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Lingua e Tradizioni

NATALE, MESSIA, ALLELUIA 

Prima di tornare  a giocare con le parole che in questa occasione, ovviamente, si tingono di colore natalizio, desidero farvi vedere  l’inaugurazione del Presepe e l’illuminazione dell’albero di Natale 2020 in Piazza San Pietro:

https://youtu.be/OD2Cgj3fyCs

NATALE

Dal latino natus (nato), più il suffisso –alem che indica appartenenza.

Natale è il giorno di nascita. E’ origine, festeggiamento, compartecipazione.

Il natale di qualcuno dice chi è, da dove viene.

Sia che si consideri il Natale cristiano o chissà quale altro natale, è bello farsi gli auguri: perché ogni nascita è un augurio.

Spetta a noi scegliere che cosa debba nascere …

 

MESSIA

Dall’ebraico mashïah, attraverso il greco messías e il latino ecclesiastico messias.

Indica la figura attesa alla Fine dei Tempi, comune, seppur con delle differenze, delle tre fedi monoteiste: ebraica, cristiana e musulmana.

Nell’Antico Testamento era la persona a cui era stata somministrata l’unzione divina; nel Nuovo Testamento è Gesù Cristo, salvatore, persona attesa da cui ci si aspetta molto.

L’uso più comune di questa parola rivela una caratteristica associata al Messia: l’attesa e l’aspettativa di un grande rinnovamento.

La parola Cristo, dal greco Christós, che con l’uso è diventato nome proprio da affiancare a quello di Gesù, ha lo stesso significato del mashïah ebraico, cioè “unto”. Perché l’olio era una sostanza preziosa: in Israele l’unzione sacra era appannaggio dei re e dei sacerdoti.

Ungere d’olio aromatico era un gesto con valenza sacra, annodava la persona a Dio in modo indissolubile.

Si potrebbe dire che la parola “messia” riassume in sè l’essenza stessa della fede: l’attesa della venuta di un Salvatore promesso, unto di Dio.

 

ALLELUIA

Dall’ebraico Halleluyah, è una parola composta da hallelu (sia lode) e yah (che indica il nome di Dio in ebraico).

La parola è rimasta invariata nei secoli passando attraverso il greco, il latino e diffondendosi in moltissime lingue.

E’ un’interiezione dal significato letterale di “sia lode a Dio”, presente numerose volte nella Bibbia, fa parte della liturgia della Messa cattolica che precede la lettura del Vangelo, e della liturgia greco-ortodossa.

Ormai, alleluia è anche usata nel linguaggio quotidiano e con toni ironici, come in questo esempio: “Alleluia, hanno trovato parcheggio!”.

Alleluia è stato oggetto nel tempo di composizioni musicali. Vi propongo di ascoltarne alcune che ho predisposto rispettando l’ordine cronologico della loro creazione.

“Hallelujah” dal Messiah di G.F. Häendel

https://youtu.be/apPnvJDqOLU

Exsultate Jubilate – Alleluia di W.A. Mozart nella voce di Cecilia Bartoli

https://youtu.be/YruVzW6zjdk

Halleluja di Leonard Cohen, canta Arisa accompagnata dall’Orchestra Sinfonica e Coro dell’Accademia di Santa Cecilia

https://youtu.be/-qB_qUAfOvU

 

IL CORNETTO NAPOLETANO 

Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”.

https://www.youtube.com/watch?v=w_vGa7BN_oY

Sin dai tempi preistorici le persone appendevano corna di animali all’ingresso della loro grotta per simboleggiare la fertilità e per proteggere la famiglia. Anche i guerrieri adornavano i loro elmi con grandi corna per rispecchiare la loro abilità e la loro invincibilità.

I greci riempivano un grande corno con i prodotti della terra e lo associavano all’abbondanza e la fertilità.

E così a poco a poco, le corna iniziarono ad essere associate non solo alla fertilità e alla forza, ma anche alla fortuna finanziaria e al potere di proteggere una famiglia dalla negatività.

Nel Medioevo, orafi e gioiellieri si specializzarono nella loro produzione e vendita ed è diventato  un oggetto domestico, talmente popolare da trasformarsi in un’icona dell’artigianato locale.

E’ risaputo che Napoli è scaramantica. A Napoli il corno è una testimonianza della mescolanza del sacro e del profano che convivono in ogni aspetto della loro quotidianità:

https://www.youtube.com/watch?v=eLEibYt9Y2k

Quando si parla di cornetti napoletani bisogna tener presente che non sono tutti uguali. Per cominciare non possono essere di qualsiasi colore, devono essere rossi, colore della fortuna, del potere, della vittoria e del sangue, sinonimo di vita.

Inoltre, i cornetti devono essere fatti a mano, in modo che possano assorbire energia positiva dal loro creatore.

In passato quelli realizzati in corallo erano considerati particolarmente efficaci, proprio per la caratteristica propiziatoria di questo materiale, noto per essere un antidoto alla negatività e per proteggere le donne in gravidanza. Già gli antichi greci consideravano il corallo sacro a Venere, dea della bellezza, dell’amore, della fertilità e della prosperità.

Ma non finisce tutto qui: anche la sua forma dev’essere precisa. Come dicono i napoletani un buon cornetto deve essere tuosto, stuorto e cu ‘a ponta, cioè duro, storto e appuntito.

La leggenda vuole che, al momento della rottura, se questa è avvenuta sulla punta allora la fortuna è dalla vostra parte. Al contrario, se la spaccatura è generica, il corno ha adempiuto al suo dovere di scacciare malocchio e malelingue!

E dove dobbiamo andare se vogliamo acquistare un vero cornetto napoletano? Gli artigiani locali a Napoli sono la soluzione più sicura, soprattutto quelli situati nella zona di San Gregorio Armeno, nota a livello internazionale per i suoi presepi.

Ma fate attenzione!!! La regola basilare è che il curnicello va ricevuto in dono e al momento del regalo bisogna attivarlo.

Vediamo come si fa: https://youtu.be/5DbuB1DPsms

Si consiglia anche alla persona che ha ricevuto il dono di recitare, al momento dell’attivazione del cornetto,  la famosa frase di Totò:

Quello che vuoi per me, il doppio lo auguro a te”.

Chiudiamo con un sorriso e qualche consiglio per il vostro prossimo viaggio in Italia: https://www.youtube.com/watch?v=YzIMsTk0z-M

PAROLE, PAROLE, PAROLE 

Parole, parole, parole cantava Mina facendo riferimento alle parole dette a vuoto, invece noi ci occuperemo di quelle parole che ci consentono di comunicare e che, a volte, stuzzicano il nostro interesse.

Non a caso scopriremo il significato e curiosità di alcune (poche) parole mentre si svolge la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo 2020, a modo di omaggio alla “dolce lingua”.

Incominciamo …

Nientepopodimeno

Significato: nientemeno, addirittura

Nasce a partire dalle locuzioni “nientedimeno” (duecentesca) e “nientemeno” (cinquecentesca) e gli si aggiunge una farcitura in mezzo.

Po’ significa poco nella forma apocopata. Ma il poco poco del po’ po’ ironicamente significa il contrario di ciò che letteralmente dice e diventa il notevole: per esempio, guarda che po’ po’ di torta che ho preparato, guarda che po’ po’ di albero che è questo tiglio, davvero imponente.

L’espressione nientepopodimeno inizia a girare  intorno alla metà del Novecento, ma è stata resa celebre da Mario Riva, presentatore del programma televisivo “Il Musichiere” tra il ’57 ed il ’60, che soleva usarla per introdurre gli ospiti con enfasi e poi divenne di uso corrente.

Bugigattolo

Significato: piccolo stanzino, ripostiglio, abitazione angusta e squallida.

Alcuni sostengono che l’origine del “bugigattolo” sia il “buco del gatto”. Vale come “gattaiola” e la piccolezza della porta per gatti si ripercuote idealmente sulla piccolezza della stanza.

Altri, invece, sostengono che abbia un’origine settentrionale a partire sempre dalla radice di “buco” come busighèr (bucare), o il veneto busegatolo e il bolognese busgât. Gatti o non gatti, il bugigattolo è un buco.

Se diciamo, per esempio, che l’amica appena trasferita vive in un buco, l’immagine è cruda. Invece il bugigattolo, anche quando è davvero minuto, non perde mai una sfumatura di dolcezza, quasi di serenità felina.

Lunario

Significato: almanacco

Etimologia: derivato di luna

Il lunario era un comunissimo almanacco con la scansione temporale dell’anno, delle fasi lunari, con indicazioni meteorologiche ed i santi patroni. Era molto diffuso nelle campagne usato come agenda per l’agricoltura e l’allevamento.

Nei lavori che seguono i cicli delle stagioni, arrivare alla fine del lunario significava arrivare alla fine dei lavori dell’anno, avendo fatto ciò che era stato previsto, riuscendo a sopravvivere.

Nella prima metà dell’Ottocento alla parola lunario gli si associa un verbo: sbarcare.

Ma in questo caso non ha più il senso di arrivare in porto, ma di riuscire ad arrivare fortunosamente alla fine dell’anno, campando.

Frottola

Significato: 1) componimento poetico di origine popolaresca diffuso in Italia tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo; 2) bugia, invenzione, fandonia.

Qualche secolo fa, tra il 1470 ed il 1530, la frottola, o barzelletta, era una forma musicale strettamente collegata con quella letteraria.

La frottola musicale si sviluppò come pratica musicale popolaresca diffusa nelle strade e nelle corti. Aveva una struttura variabile, riproponendo strofe o ritornelli diversi sulla stessa musica e i testi potevano essere bizzarri o scherzosi.

Nei primi anni del Cinquecento dalla corte di Mantova si irradiò la frottola grazie ad Isabella d’Este.

Nel linguaggio corrente la frottola è una cosa non vera, una bugia: raccontare frottole, sono tutte frottole!

MAROSTICA – LA PARTITA A SCACCHI 

Dal 1923 e precisamente ogni due anni, nel secondo fine settimana di settembre, a Marostica (piccola città nel comune di Vicenza) si svolge la spettacolare e storica Partita a Scacchi, ispirata ad un evento del 1454 (di cui non si hanno le prove), per la quale viene soprannominata “la città degli scacchi”.

La leggenda ci riporta nel lontano 1454, quando Marostica era una delle fedelissime della Repubblica di Venezia ed il suo governo era retto da un podestà nominato direttamente dalla città di San Marco.

Si narra che proprio in quell’anno due valorosi guerrieri, Rinaldo da Angarano e Vieri da Vallonara, si innamorarono perdutamente della bella Lionora, figlia del Castellano di Marostica Taddeo Parisio, e per la sua mano si sfidarono a duello, come era costume a quei tempi.

Taddeo Parisio, che non voleva perdere nessuno dei due valenti giovani, evitò il cruento scontro rifacendosi ad un editto emanato poco dopo la tragica vicenda di Giulietta e Romeo, e confermato ed aggravato dal Serenissimo Doge.
Decise quindi che Lionora sarebbe andata sposa a quello tra i due rivali che avesse vinto la partita al nobil gioco degli scacchi; lo sconfitto sarebbe divenuto ugualmente suo parente, sposando Orlanda, sua sorella minore, ancora giovane e bella. L’incontro si sarebbe svolto in un giorno di festa nella piazza del Castello da basso, con pezzi grandi e vivi, armati e segnati dalle insegne di bianco e di nero, secondo le antichissime regole imposte dalla nobile arte, alla presenza del Castellano, della sua affascinante figlia, dei Signori di Angarano e di Vallonara, dei nobili delle città vicine e di tutto il popolo.

Decise anche che la sfida sarebbe stata onorata da una mostra in campo di uomini d’arme, fanti e cavalieri, fuochi e luminarie, ballerine e cavalieri, suoni e danze.
E così avvenne.

Oggi, come allora, l’emozione si rinnova, in una fastosa cornice di costumi preziosi e di gonfaloni, affascinanti dame ed intrepidi cavalieri, scherzosi zanni, giocolieri e sputafuoco, riportando negli animi il sapore antico di una appassionante storia d’amore.
La “Partita a Scacchi” con personaggi viventi viene giocata sulla Piazza di Marostica, ogni secondo venerdì, sabato e domenica di settembre degli anni pari.

Quest’anno però, causa la pandemia di Covid-19, la storica “Partita” è stata rimandata al 10 settembre 2021.

Nell’attesa, godiamoci il video della “Partita” del 2016:

https://www.youtube.com/watch?v=Hu2ueLSW2p8

 

LA MACCHINA DI SANTA ROSA

Viterbo 1233 – Viterbo 1251, vita molto breve quella di Santa Rosa che – nata con una rarissima e grave malformazione fisica caratterizzata dalla assoluta mancanza dello sterno – vive in un contesto storico in cui l’Imperatore Federico II è impegnato ad ottenere il controllo di Viterbo a discapito dello Stato della Chiesa.

Rosa professa apertamente la pace per le vie della città come terziaria francescana, conducendo una vita di penitenza e di carità verso i poveri ed i malati. Questo suo modo di predicare in un tempo di lotte fra opposte fazioni politiche, fa sì che l’Imperatore decida di bandirla con tutta la sua famiglia.

Rosa rientrerà a Viterbo solo dopo la morte di Federico II nel 1250 e morirà l’anno successivo.

Viene sepolta nel cimitero della sua parrocchia di Santa Maria in Poggio, e da quel giorno i fedeli che vi si sono recati otterranno molti miracoli.

Nel 1252 Papa Innocenzo IV pensa di farla santa, ma il processo canonico non comincerà mai. Ciònonostante la sua fama di santità continua a crescere e nel 1457 Callisto III ordina un nuovo processo, ma nel frattempo muore e Rosa non verrà mai canonizzata con il solito rito solenne.

Ad ogni modo, il suo nome è già elencato tra i santi nel Martirologio romano del 1583.

Ogni anno a Viterbo il 2 settembre si svolge una solenne processione in onore di Santa Rosa con circa 300 figuranti in costumi d’epoca. La sera del 3 settembre viene effettuato il trasporto della “Macchina di Santa Rosa”, portata a spalla dai “facchini di Santa Rosa”, che rievoca la traslazione della salma della santa dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio alla Chiesa di Santa Maria delle Rose (oggi Santuario di Santa Rosa), avvenuta nel 1258 per disposizione di Papa Alessandro IV.

Questa festa è stata inserita nel 2013 nel Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità dell’UNESCO.

Avviamoci per le strade di Viterbo, assieme al numeroso pubblico venuto da ogni parte d’Italia, per assistere alla processione:

 https://www.youtube.com/watch?v=cX0kfJR7p3g