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Festività

SAN GIUSEPPE, FESTA DEL PAPA’

Proprio come in altri Paesi del Mediterraneo come Spagna e Portogallo,  la Festa del Papà si svolge il 19 marzo , il giorno che la tradizione cattolica dedica a San Giuseppe.

Il culto di San Giuseppe, padre putativo di Gesù, era praticato nella Chiesa d’Oriente già nel IV secolo. Nel VII secolo la Chiesa Ortodossa Copta ricordava la sua morte il 20 luglio e in Occidente il culto fu celebrato dai monaci benedettini nel 1030.

Nel ‘500 papa Sisto IV introduce ufficialmente nel calendario romano il culto di San Giuseppe e, nel 1871, diventa patrono dei padri e della Chiesa.

Di solito quel giorno vi sono processioni sia nelle città che nei piccoli paesi.

A Vibo Valentia (Calabria)  fa parte della cerimonia “la discesa di San Giuseppe”: https://youtu.be/Olt1dK3dmQA

 

La principale espressione gastronomica della devozione popolare verso i Santi sono i dolci. Le frittelle, dolci o salate,  fanno parte della tradizione per festeggiare San Giuseppe.

In Sicilia sono i crespeddi, farciti  di ricotta e di filetti d’acciuga, mentre in Campania sono le zeppole, modellate a ciambellina, arrotolate, fatte con impasto di farina bianca, zucchero e un po’ di liquore, si friggono nell’olio o si cuociono al forno, per poi imbiancarle con zucchero a velo.

In Umbria le frittelle le fanno di riso e in Toscana uniscono riso, latte, farina, uova e zucchero.

Nel Lazio e un po’ dappertutto in Italia sono tipici i bignè di San Giuseppe, ripieni di crema.

Ecco il pane di San Giuseppe che si usa fare in Sicilia:

https://youtu.be/eYW_HHqxypE

Il 19 marzo indica anche il passaggio dall’inverno alla primavera e la rinascita della natura e sono molto diffusi i falò: in alcune zone i burattini – di solito a forma di strega – vengono bruciati come a simboleggiare l’addio al vecchio (l’inverno) ed il benvenuto al nuovo (la primavera).

In altri luoghi, come a San Balestrino (Savona) si usano le ramaglie, che vengono tagliate per la pulizia dei giardini, per fare il falò:

https://youtu.be/XJ_CVt-LqSY

 

8 MARZO – FESTA DELLA DONNA 

Tra febbraio e marzo fiorisce la mimosa, diventata simbolo della Festa della donna dal 1946 secondo un’idea di Teresa Noce (partigiana, politica e antifascista italiana), di Rita Montagnana (esponente e parlamentare del Partito Comunista Italiano) e di Teresa Mattei (partigiana, politica e pedagogista italiana): https://youtu.be/cQ_cOXb8mFE

La “Giornata internazionale dei diritti della donna” ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in molte parti del mondo.

Questa celebrazione si tiene negli Stati Uniti d’America dal 1909 ed in Italia dal 1922: https://youtu.be/fVTUwmJ3QEs

Ricordiamo le cinque scienziate italiane più famose al mondo:

https://youtu.be/XfAhcmM6cJ8

Anche la letteratura italiana del primo Novecento annovera scrittrici molto importanti: https://youtu.be/1oG_NWKHf4o

Lo sport italiano non è da meno e ci sono donne che hanno fatto storia:

https://youtu.be/0FvCaouS4l4

Visto che l’attualità ci si impone ogni giorno, mi sembra alquanto doveroso in questo particolare periodo di pandemia ricordare, elogiare ed ammirare le tre ricercatrici italiane che hanno isolato il Coronavirus: https://youtu.be/LsBqTb0fWJc

L’8 marzo è una giornata di festa e non c’è festa senza musica.

Quindi chiudiamo in bellezza ascoltando I Pooh (gruppo musicale italiano  storico di soli uomini) rendere omaggio alle donne italiane.

Fate attenzione alle parole perché sono molto significative: https://youtu.be/gxclxNb4Frs

 

E’ CARNEVALE ! 

“A Carnevale ogni scherzo vale”

Goethe diceva che il Carnevale non era una festa che si offriva al popolo, ma una festa che il popolo offriva a se stesso, dove il mondo si rovesciava, si sbeffeggiavano le autorità, e il servo diventava padrone e il padrone servo.

La celebrazione del carnevale ha origini in festività molto antiche, come le “dionisiache” greche o i “saturnali” romani.

Nel IX e X secolo i giorni di questa festa erano detti anche “giorni dei folli”: il travestimento e l’uso della maschera  vennero introdotti per evitare di riconoscere i protagonisti dei tanti eccessi.

Nel Medioevo, con l’aumento del potere della Chiesa Cattolica, divenne sempre più importante la funzione purificatrice e propiziatoria attribuita a questo periodo del calendario che coincideva con l’inizio del nuovo ciclo agrario.

L’etimologia della parola “carnevale” ha varie interpretazioni, tra cui per alcuni deriverebbe da “cursus navalis” che indicava i carri su cui si sfilava nelle parate romane durante la festa; per altri da “carmen levare”, cioè intonare un canto, il modo più popolare per fare festa; e per altri ancora, il nome proverrebbe dal “carnem levare”, cioè “levare la carne” con il quale si avvertiva il popolo che alla fine della festa sarebbe cominciato un periodo di digiuno, ossia la Quaresima.

Il Carnevale è una festa tipicamente italiana il cui nome è passato al francese carnaval, allo spagnolo carnaval, all’inglese carnival, al tedesco Karneval e in molte altre lingue.

Ecco a voi i 10 Carnevali più famosi d’Italia: https://youtu.be/dY_O9yerm1k

Il Carnevale di Venezia viene inaugurato ogni anno con il tradizionale “Volo dell’Angelo” , la cui origine risale alla metà del Cinquecento quando un giovane acrobata turco riuscì, aiutato solo da un bilanciere, ad arrivare alla cella campanaria del campanile di San Marco camminando sopra una lunghissima fune che partiva da una barca ancorata sul molo della Piazzetta. Nella discesa, invece, raggiunse la balconata del Palazzo Ducale, porgendo gli omaggi al Doge.

Questa impresa, chiamata Svolo del Turco, suscitò l’entusiasmo di tutti, si ripeté ogni anno e divenne la cerimonia ufficiale per l’ apertura del Carnevale di Venezia: https://youtu.be/PAIF3GHHAwo

Se le grandi festività come il Natale e la Pasqua sono soprattutto celebrate nell’intimità della famiglia e a casa, il Carnevale si festeggia all’aperto e in comunità.

Per questo motivo i dolci tradizionali di questa festa sono di facile e veloce realizzazione perché alle origini si preparavano per strada, dove il popolo li avrebbe mangiati.

La cottura regina del Carnevale è quella della pasta  fritta guarnita di miele o zucchero. I dolci  possono avere forme e nomi diversi a seconda della regione in cui vengono fatti: tortelli o chiacchiere in Lombardia, cicerchiata in Puglia e Calabria, zeppole in Veneto, pignoccata in Sicilia, e via dicendo.

Il Carnevale è stato anche motivo di ispirazione per alcuni compositori.

Nel 1829 Nicolò Paganini compose le Variazioni sulla canzone veneziana “Oh, mamma, mamma cara”, nota come il Carnevale di Venezia.

Il brano è costruito secondo la tradizione del virtuosismo del primo Ottocento, e il tema leggero della canzone veneziana si presta alla perfezione per essere rivoltato, riletto, velocizzato e usato a modo di gioco da Paganini e dalla sua immensa padronanza dello strumento.

https://youtu.be/YS9DZRGNcl8

RE MAGI O BEFANA? 

Il lungo periodo delle feste, dedicate anticamente al solstizio d’inverno, è chiuso dall’Epifania che –  come vuole il detto popolare – “tutte le feste le porta via”.

Partiamo dall’etimologia della parola “epifania”, dal greco epiphàneia (manifestazione della divinità), composta da epi (dall’alto) e phànein (apparire).

Ma, il 6 gennaio si festeggia l’arrivo dei Re Magi alla grotta di Gesù Bambino o la Befana che di notte riempie le calze di dolci e carbone?

Torniamo un po’ bambini (ogni tanto fa benissimo!) ed occupiamoci della Befana.

Di probabili origini pagane, il personaggio della Befana (quasi esclusivamente italiano) era una strega benevola che abitava sui monti in mezzo al bosco, vicino alle carbonaie e portava doni in una calza: ai bambini cattivi carbone e a quelli buoni caramelle, frutta secca o biscottini.

Secondo una leggenda risalente intorno al XII secolo, la spiegazione dei doni fatti dalla Befana sarebbe collegata ai Re Magi che, non riuscendo a trovare la strada per Betlemme, chiesero informazioni ad una vecchietta che sgarbatamente si rifiutò di ascoltarli. Poi, essendosi pentita, preparò un sacco pieno di dolci e si mise a cercarli, fermandosi ad ogni casa a donare dolciumi ai bambini nella speranza che uno di loro fosse Gesù.

L’uso di mettere doni all’interno di una calza appesa al focolare nella notte della Befana avrebbe un valore propiziatorio e di rinnovamento per l’anno nuovo.

Perché in una calza? Presumibilmente per la doppia valenza di indumenti indispensabili contro il freddo e di contenitori perfetti a disposizione di chiunque.

Secondo la tradizione popolare, la Befana è vecchia e ricoperta di stracci perché rappresenta l’anno vecchio che se ne va via, cacciato da un colpo di scopa!

 

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana:
Viva, viva la Befana!

Nel Cristianesimo l’Epifania indica la manifestazione, la presentazione di Gesù e il mondo cristiano ricorda l’incontro dei  Re Magi con Gesù bambino.

Nell’arte italiana troviamo molte rappresentazioni di questo incontro. Vediamone alcune.

Incominciamo con una breve introduzione alla Cappella degli Scrovegni a Padova:

https://youtu.be/syDOhOF0tcc

Adesso soffermiamoci ad ammirare l’”Adorazione dei Magi” di Giotto:

https://youtu.be/M-EwPVe9uss

Andiamo un po’ avanti negli anni ed è del 1423 l’”Adorazione dei Magi” di Gentile da Fabriano che si trova alla Galleria degli Uffizi a Firenze:

https://youtu.be/cyuTyJTaOCo

Restiamo nella Galleria degli Uffizi dove ci aspetta l’”Adorazione dei Magi” di Sandro Botticelli, opera datata 1475: https://youtu.be/EpdJ2_Ej4nM

Le feste sono finite e così pure il nostro tour.

NOTTE DI SAN SILVESTRO 

La Notte di San Silvestro (o vigilia di Capodanno), è la notte tra il 31 dicembre e il 1º gennaio (Capodanno).

Perché “Notte di San Silvestro”? Perché il 31 dicembre si festeggia San Silvestro papa.

Silvestro I è stato il 33º vescovo di Roma, e papa della Chiesa Cattolica dal 314 fino alla sua morte avvenuta il 31 dicembre 335, venerato anche dalle Chiese ortodosse.

Fu considerato in passato colui che convocò il primo concilio ecumenico di Nicea e riuscì a convertire l’Imperatore Costantino.

Alla sua morte fu sepolto nella chiesa da lui voluta presso le Catacombe di Priscilla.

Nel 761 papa Paolo I fece traslare il suo corpo nella Chiesa di San Silvestro in Capite: https://youtu.be/HkQ7nZGE1pc

San Silvestro papa era il patrono dell’ordine cavalleresco chiamato “Milizia Aurata”. Nel 1841 papa Gregorio XVI, nell’ambito di una riforma degli ordini equestri, dalla Milizia Aurata separò l’”Ordine di San Silvestro Papa”, la cui Associazione di Cavalieri ha sede a Tivoli (Roma) nella chiesa dedicata al Santo: https://youtu.be/JwOj6MgTZi4

Tutti desideriamo che l’anno nuovo sia migliore di quello che sta per chiudersi e questo sarà il fortissimo desiderio che ci unirà  in ogni parte del mondo il prossimo 31 dicembre.

Ma, c’è anche un’altra cosa: perfino le persone più razionali e meno inclini alle superstizioni cedono alla tentazione di mettere a tavola cibi che attirano la buona sorte.

Vediamo quali sono i 5 cibi portafortuna da mangiare a Capodanno:

 

Lenticchie: perché con la loro forma tonda e appiattita ricordano le monete e perciò sulla tavola di Capodanno non possono mancare come auspicio di fortuna e ricchezza nell’anno che sta per iniziare.

Frutta secca: per gli antichi Romani la frutta secca era un simbolo ben augurante, soprattutto durante i matrimoni e così divennero il simbolo della famiglia unita.

Uva: simboleggia l’abbondanza. Un antico proverbio recita: “chi mangia l’uva per Capodanno conta i quattrini tutto l’anno”. Secondo la tradizione ogni acino d’uva rappresenta un mese diverso.

Melagrana: secondo la mitologia greca il melograno era una pianta sacra per Giunone e per Venere. Ancora oggi viene ritenuto simbolo di fertilità e ricchezza per i suoi grani rossi.

Peperoncini: rigorosamente rossi sono fondamentali per scacciare la cattiva sorte. Il loro effetto scaramantico è legato al colore e alla forma appuntita capace di distruggere il cosiddetto “malocchio”.

Già al tempo dei Romani era consuetudine nel periodo del solstizio, offrire un rametto d’alloro, fichi secchi e datteri, affinchè il nuovo anno recasse con sé dolcezza e vita. Oggi questa ritualità si è spostata al Natale.

La tradizione prevede anche altri rituali scaramantici per il primo dell’anno: vestire biancheria intima di colore rosso o gettare dalla finestra oggetti vecchi o inutilizzati.

SANTO STEFANO 

Subito dopo il Natale, cioè il 26 dicembre, dal 1947 si celebra in Italia un’altra festività cristiana: il giorno di Santo Stefano, che è festa nazionale anche in Austria, Città del Vaticano, Croazia, Danimarca, Germania, Irlanda, Romania, San Marino e nella Svizzera italiana.

In questo giorno si ricorda il primo martire del cristianesimo secondo il Nuovo Testamento.

Stefano è stato il primo dei sette diaconi scelti dalla comunità cristiana perché aiutassero gli apostoli nel ministero della fede.

Il suo martirio è descritto negli Atti degli Apostoli: fu accusato di blasfemia dal sinedrio e condannato alla lapidazione nel 36 d.C. Uno dei suoi principali inquisitori fu Saulo di Tarso, che poi si convertì lungo la via di Damasco (San Paolo).

E’ stato possibile fissare con una certa sicurezza la data della sua morte per il fatto che non sia stato ucciso mediante crocifissione (metodo usato dagli occupanti romani), bensì tramite lapidazione, tipica esecuzione giudaica. Ciò significa che la morte di Stefano è avvenuta nel 36 d.C. durante il periodo di vuoto amministrativo seguito alla deposizione di Ponzio Pilato, mentre il Sinedrio comandava in Palestina. https://youtu.be/WKSHrLeCn5A

Tra i molti luoghi di culto che in Italia sono dedicati a Santo Stefano, visitiamo la Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio (Roma)

https://youtu.be/f1rbQiE5wF4

Spostiamoci a Bologna per ammirare la Basilica di Santo Stefano:

https://youtu.be/dT_DW2IdDPE

Ed infine, anche a Venezia troviamo la Chiesa di Santo Stefano:

https://youtu.be/wp7zFcSA76U

DOLCE NATALE 

Dicembre, Natale, feste e … golosità!

Golosità legate anche alle tradizioni che vengono da lontano, come l’immancabile Panettone, così chiamato perché di forma più grande rispetto agli altri prodotti da forno.

Nato come pane arricchito di lievito, miele e uva secca, le sue origini sono legate ad alcune leggende ambientate nella Milano di fine ‘400.

https://youtu.be/XpzIjzl8edI

 

Lo sviluppo della forma e della confezione attuale del panettone risalgono alla prima metà del ‘900 quando Angelo Motta propose il cupolone e il “pirottino” di carta da forno.

 

Da Milano ci spostiamo a Verona, la cui golosità tipica natalizia è il Pandoro.

Il pandoro è il risultato dell’evoluzione del “nadalin”, dolce duecentesco veronese. Il suo nome risale invece ai tempi della Repubblica Veneziana, molto prospera nel Rinascimento, dove sembra che tra l’offerta di cibi ricoperti con sottili foglie d’oro zecchino, ci fosse anche un dolce a forma conica chiamato “pan de oro”. Un’altra storia segnala il pandoro come una derivazione della “brioche” francese che era il dessert della corte dei Dogi.

https://youtu.be/T9Hgd6iIUq4

Da Verona a Siena, la cui tradizione ci offre il Panforte di Siena a base di frutta secca e candita, miele e spezie, che può presentarsi nella versione bianca, ricoperto di zucchero a velo, o in quella nera con copertura di spezie.

La sua storia risale al medioevo quando Siena era snodo strategico del commercio delle spezie lungo la via Francigena.

Già nel 1200 nelle campagne senesi si producevano dei pani ricchi di miele e spezie, ma a partire dal 1400 il prodotto acquisisce notorietà grazie al commercio al di fuori del territorio locale e il suo nome si afferma nel 1800 in cui la produzione assume una dimensione più ampia.

Il panforte bianco nasce nel 1879 in onore della Regina Margherita di Savoia.

https://youtu.be/YoQXhqV5DZg

Ed infine troviamo il Torrone, dolce tipico natalizio che si presenta in diverse versioni a seconda della regione.

Il termine torrone deriva dal latino “torreo” (abbrustolire) con riferimento alla tostatura delle nocciole e delle mandorle.

I suoi ingredienti hanno un valore simbolico: dolcezza (miele), forza della vita (mandorle), rinascita (albume d’uovo).

Le sue origini non sono certe: alcuni ritengono che una preparazione simile era presente nell’antica Roma come registrano alcuni scritti di Tito Livio.

Altri collegherebbero la ricetta agli arabi che l’avrebbero diffusa nel sud Italia e una leggenda cremonese identificherebbe il primo torrone tradizionale nel dolce di mandorle e miele a forma di torre preparato dai cuochi di corte per le nozze tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza:

https://youtu.be/wx5jb-6gd1s

Questi sono i dolci natalizi più diffusi in tutta Italia, ai quali bisognerebbe aggiungere tante altre golosità tipiche dei piccoli centri.

Ma che Natale è senza luci? Infatti, le luminarie natalizie, da nord a sud,  fanno a gara in originalità e bellezza: https://youtu.be/voRtdujdef0

 

FERRAGOSTO – 15 AGOSTO

Festività di origine antica che si festeggia in Italia, nella Repubblica di San Marino e nel Canton Ticino.

L’origine della parola risale al 18 a.C. quando l’Imperatore Augusto istituì le “Feriae Augusti” (riposo di Augusto), che si aggiungeva alle altre festività già esistenti nello stesso mese, come i “Vinalia rustica” (19 agosto, dedicati alla protezione dell’uva che stava crescendo), i “Nemoralia” (dal 13 al 15 agosto in onore della dea Diana) o i “Consualia” (21 agosto, durante il periodo del raccolto, dedicate a Conso, dio dei granai e degli approvvigionamenti).

Era una festività pagana nel corso della quale in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro (buoi, asini e muli) venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori.

Questa antica tradizione sussiste ancora oggi durante il “Palio dell’Assunta” che si svolge a Siena il 16 agosto. Il vocabolo “palio” deriva dal “pallium”, cioè il drappo di stoffa pregiata che era il premio per i vincitori delle corse di cavalli.

La festa originariamente cadeva il 1º agosto, ma la Chiesa cattolica, volle far coincidere la ricorrenza laica con la festa religiosa dell’Assunzione di Maria il 15 agosto.

Era consuetudine che, in occasione del Ferragosto, i lavoratori porgessero gli auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia e ciò fu reso obbligatorio nello Stato Pontificio durante il Rinascimento.

Attualmente a Ferragosto le persone usano farsi gli auguri come a Natale.

Durante il ventennio fascista,  nel periodo ferragostano, il regime organizzava, attraverso le associazioni delle varie corporazioni, centinaia di gite popolari e dal 1931 al 1939 si misero a disposizione dei treni popolari con prezzi fortemente scontati.

Oggigiorno sussiste l’abitudine di fare la gita “fuori porta”, cioè fuori dalle antiche mura della città.

Come al solito, anche la gastronomia italiana ha un ruolo importante in questa festività, a seconda della regione.

Facciamo un percorso da nord a sud della penisola:

  • In Trentino e in Valle d’Aosta abbiamo i classici canederli, le polpette di pane e speck e la “Seupa à la Vapelenentse” a base di pane, fontina e brodo di carne;

  • in Lombardia il classico minestrone, nella versione fredda estiva;

  • in Veneto e in Liguria il pesce la fa da padrone con le sarde in saor e la capponadda (insalata di mare con tonno, acciughe, pomodori e olive);

  • il Friuli-Venezia Giulia e l’ Emilia Romagna puntano sulla pasta ripiena e i classici cappelletti al ragù;

  • i Piemontesi puntano sui dolci con la Margheritina di Stresa, un biscottino molto particolare che fu creato per la futura regina Margherita;

  • in Toscana troviamo il piccione arrostito;

  • in Umbria si mangiano gli gnocchi al sugo di papera e nelle Marche l’oca arrosto;

  • nel Molise trionfa un piatto rustico: i cavatelli al sugo di maiale;

  • a Roma, come in tutto il Lazio, non è ferragosto senza il pollo con i peperoni;

  • in Campania è d’obbligo la pizza di maccheroni;

  • in Puglia le orecchiette con le cime di rapa e in Basilicata l’agnello alla lucana;

  • in Calabria si va sulla pasta, la pasta chijna (pasta ripiena):

  • arriviamo alle isole per gustare i culurgiones i patate sardi ed il tipico gelo di melone siciliano, il cui ingrediente principale è l’anguria che al sud prende il nome di melone.

 9 LUGLIO

9 luglio 1816 / 9 luglio 2020 –  Festa dell’Indipendenza argentina – “Casa de Tucumán”.

L’immobile originale dell’emblematica “Casa de Tucumán” fu costruito nel 1760 circa su incarico del commerciante Diego Bazán y Figueroa quale dote per il matrimonio di sua figlia Francisca Bazán con Miguel Laguna.

Durante la “Revolución de Mayo” la casa era ancora di proprietà degli eredi di Francisca Bazán.  Più tardi è stata presa in affitto dallo Stato  ed è stata usata come caserma dopo la Battaglia di Tucumán nel 1812 e lo era ancora quando fu destinata come sede  del “Congreso de Tucumán” da marzo 1816 a gennaio del 1817.

Quando il Parlamento si trasferì a Buenos Aires, la casa tornò in mano ai legittimi proprietari e continuò ad andare in rovina per mancanza di manutenzione.

Nel frattempo, nel 1832 nasce a Sassetta (un piccolo comune in provincia di Livorno) Angelo Paganelli, il quale arriva a Tucumán nel 1860.

Ángel Paganelli (per i locali), di professione fotografo, nel suo studio si dedica con successo  a fare i ritratti delle donne dell’alta società tucumana e nel 1869 incomincia a fotografare anche i principali palazzi della città.

Fu allora che, per richiamare l’attenzione delle autorità,  i proprietari della “Casa de Tucumán” chiesero a Paganelli di fare alcuni scatti all’interno della medesima e fu importantissima l’unica fotografia dell’esterno della casa che metteva in evidenza il suo stato di degrado.

Lo Stato, che acquistò la casa nel 1874 e vi stabilì l’ufficio postale ed il telegrafo, non si occupò della sua manutenzione e nel 1903 era talmente malandata che  fu costretto a demolirla quasi completamente.

Nel 1941 la “Casa de la Independencia” fu dichiarata monumento storico nazionale.

Si costituì una commissione incaricata di studiare un progetto per ricostruirla com’era in origine, il quale fu affidato all’architetto Mario J. Buschiazzo. I lavori iniziarono nel 1942 e fu inaugurata il 24 settembre 1943.

Mario J. Buschiazzo, argentino di origini italiane, era il nipote di quell’architetto  Giovanni Antonio Buschiazzo (nato a Savona) che contribuì alla costruzione di edifici pubblici, ospedali (Durand, Muñiz, Rivadavia e Italiano) chiese (Iglesia de la Piedad, Iglesia del Carmen ed altre), banche (Banco Provincia a La Plata ed agenzie), cimiteri (Recoleta e Chacarita) e quartieri (Villa Alvear, oggi Palermo Viejo, e Villa Devoto) a Buenos Aires, nonché l’apertura dell’Avenida de Mayo, tra tante altre opere.

Questo brevissimo racconto di un pezzo di storia argentina serve a rafforzare quel concetto, che si ripete sovente nei discorsi, dello stretto legame che unisce i nostri due Paesi, e a dimostrare che da tantissimo tempo l’italianità è una valida presenza in questo territorio.

 

2 GIUGNO  – FESTA DELLA REPUBBLICA

Dopo sei anni dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, il 2 giugno 1946 si svolsero contemporaneamente il referendum istituzionale per decidere se l’Italia dovesse rimanere una monarchia oppure se essa dovesse essere sostituita dalla repubblica,  e l’elezione dell’Assemblea Costituente.

Il 54% dei voti fu per lo stato repubblicano, superando di due milioni di voti quelli a favore dei monarchici.

E’ importante segnalare che fu la prima volta in cui votarono anche le donne. Ecco come ricordano quella giornata storica alcune testimoni dell’epoca: https://www.youtube.com/watch?v=igI_3NJVqtc.

Appena eletta, l’Assemblea nominò al suo interno una Commissione per la Costituzione, composta di 75 membri incaricati di stendere il progetto generale della carta costituzionale.

La Costituzione della Repubblica Italiana entrò in vigore il 1º gennaio 1948.

Il prestigioso giornalista Indro Montanelli racconta brevemente in questo video alcuni particolari interessanti sui personaggi di spicco di quel 2 giugno 1946: https://www.youtube.com/watch?v=VzzFmK3SM-A&t=508s.

 

24 MAGGIO

Ogni anno il 24 maggio viene ricordata la partecipazione dell’Italia alla Prima Guerra Mondiale nel 1915, circa dieci mesi dopo l’avvio del conflitto, durante i quali il Paese conobbe grandi mutamenti politici.

La guerra durò fino al 1918. Tutto questo è costato parecchio, soprattutto vite umane. Immensi sacrifici di generazioni di italiani che andrebbero onorati e rispettati sia nei loro dolori che nei loro successi, ma anche per il coraggio con cui affrontarono che sfide che la  storia poneva loro dinanzi.

Si è scritto molto sulla  Grande Guerra e sul ruolo dell’Italia durante il conflitto.

Lo storico torinese Alessandro Barbero, specializzato in Storia del Medioevo e in storia militare, spiega in questo video con molta chiarezza, in modo colloquiale ed entusiasmante, il come ed il perché l’Italia entrò in guerra nel 1915:

https://www.youtube.com/watch?v=rkQRzX0sB_Y

1 MAGGIO

La notte tra il 30 aprile ed il 1º maggio è una ricorrenza antichissima e carica di enormi significati simbolici.

Nel mondo celtico, ad esempio, questo momento dell’anno corrispondeva alla festa di Beltaine, in cui si celebrava – spesso con rituali orgiastici – la fecondità della natura e l’esplosione primaverile delle potenze della Terra.

Sopravvissuta in varie forme all’avvento del Cristianesimo, la ricorrenza del 1º Maggio finisce per assumere, specie a partire dal basso medioevo e dai prii secoli della modernità, il significato ambiguo e a volte sinistro di scatenamento della forze telluriche e delle potenze del caos; assumendo, specie nel mondo di lingua tedesca, il significato di “notte delle streghe” in cui le potenze sfrenate e dissolutrici del mondo magico e infero erano libere di vagare e manifestarsi per il mondo.

Ed è in questa veste che la data del 1º Maggio assume grande importanza nel mondo occultista a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo: un universo culturale dove suggestioni occulte e aspirazioni politico-riformatrici si mescolavano fra loro.

Non è un caso che proprio il 1º Maggio 1776 sia stato scelto dallo studente bavarese Adam Weishaupt per la fondazione del suo Ordine degli Illuminati. Nella sua mente quella data doveva avere il significato di una vera e propria evocazione di quelle potenze dissolutrici che, nel sogno degli Illuminati, avrebbero distrutto il “vecchio mondo”.

La data del 1º Maggio su definitivamente proposta come Festa dei Lavoratori a partire dalla Seconda Internazionale Socialista che si riunì a Parigi nel 1889. Sarebbe stata istituita in ricordo dei gravi incidenti accaduti nel 1886 a Chicago tra lavoratori in sciopero e polizia.

Nel 1955 il 1º Maggio è diventato una festa cristiana quando Papa Io XII propose ufficialmente la figura di San Giuseppe come modello per tutti i lavoratori, introducendo nel calendario della Chiesa la “doppia festa” per uno stesso santo. Infatti, il 19 marzo si festeggia la “paternità” di Giuseppe ed il 1º Maggio lo si celebra in quanto artigiano.

Prima di salutarci, vi lascio il link in cui  Giorgio Gaber (1939-2003)  recita il suo testo “IL TIChttps://www.youtube.com/watch?v=kt0AwAxj0v0

25 APRILE

25 aprile, festa nazionale della Repubblica Italiana, ricorre un nuovo anniversario della liberazione d’Italia (anche chiamato “Festa della Liberazione” o semplicemente “25 aprile”).

È un giorno fondamentale per la storia d’Italia e assume un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze armate alleate, dall’Esercito Cobelligerante Italiano ed anche dalle forze partigiane durante la Seconda Guerra Mondiale a partire dall’8 settembre 1943 contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista.

Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia, facenti parte del Corpo Volontari della Libertà, di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate; parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi, assumendo il potere “in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano”, stabilendo – tra le altre cose – la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo.

Entro il 1º maggio tutta l’Italia settentrionale fu liberata: Bologna (il 21 aprile), Genova (il 23 aprile) e Venezia (il 28 aprile). La Liberazione mise così fine a vent’anni di dittatura fascista e a cinque anni di guerra. La data del 25 aprile simbolicamente rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e l’avvio effettivo di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti che porterà prima al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica, e poi alla nascita della Repubblica Italiana fino alla stesura definitiva della Costituzione.

Il termine effettivo della guerra sul territorio italiano, con la resa definitiva delle forze nazifasciste all’esercito alleato, si ebbe solo il 3 maggio, come stabilito formalmente dai rappresentanti delle forze in campo durante la cosiddetta “resa di Caserta” firmata il 29 aprile 1945.

Su proposta del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il Re Umberto II (allora principe e luogotenente del Regno d’Italia), emanò un decreto legislativo luogotenenziale che recitava:

“A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”.