell’età di Lorenzo il Magnifico:

https://youtu.be/WEZnfaDnmtg

Raffaello Sanzio (1483-1520) raffigura nella parte inferiore della sua opera la Chiesa militante e, nella parte superiore, la Chiesa trionfante.

Il ritratto di Dante si trova nella parte inferiore, in cui figurano teologi, dottori della Chiesa, pontefici, letterati e semplici fedeli: https://youtu.be/sIQ2EdrT76Y

Anche la Divina Commedia fu fonte di ispirazione per tanti artisti, tra i quali Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), uno dei fondatori del movimento artistico dei Prefarraeliti: https://youtu.be/Zxi-7nGRYpE

Un suo contemporaneo, Gustave Doré (1832-1883), pittore e incisore francese, noto soprattutto per le sue illustrazioni della Divina Commedia:

https://youtu.be/oO1JTVuhymg

Più recentemente, anche Salvador Dalí , all’anagrafe Salvador  Felipe Jacinto Dalí i Doménech, marchese di Dalí de Púbol (1904-1989), si ispirò alla Divina Commedia in occasione dei 700 anni della nascita di Dante per una serie di cento dipinti, in cui compie una rilettura psicoanalitica dell’opera dantesca: https://youtu.be/bm-fsovwZIY

DANTE E RAVENNA

Dante – in esilio dal 1302 – si allontanò, per motivi sconosciuti, da Verona per approdare nel 1318 a Ravenna presso la corte di Guido Novello da Polenta.

Lì trascorse tranquillamente gli ultimi tre anni della sua vita durante i quali creò un cenacolo letterario ed ebbe anche l’occasione di svolgere alcune ambascerie politiche per conto del signore di Ravenna.

https://www.youtube.com/watch?v=LlTcEW35zaI

 

L’ultima ambasceria di Dante a Venezia gli fu fatale, in quanto di ritorno verso Ravenna contrasse la malaria che lo portò velocemente alla morte nel 1321.

La tomba di Dante fu costruita tra il 1780 e il 1782 in stile neoclassico nell’intento di restituire nobiltà e decoro alla sepoltura dantesca che, fino ad allora, era stata ospitata all’interno di una piccola cappella.

Nel giardino a fianco del mausoleo si trova il “Quadrarco di Braccioforte”, un antico oratorio che prende il nome da una leggenda secondo la quale due fedeli prestarono un giuramento invocando il “braccio forte” di Cristo.

A pochi passi dalla tomba di Dante Alighieri si può visitare il Museo Dantesco, nella suggestiva cornice dei chiostri francescani.

Il Museo è stato creato nel 1921 in occasione del sesto centenario della morte del poeta con lo scopo di conservare tutti i cimeli, documenti e oggetti appartenuti a Dante, spesso offerti da enti italiani e stranieri.

La tomba di Dante, il giardino e i chiostri francescani fanno parte della cosiddetta “Zona del Silenzio”, cioè l’area di rispetto che circonda il luogo della sepoltura del poeta.

https://www.youtube.com/watch?v=yecXtTnCtsA

IL GIOVANE DANTE

nel 2021 ricorrerà il 700 anniversario della morte di Dante Alighieri e in tutto il mondo hanno già iniziato a ricordarlo in modi diversi.

 

Ho letto un interessante articolo di Camillo Langone, pubblicato dal quotidiano “Il Giornale”, dal titolo “Amore felice, amicizia e altre magie del giovane Dante”, che desidero condividere con voi:

 

Sullo sfondo della turbolenta Firenze medievale, in tumultuoso sviluppo economico e finanziario, il giovane Dante, prima che la passione politica lo travolga e ne determini la rovina e l’esilio, scrive la sua Vita Nova e sceglie Amore come suo unico Dio e Signore.

È entrato a far parte di una cerchia di amici capitanata da Guido Cavalcanti, ricco, bellissimo, agilissimo nella mente e nel corpo, che si dichiarano Fedeli d’Amore, e riscrivono in versi dal nuovo stile il lessico delle gioie e dei tormenti del cuore.

Dante si spinge più in là. Crea il mito di Beatrice, verso cui professa, come scrive Borges, una «adorazione idolatrica»: per il giovane poeta Beatrice è tutto, è la ragazza di cui si innamora e le cui brevi vicende mondane, ritmate dal numero nove – tre volte tre, il numero di Dio – sono racchiuse in un incontro, un saluto, il rifiuto di un saluto e la morte prematura. Ed è un fantasma, il simbolo della Sapienza e della Bellezza Angelica, che illumina, ingentilisce, scaccia ogni sentimento violento, e porta dal cielo in terra il suo miracolo nuovo. Guido si chiude nel suo disperato, eroico materialismo. Dante, per onorare Beatrice, per dire di lei «quello che mai non fu detto di alcuna», intraprenderà il suo percorso di pellegrino celeste verso la conoscenza del mistero di Dio. Ma questo giovane, la cui anima conosce già vastità infinite e turbinose moltitudini, è capace di tradire l’oggetto della sua idolatria.

Nelle Rime troviamo una poesia che è la più straordinaria celebrazione della giovinezza che la letteratura universale conosca. E lì Beatrice non c’è. Una poesia che parla di un desiderio e di un piacere del tutto mondani, di una aspirazione alla felicità concreta, vissuta nel sogno ma anche nella carne. È il sonetto Guido i’ vorrei che tu e Lapo ed io. Un suo tema è l’amicizia, intesa come complicità, come condivisione di esperienze in una cerchia a sé stante, impermeabile al mondo. Un altro la magia, con la convocazione sulle rive dell’Arno del Mago Merlino, il «buono incantatore», dalle brume della favolosa Bretagna. Un altro ancora il viaggio, senza famiglia, senza impedimenti, tra compagni, in mare aperto e senza meta. E infine l’amore, che qui chiede di essere corrisposto come garanzia di felicità. Beatrice non c’è, nella navigazione magica del giovane Dante. Sul vascello del desiderio c’è madonna Vanna per Guido, madonna Lagia per Lapo, e per lui? Per Dante c’è «quella ch’ è sul numer de le trenta». L’espressione può sembrare criptica e impoetica, ma certo gli amici complici l’hanno afferrata al volo. Dante, alla maniera dei trovatori di Provenza, aveva scritto una poesia in cui elencava le sessanta più belle donne di Firenze. Eco certo delle «sessanta regine» di cui parla Salomone nel Cantico dei Cantici. Chi era «sul numer de le trenta», al trentesimo posto? È lei che Dante vorrebbe sul vascello incantato. Una donna in carne ed ossa, di cui non conosceremo mai il nome. Una donna con cui «ragionar d’amore», e che fosse contenta di farlo, come di certo lo sarebbe lui. La giovinezza, eterna forma di follia chimica, spinge a sognare tutto questo. Il giovane Dante, di cui molti continueranno a preferire la maschera di severità, cupezza, odio, impegno civile, lo ha sognato. E poi, da maturo viandante dell’universo, è tornato lì, all’identità di Dio e di Amore scoperta nella sua giovinezza: all’idea di Amore come energia che muove tutto: la poesia, i desideri, il mare, «il sole e l’altre stelle».”