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Luoghi

CASTELLO DI CASERTAVECCHIA

Il primo monumento che s’incontra quando si va a Casertavecchia è l’imponente torre cilindrica del castello, il mastio, che è una delle più grandi d’Europa.

Oltrepassata la torre si arriva nel cortile del castello  e subito ci si trova circondati da una scenografia di antichi ruderi medievali.

Dagli scritti di un monaco benedettino sappiamo che già nell’anno 861 esisteva un primo insediamento urbano. Lo stesso storico fornisce una descrizione del Castello che nell’879 accolse il primo conte Pandolfo.

Quel primo castello era luogo di ricovero per abitanti e animali e negli anni subì numerose trasformazioni.

Alla fine del IX secolo, con il dominio normanno, la città accrebbe la sua importanza politica, demografica e religiosa, grazie anche alla presenza della sede vescovile.

Ciò rese indispensabile un rafforzamento delle strutture del precedente recinto fortificato e venne costruito un mastio e 6 torri.

https://youtu.be/FDq2A_ZZeV0

 

Nel 1442 il Borgo passa sotto la dominazione aragonese, e qui inizia la sua parabola discendente poiché la vita incomincia a svilupparsi in pianura.

Restano a Casertavecchia solo il vescovo e il seminario fino al 1842 quando Papa Gregorio XVI sancì il definitivo trasferimento alla nuova Caserta.

In seguito, con il dominio dei Borboni nell’Italia meridionale e la costruzione della reggia, il nuovo centro di ogni attività diventa Caserta.

A ricordo dello splendido passato restano il Duomo, il campanile, i resti del castello e le strade dell’intero Borgo in stile siculo-normanno.

https://youtu.be/RZMeVAClr9A

BIBLIOTECHE STORICHE 

“Senza biblioteche cosa abbiamo? Non abbiamo né passato né futuro” … Ray Bradbury dixit.

Anche se adesso, in tempi di pandemia, le biblioteche non possono essere vissute come una volta, andiamo a visitare virtualmente  alcune biblioteche storiche d’Italia partendo dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano che è stata fondata nel 1607 dal Cardinale Federico Borromeo. E’ un’istituzione ecclesiastica comprendente una biblioteca pubblica, una pinacoteca e un’accademia di studi, situata all’interno del Palazzo dell’Ambrosiana:

https://youtu.be/7C7E4Y1S1x4

Spostandoci a Mantova entriamo nella Biblioteca Teresiana, fondata dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria nel 1780 nell’ex collegio dei gesuiti.

In origine, l’Imperial Regia Biblioteca fu Museo Antiquario e Biblioteca dell’Accademia di scienze e belle lettere.

Gli ambienti iniziali adibiti a Biblioteca corrispondono ora alle sale denominate prima e seconda teresiana, unite tra loro da un ampio vestibolo.

Durante il periodo francese (1797-1799 e 1801-1814) le nuove soppressioni monastiche comportarono l’arrivo da tutta la provincia dei patrimoni bibliografici dei conventi.

Con l’annessione di Mantova al Regno d’Italia nel 1866, la Biblioteca divenne statale: https://youtu.be/Sk75VM2ppoE

Nel 1362 Francesco Petrarca avanzò una proposta per istituire una “pubblica libreria” a Venezia, ma non riuscì a realizzare il progetto.

Nel 1468 il Cardinale Bessarione fece donazione della sua preziosa raccolta libraria alla Repubblica di Venezia, la quale fu ospitata nel Palazzo Ducale. Ciò diede un reale impulso all’idea della costruzione di una biblioteca dello Stato, conosciuta come Biblioteca Marciana (o Biblioteca di San Marco).

La realizzazione dell’edificio fu affidata dal doge Andrea Gritti a Jacopo Sansovino che iniziò i lavori nel 1537. Dopo la sua morte, Vincenzo Scamozzi completò l’opera nel 1588:  https://youtu.be/rrhf_N9Z2YM

Gli originali di lettere di Galileo, Machiavelli, Martin Lutero e Giuseppe Verdi sono custoditi nella Biblioteca Palatina.

Fondata nel 1761  per volere di don Filippo di Borbone, duca di Parma, Piacenza e Guastalla, è situata all’interno del Palazzo della Pilotta.

La Biblioteca Palatina che subì varie denominazioni dalla sua creazione: Reale Biblioteca Parmense, Biblioteca Nazionale, Bibliothèque Imperiale, Bibliothèque de la Ville de Parme, Biblioteca Ducale), venne inaugurata nel 1769 alla presenza di Giuseppe II, Imperatore d’Austria.

https://youtu.be/MZGczQeSj80

La Biblioteca Malatestiana di Cesena fu fondata a metà del XV secolo grazie agli sforzi del signore della città, Domenico Malatesta, e dei frati francescani del convento locale che ospitarono nei propri edifici la raccolta di libri.

Questa biblioteca monastica è stata impostata come istituzione civica, affidata alle cure degli organismi comunali.

Sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale, nel 2005 l’UNESCO la inserì nel Registro della Memoria del Mondo: https://youtu.be/3VwoZIQ1bVQ

Da Cesena andiamo a Firenze a visitare la Biblioteca Riccardiana, situata nel Palazzo Medici Riccardi.

E’ una biblioteca pubblica statale, fondata verso il 1660 da Riccardo Riccardi, ma aperta al pubblico solo nel 1715. Attigua a questa biblioteca ci è un’altra, la Biblioteca Moreniana: https://youtu.be/YzR4-THF9RY

Il Cardinale Girolamo Casanate (1620-1700) dispose il lascito della sua raccolta libraria ai domenicani del convento di S. Maria sopra Minerva di Roma: oltre 20.000 volumi e cospicue rendite per l’istituzione e il futuro incremento  della biblioteca.

L’edificio che ospita la Biblioteca Casanatense fu appositamente costruito secondo la volontà dello stesso cardinale ed aprì nel 1701.

https://youtu.be/HaANorPflfY

Qualche anno prima, nel 1688, nacque la Biblioteca Civica di Fermo per volontà del Cardinale Decio Azzolino il Giovane.

La donazione libraria più rilevante fu quella intitolata a Romolo Spezioli (1642-1723), amico del cardinale Azzolino presso la corte della regina Cristina di Svezia, della quale divenne medico personale di corte.

https://youtu.be/_G-jvXgYqyI

La Biblioteca dei Girolamini è la biblioteca più antica di Napoli.

Aperta al pubblico nel 1586, è specializzata in filosofia, teologia cristiana, chiesa cristiana in Europa, storia della Chiesa, musica sacra e storia d’Europa e fa parte del complesso della chiesa dei Girolamini.

https://youtu.be/-mFqsSu9m1w

Le Biblioteche riunite Civica e A. Ursino Recupero sono il risultato della fusione della Biblioteca Civica di Catania con la Biblioteca del barone Antonio Ursino Recupero.

L’origine risale al 1868 quando il Demanio dello Stato incamerò l’antica Libreria del monastero di San Nicolò l’Arena e le Librerie delle altre congregazioni religiose catanesi soppresse. Nel 1925, alla morte del barone Antonino Ursino Recupero, il Comune ereditò la sua biblioteca di circa 41.000 volumi.

Le Biblioteche Riunite Civica e A. Ursino Recupero vennero costituite in ente morale nel 1929 e occupano gli originari locali della libreria benedettina, del museo e del refettorio piccolo della zona nord del monastero.

https://youtu.be/jhNpKysCK5M

Vogliamo concludere con la notizia di qualche giorno fa che coinvolge la biblioteca storica del Collegio Ghislieri di Pavia (collegio universitario fondato nel 1567 da Papa Pio V Ghislieri).

Nella sua biblioteca, che oggi custodisce circa 130.000 volumi, sono state ritrovate alcune pergamene con i canti II, III, X e XI del Paradiso della “Divina Commedia”.

Secondo il rettore vicario si tratta di uno dei frammenti più antichi della Divina Commedia mai rinvenuti: alcuni dettagli come il tipo di pergamena e le lettere miniate in rosso dicono che questi frammenti erano appartenuti a un Codice di particolare valore che poteva trovarsi soltanto in case principesche, corporazioni religiose o famiglie potenti.

Ascoltiamo in questo servizio la storia avventurosa di queste pergamene:

https://www.ghislieri.it/wp-content/uploads/2021/03/3f17571d-73f0-4efc-a2ee-b24934d8ff67.mp4

IL TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI 

Non c’è nulla in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la pallida idea. Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita …”

Parole di Stendhal dopo aver assistito all’inaugurazione del Teatro San Carlo di Napoli il 12 gennaio del 1817, ricostruito in seguito all’incendio che lo distrusse totalmente.

Andiamo a ritroso. Il Regio Teatro di San Carlo fu costruito nel 1737 per volontà del Re Carlo di Borbone che voleva dare alla città un teatro all’altezza del suo potere, affidando l’incarico a Giovanni Antonio Medrano, architetto militare, e all’impresario teatrale Angelo Carasale.

La data di nascita del teatro anticipa di 41 anni il teatro Alla Scala di Milano e di 55 La Fenice di Venezia.

Per l’inaugurazione, avvenuta la sera del 4 novembre, si presentò l’Achille in Sciro di Pietro Metastasio con musica di Domenico Sarro.

Durante i primi anni i compositori che esibivano sul palcoscenico le loro opere erano prettamente quelli di scuola napoletana, provenienti dai conservatori della città. Nel frattempo, il prestigio del San Carlo crebbe al punto da attirare diverse illustri personalità di fama internazionale.

Il 1799 rappresenta per Napoli una breve parentesi di pochi mesi di fervore giacobino durante i quali uomini e donne si fanno promotori di ideali di libertà, fraternità e uguaglianza. Poco tempo dopo questo fervore verrà soffocato e i Borbone torneranno sul trono.

Nei primi anni dell’Ottocento si intrapresero importanti lavori di ristrutturazione degli ambienti interni creando zone di ristoro e ricreazione e fu rifatta la facciata in pieno stile neoclassico. Sono durati due anni e diedero all’edificio l’aspetto attuale.

La notte tra il 12 e 13 febbraio 1816 un incendio distrusse il teatro ed i lavori di ricostruzione ripristinarono lo stato precedente del teatro, anche se fu riadattata la sala interna in modo che raggiungesse i 2500 posti a sedere.

https://youtu.be/Zm4IN4m9x0o

Dal 1815 al 1822 Gioacchino Rossini fu il direttore musicale del teatro e dal 1822 al 1838 l’incarico fu affidato a Gaetano Donizetti.

Durante la seconda parte del regno di Ferdinando II la censura si faceva sempre più stretta nella vita artistica del teatro.

Dopo il cambio di titolo dell’opera del Bellini Bianca e Fernando in Bianca e Gernando vi furono altre censure che inquinarono il rapporto con Giuseppe Verdi. Inizialmente fu proibita la messa in scena di due sue opere: Il trovatore nel 1853 e Un ballo in maschera (con il nome di Una vendetta in domino) nel 1859. Ciònonostante furono presentate parecchie opere di Verdi al San Carlo.

Nella prima metà del XX secolo l’attività del teatro fu fortemente segnata dalle due guerre. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il  San Carlo fu il primo teatro in Italia a riaprire ed è il primo a recarsi all’estero.

Dal 1º ottobre 2011, adiacente al teatro vi è il MEMUS (acronimo di “memoria” e “museo”): l’esposizione di quadri, fotografie, strumenti musicali, costumi e documenti d’epoca ripercorrono la storia del San Carlo e dell’opera italiana, coadiuvati anche da un archivio musicale audio e di immagini video.

Durante la stagione 2019/2020 è stata allestita nelle Sale dell’Appartamento Reale del Museo di Capodimonte la mostra “Napoli Napoli lava, porcellana e musica” in collaborazione con il Teatro San Carlo, di cui fanno parte le porcellane delle Reali Fabbriche di Capodimonte ed i costumi del San Carlo:

https://youtu.be/1mVUjiqt20s

 

I PIÙ ANTICHI CAFFÈ STORICI 

Nell’antica Roma vi erano i “thermopolii”, veri e propri bar con bancone di pietra verso la strada, dove venivano servite le bevande.

Attorno al 1554 nacque a Costantinopoli la “caffetteria”, e con la diffusione del caffè ne vennero aperte anche in Occidente.

Quando in epoca post napoleonica ci fu una maggiore fluidità fra le classi sociali, un’umanità varia iniziò a frequentare le botteghe del caffé, che diventarono così spazio privilegiato per la circolazione delle idee politiche, letterarie e artistiche più diverse.

Se  vogliamo fare un viaggio attraverso i più antichi locali storici, dobbiamo per forza partire da Venezia, città mercantile che per prima diffuse il culto del caffè nella penisola.

Caffè Florian (Venezia)

Aperto nel 1720, inizialmente con due semplici e modeste sale, il Florian e gli arredi così come noi oggi li conosciamo risalgono nelle loro componenti essenziali al 1858, quando la struttura preesistente del Caffè venne totalmente modificata e decorata.

Attualmente nel Florian ci sono sei sale:

La Sala del Senato è considerata dai veneziani la sala più importante per il suo valore storico-artistico in quanto è stata scenografia e palcoscenico della nascita della Biennale di Venezia nel 1893: l’allora Sindaco della città lagunare Riccardo Selvatico, assieme ad un gruppo di amici intellettuali e artisti, concepì l’idea di organizzare una prestigiosa Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea come omaggio a Re Umberto e alla Regina Margherita.

Le pareti della Sala Cinese presentano un labirinto di figure ispirate ad un Oriente reale ma al tempo stesso immaginato e immaginario, che si intreccia alle decorazioni in foglia d’oro, ai fregi e ai divanetti in velluto rosso.

La Sala Orientale venne decorata con dipinti del pittore veneto Giacomo Casa, che faceva sognare i suoi contemporanei con immagini esotiche di donne amabilmente svestite ma sottilmente velate.

Marco Polo, Tiziano, Carlo Goldoni, Paolo Sarpi, Palladio, Francesco Morosini, Benedetto Marcello, Pietro Orseolo, Enrico Dandolo e Vettor Pisani sono i dieci uomini illustri che hanno contribuito a rendere Venezia storicamente importante e famosa nel mondo. Alternati a imponenti specchi e pannelli decorati,  ci osservano dai loro ritratti nella Sala degli Uomini Illustri.

Chi entra nella Sala delle Stagioni viene accolto da figure di donne, cinte da lunghe vesti, che simboleggiano le stagioni. La primavera porta in grembo un mazzo di fiori, l’estate si accende con le dorate spighe di grano, l’autunno si contorna di grappoli d’uva, mentre l’inverno volta malinconicamente le spalle ai suoi spettatori.

L’Art Nouveau colora di turchese la Sala Liberty (così viene chiamata l’Art Nouveau in Italia). Fu creata nel 1920 in occasione del bicentenario del Caffè. Successivamente fu adibita a ripostiglio, per poi essere restaurata e riportata all’antico splendore nel  1986 con il suo soffitto a volta, specchi dipinti a mano e appliques in vetro di Murano.

https://youtu.be/pmALFuq0ocA

Caffè Gilli (Firenze)

Era il 1733, nella Firenze dei Medici, quando la famiglia svizzera Gilli apre “La Bottega dei Pani Dolci” a pochi passi dal Duomo, in Via degli Speziali.

Nel 1843, oltre a questo negozio, Gilli compra una porzione di bottega nella Via Calzaiuoli, il che gli  consente di produrre e vendere la propria pasticceria sulla via che era diventata la più importante della vita mondana della città.

Nel 1917 Gilli approda nella sua ultima ed attuale posizione in Piazza della Repubblica, diventando il luogo di ritrovo sociale e culturale prediletto.

Attualmente il locale mantiene intatto quello stile che lo ha sempre contraddistinto ed è l’unica caffetteria Belle Époque rimasta a Firenze, con le pareti color avorio, i lampadari di Murano, il soffitto affrescato, gli archi, il banco bar maestoso e angolare: https://youtu.be/2t1GGE5gK_8

Antico Caffè Greco (Roma)

Dal 1760 in Via dei Condotti, deve il suo nome al fatto che il fondatore fosse di origini greche.

Nelle sue nove sale si può ammirare l’imponente collezione composta da oltre trecento tra opere d’arte e cimeli storici che compongono la “galleria di proprietà dell’Antico Caffè Greco” e che lo rende un vero e proprio museo, sempre aperto al pubblico.

La prima sala, appena si entra, è chiamata Sala Venezia dai grandi quadri rappresentanti le vedute della città lagunare che ornano le pareti ed è qui dove si trova il banco bar.

La Sala Roma è la seconda sala, interamente arredata nel 1897 dalle tele del paesaggista Vincenzo Giovannini che ritraggono le vedute dei più celebri monumenti della Roma classica, dall’Arco di Tito al cuore del Foro.

Quella successiva è la Sala delle Vedute Romane: qui prevalgono le immagini della campagna romana con scene di pastori, agricoltori e viandanti.

La Sala Omnibus è la più importante, non solo per le opere esposte, ma perché era la sala preferita dai vari gruppi di intellettuali che si davano appuntamento al Caffè Greco.

Segue la Sala Galli che prende il nome dall’omonimo pittore milanese Luigi Galli, del quale è esposto un autoritratto, e anche la Sala Szoldaticz prende il nome dal pittore Giorgio Szoldaticz e ospita un suo autoritratto.

In una zona di mezzo fra i locali tecnici e di servizio del Caffè Greco si trova la Sala Bianca che ha in bella mostra una grande stampa di Guttuso dedicata proprio agli avventori del Greco.

Alla storica famiglia Gubinelli, che fu a lungo proprietaria del Caffè Greco, è dedicata la Sala Gubinelli in cui si trova il “Papillon di Gabriele D’Annunzio” regalato dal poeta al Caffè, di cui era un assiduo frequentatore.

La Sala Rossa – Ieri  si apre alla fine del lungo corridoio in uno splendore di altri tempi.

Infine, la Sala Rossa – Oggi, che un tempo era la stalla dove si lasciavano i cavalli per accedere al Caffè, è stato il luogo preferito da artisti e Vip, sia per incontrarsi che per trarre ispirazione per le loro opere.

https://youtu.be/RdVAGWSgdxY

Al Bicerin (Torino)

La storia inizia nel 1763, quando l’acquacedratario Giuseppe Dentis apre la sua piccola bottega nell’edificio di fronte all’ingresso del Santuario della Consolata. Il locale all’epoca era arredato semplicemente, con tavoli e panche di legno.

Nel 1856  viene edificato l’attuale palazzo e in questa sede il caffè assume l’elegante forma che oggi possiamo apprezzare: le pareti vengono abbellite con boiseries di legno decorate da specchi e lampade, e fanno la loro comparsa i caratteristici tavolini tondi di marmo bianco.

L’invenzione del “bicerin” è stata, senza alcun dubbio, la base del successo del locale. In realtà fu l’evoluzione della settecentesca bavarèisa, una bevanda allora di gran moda che veniva servita in grossi bicchieri e che era fatta di caffè, cioccolato, latte e sciroppo.

Il rituale del bicerin prevedeva all’inizio che i tre ingredienti fossero serviti separatamente, ma già nell’Ottocento vengono riuniti in un unico bicchiere e declinati in tre varianti: pur e fiur (simile all’odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), ‘n poc ‘d tut (ovvero “un po’ di tutto”), con tutti e tre gli ingredienti.

Un tempo, i caffè erano il luogo di ritrovo degli uomini  per bere, fumare e parlare. Le donne “rispettabili” non potevano frequentare luoghi così poco adatti a loro.

Anche in questo il Bicerin si dimostrò un locale unico: era stato aperto da un uomo, ma la gestione presto passò in mano a delle signore. La particolare posizione di fronte al Santuario della Consolata lo faceva meta preferita da un pubblico femminile che in tale ambiente si sentiva protetto e a suo agio,

Lo scrittore Umberto Eco nel suo romanzo storico Il Cimitero di Praga fa una lunga e dettagliata descrizione del Caffè Al Bicerin utilizzandolo come ambientazione di una parte del libro.

https://youtu.be/YDoTc_NRozc

Gran Caffè Gambrinus (Napoli)

Locale storico di Napoli in via Chiaia, il cui nome deriva dal leggendario re delle Fiandre Jan Primus, considerato il patrono della birra.

La storia del Gran Caffè Gambrinus inizia con l’Unità d’Italia quando, nel 1860, al piano terra del palazzo della Foresteria (attualmente sede della Prefettura) l’imprenditore Vincenzo Apuzzo apre il “Gran Caffè”.

Affacciato su Piazza Plebiscito e Palazzo Reale, il Caffè diventa in breve tempo il salotto del bel mondo cittadino e grazie all’opera dei migliori pasticceri, gelatai e baristi ottiene per decreto il riconoscimento di “Fornitore della Real Casa”.

Sull’onda francese anche a Napoli, a fine dell’Ottocento, arrivò il Cafè Chantant e il Gambrinus, insieme al Salone Margherita, fu uno dei ritrovi della nobiltà napoletana.

Con il passare del tempo, nella versione napoletana del Cafè Chantant si andò a delineare la figura della “sciantosa” (il termine deriva dall’adattamento in lingua napoletana della parola francese chanteuse, cioè cantante).

Ed anche in quel periodo è nata al Gran Caffè Gambrinus la pratica del “caffè sospeso”, che consiste nel lasciare un caffè pagato per le persone povere che non possono acquistarlo e concedersi il piacere di un caffè.

Il Gran Caffè Gambrinus prosperò fino al 1938 quando il prefetto Marziale ne ordinò la chiusura perché considerato luogo antifascista ed i locali furono ceduti al Banco di Napoli.

Agli inizi degli anni ’70 Michele Sergio dà inizio alla battaglia per recuperare i locali del Caffè. Grazie al lavoro minuzioso di restauro degli antichi stucchi e di recupero dei pregevoli affreschi, il Gran Caffè Gambrinus è rinato a nuovo splendore: https://youtu.be/q72EdkmHYOo

Il nostro giro nei più antichi caffè storici d’Italia finisce qui …

I LUOGHI DEL GATTOPARDO 

«Noi fummo i gattopardi, i leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene; e tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.»

Sono le parole del Principe Don Fabrizio di Salina, protagonista del romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che narra le trasformazioni avvenute nella vita e nella società siciliana durante il Risorgimento, dal momento del trapasso dal regime borbonico alla transizione unitaria del Regno d’Italia, dopo la spedizione dei Mille di Garibaldi.

Il ricordo del figlio dello scrittore ci aiuta a capire meglio il suo carattere, la sua personalità e la nostalgia che lo accompagnò durante tutta la vita:

https://youtu.be/gZPr-VL1Csc  e a seguire https://youtu.be/wpfDdFM1j74

Giuseppe Tomasi di Lampedusa trascorreva durante l’infanzia lunghi periodi di vacanza nella residenza di Santa Margherita Belice, oggi museo del Gattopardo: https://youtu.be/WTGjLr-mGLM

La città di Palma venne fondata nel 1637 nella baronia di Montechiaro dai fratelli gemelli Carlo, barone Tomasi, e Giulio.

Poco dopo Carlo Tomasi, di salute fragile e molto attratto dalla vita religiosa, lascia il ducato e la fidanzata Rosalia Traina al fratello Giulio per entrare nell’Ordine dei chierici regolari teatini.

La dote della duchessa permette il definitivo consolidamento della famiglia Tomasi nei più alti strati dell’aristocrazia siciliana. Giuseppe, il penultimo dei Tomasi di Lampedusa e autore de “Il Gattopardo”,  possedeva vaste proprietà a Palma, dove ambientò gran parte delle vicende del suo romanzo:

https://youtu.be/DUmI6YPdoHc

Adesso partiamo con il Principe di Salina e andiamo nella sua residenza estiva di Donnafugata. Durante il viaggio ci renderà partecipi delle sue emozioni e ci consentirà di conoscere il suo personale sguardo del luogo: https://youtu.be/wSiZkw40alU

Non possiamo concludere questo percorso nei luoghi del Gattopardo senza ricordare la frase emblematica del romanzo: https://youtu.be/qb0IlSBFVt0

 

CAPPELLA DI SANSEVERO 

Nel cuore del centro antico di Napoli sorge il Museo Cappella Sansevero nel quale si intrecciano la creatività barocca, l’orgoglio dinastico, la bellezza e il mistero creando un’atmosfera unica, quasi fuori dal tempo.

E’ al contempo un mausoleo nobiliare ed un tempio iniziatico che riflette la poliedrica personalità del suo geniale ideatore: Raimondo di Sangro, settimo Principe di Sansevero, che viene descritto come un nobiluomo, esoterista, inventore, anatomista, militare, alchimista, massone, mecenate, scrittore, letterato e accademico italiano.

Rampollo di un casato discendente da Carlo Magno, Raimondo di Sangro nacque il 30 gennaio 1710 nel castello di Torremaggiore nelle Puglie. La madre morì quello stesso anno ed il padre fu costretto ad allontanarsi dall’Italia per vicende personali. Quindi, Raimondo fu affidato sin da bambino alle cure del nonno Paolo, sesto principe di Sansevero.

Il suo esordio come inventore risale al 1729, ancora allievo dai Gesuiti, con l’invenzione di un palco pieghevole per le rappresentazioni teatrali.

Nel 1735 aderì alla Massoneria, un’associazione che provvedeva al riverbero degli ideali dell’Illuminismo europeo.

I suoi rapporti con la Santa Sede si inasprirono quando pubblicò nel 1751 un’opera in cui elogiava un antico sistema comunicativo peruviano, con frequenti rimandi alla cabala. Ciò non piacque ai censori dell’Inquisizione romana che nel 1752 misero l’opera di Raimondo all’indice dei libri proibiti dall’autorità ecclesiastica.

Ma l’attività che lo tenne più impegnato fu la realizzazione del progetto iconografico della Cappella per il quale convocò vari artisti che diedero alla luce sculture di ricco simbolismo quali il Cristo velato, la Pudicizia e il Disinganno, considerati dei veri capolavori.

https://www.youtube.com/watch?v=XnWugNUDxlg

Gli ultimi quindici anni di vita di Raimondo furono segnati da pesanti difficoltà economiche che però non compromisero il completamento della Cappella nel 1766. Raimondo di Sangro morì nel 1771.

Ascoltiamo l’interpretazione artistica  sulla Cappella di Sansevero e sul Cristo velato a cura dal critico d’arte Vittorio Sgarbi: https://www.youtube.com/watch?v=JKjroHIsW5Q

CASTELLO DI SAMMEZZANO 

A 30 km. da Firenze troviamo il Castello di Sammezzano, circondato da un ampio parco, situato nell’omonima località che vanta origini molto antiche. Infatti, la tenuta di cui fa parte Sammezzano appartenne a famiglie molto importanti fino ad arrivare alla famiglia Ximenes d’Aragona, il cui ultimo erede fu Ferdinando Panciatichi.

Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona nacque a Firenze nel 1813 e nel periodo compreso tra il 1843 e il 1889 trasformò ed ampliò l’edificio.

 https://www.youtube.com/watch?v=ywoGAVSxLvE

Influenzato esteticamente dalla corrente culturale e artistica definita “orientalismo”, che si era diffusa in tutta Europa dagli inizi dell’800, Ferdinando iniziò a modificare la struttura esistente del castello e a realizzare nuove ambientazioni e nuove sale, tra cui la Sala d’Ingresso, il Corridoio delle Stalattiti, la Sala da Ballo e la Torre centrale.

Dato il suo particolare interesse per la botanica, Ferdinando piantò varie specie arboree nel parco che circonda il Castello, tra cui le maestose sequoie.

Uomo di idee liberali e fiero anticlericale fu un politico molto impegnato nel periodo dell’Unità d’Italia.

https://www.youtube.com/watch?v=VuSSc8nLTT4

Nel dopoguerra il Castello è stato adibito a hotel di lusso e fu set di numerose produzioni cinematografiche.

Nonostante la vendita all’asta del 1999 e alcuni urgenti lavori di restauro, era in stato di abbandono. Nell’ottobre 2015 il Castello è stato nuovamente messo all’asta a causa dei problemi di liquidità della società italo-inglese che lo acquistò nel 1999, ma è andata deserta.

Nel maggio 2017 viene acquistato all’asta da una società con sede a Dubai e il mese successivo la vendita è stata annullata dal tribunale di Firenze.

Nel 2012 è stato costituito il “10 marzo 1813-2013 – Comitato per i duecento anni dalla nascita del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona”, che ancora oggi organizza eventi culturali nel Castello.

ABBAZIA DI SAN GALGANO

Galgano Guidotti, nato a Chiusdino nel 1148/1152 circa, era un giovane violento e dedicato ad una vita di divertimenti. Della sua vita si sa poco e ci sono pochi documenti.

Galgano – dopo le apparizioni di San Michele Arcangelo – si convertì e si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza.

Il momento culminante della conversione avvenne nel giorno di Natale del 1180 quando, giunto sul colle di Montesiepi, Galgano infisse nel terreno la sua spada,allo scopo di trasformare l’arma in una croce: in effetti, nella Rotonda c’è un masso dalle cui fessure spuntano un’elsa e un segmento di una spada corrosa dagli anni e dalla ruggine, ora protetto da una teca.

Galgano  Guidotti morì nel 1181.

Quattro anni dopo la sua morte, Papa Lucio III lo proclamò santo.

Ugo Saladini, Vescovo di Volterra, fece edificare una cappella nel luogo della morte di San Galgano, che fu terminata intorno al 1185. Il suo successore promosse la costruzione di un vero e proprio monastero e, dato che negli ultimi anni della sua vita San Galgano era in contatto con i Cistercensi, furono loro ad essere chiamati a fondare la prima comunità di monaci.

https://www.youtube.com/watch?v=VdZ6izTtKZU

L’Abbazia di San Galgano si trova a una trentina di chilometri da Siena, nel comune di Chiusdino. Il sito è costituito dall’eremo (detto “Rotonda di Montesiepi”) e dalla grande abbazia, ora completamente in rovina e ridotta alle sole mura.

https://www.youtube.com/watch?v=pgcMh-lmIpM

L’abbazia fu realizzata tra il 1220 ed il 1268 nel periodo in cui in Italia si fondevano lo stile Romanico con il nascente stile Gotico, di origine francese.

Il tetto dell’abbazia crollò nel 1786 quando un fulmine colpì il campanile dell’abbazia. Tre anni dopo fu sconsacrata e da lì in poi venne usata come stalla, fino a quando nel 1926 lo Stato italiano ne riconobbe il valore culturale, tutelandola: https://www.youtube.com/watch?v=NJwAI2ACm9I

 

AQUILEIA

Friuli-Venezia Giulia, siamo ad Aquileia, piccolo comune italiano, antica colonia romana fondata nel 181 a.C. con la finalità di sbarrare la strada ai barbari che minacciavano i confini orientali dell’Italia:

https://www.youtube.com/watch?v=XsCtt7FPBY4

La Chiesa madre di Aquileia ha origini apostoliche. Qui San Marco, inviato da San Pietro ad evangelizzare la città, consacra Sant’Ermacora primo Vescovo di Aquileia.

Dedicata alla Vergine e ai Santi Ermacora e Fortunato, la basilica è il più antico edificio di culto cristiano dell’Italia nord-orientale. Ha una storia architettonica le cui radici affondano negli anni immediatamente successivi al 313 d.C. quando, grazie all’Editto di Milano che poneva termine alle persecuzioni religiose, la comunità cristiana ebbe la possibilità di edificare liberamente il primo edificio di culto.

Nei secoli successivi, dopo la distruzione di questa prima chiesa, sede vescovile, gli aquileiesi la ricostruirono per ben quattro volte, sovrapponendo le nuove costruzioni ai resti delle precedenti:

https://www.youtube.com/watch?v=OjSfYq9t6_4

L’attuale Basilica si presenta, nel complesso, in forme romanico-gotiche. L’interno, maestoso e solenne, è permeato di un’intensa spiritualità.

Il pavimento è costituito da un meraviglioso mosaico policromo del secolo IV, portato alla luce dagli archeologi negli anni 1909-12, ed è il più esteso mosaico paleocristiano del mondo occidentale (ben 760 m2).

Tra il pavimento e l’elegante soffitto ligneo, che risale al secolo XV, sono racchiusi oltre mille anni di vicende storico-artistiche.

https://www.youtube.com/watch?v=360Cmq5inlQ

I TEATRI DI CORTE 

Vestiamoci eleganti perché andremo a  visitare i Teatri di Corte, cioè quegli spazi adibiti ad uso teatrale all’interno delle residenze sovrane.

In occasione delle nozze tra Ferdinando I e Maria Carolina d’Asburgo-Lorena fu realizzato nel 1768 il Teatro di Corte del Palazzo Reale a Napoli.

Era stato allestito da Ferdinando Fuga nell’antica Sala Regia e venne seriamente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il palco è originale del XVIII secolo, ma il palcoscenico ed il soffitto sono stati rifatti durante gli anni ’50 con affreschi che hanno ripreso quelli originali di Antonio Dominici e Crescenzio La Gamba.

Lungo le pareti sono poste nelle nicchie delle statue ritraenti Minerva, Mercurio, Apollo e le nove Musa:

https://www.youtube.com/watch?v=I-aGjJQyISM&t=20s

Da Napoli ci spostiamo a Firenze dove gli spettacoli si erano tenuti nel Salone dei  Cinquecento a Palazzo Vecchio finchè Francesco I commissionò a Bernardo Buontalenti nel 1576 un Teatro di Corte , che fu completato nel 1586.

Nel 1589 lo stesso Buontalenti modificò completamente l’apparato decorativo, su indicazione del nuovo Granduca Ferdinando I e l’inaugurazione ebbe luogo in occasione dei festeggiamenti per le nozze del Granduca con Cristina di Lorena: venne allestita “La pellegrina”, un’opera di transizione verso il melodramma in cui le parti cantate superavano ormai quelle recitate.

Nel XVIII secolo, con l’invenzione dei teatri più comodi, a palchi, e con il definitivo trasferimento della corte granducale a Palazzo Pitti, il Teatro Mediceo fu smantellato: https://www.youtube.com/watch?v=exsIHLxaeqg

Un percorso di soli 186 km. per arrivare a Parma al Palazzo della Pilotta dove, Ranuccio I duca di Parma e Piacenza a partire dal 1618 fece costruire un teatro di corte perché intendeva celebrare con uno spettacolo teatrale la sosta a Parma del Granduca di Toscana Cosimo II, diretto a Milano per onorare la tomba di San Carlo Borromeo.

Il teatro venne costruito al primo piano del Palazzo della Pilotta e fu inaugurato solo nel 1628 in occasione delle nozze di Odoardo, figlio di Ranuccio, con Margherita de’ Medici, figlia di Cosimo.

Nel secolo successivo il teatro decadde inesorabilmente e venne quasi completamente distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale nel 1944.

Tra il 1956 ed il 1960 fu ricostruito secondo i disegni originali con il materiale recuperato ed inserito come prestigioso ingresso della Galleria Nazionale di Parma.

Oggi il  Teatro Farnese è sede di alcune rappresentazioni concertistiche ed operistiche del Teatro Regio di Parma: https://www.youtube.com/watch?v=5dETvWopcjs

Non possiamo salutarci senza visitare il Teatro di Corte della Reggia di  Caserta voluto dal re Carlo III di Borbone sul modello del Teatro San Carlo di Napoli.

E’ un gioiello architettonico realizzato da Luigi Vanvitelli in modo che potesse, in caso di necessità scenica, aprirsi sul fondo verso il parco della Reggia, come avvenne in occasione della rappresentazione della “Didone abbandonata”, opera su libretto di Pietro Metastasio, quando fu simulato l’incendio di Cartagine.

Il teatro fu completato nel 1768 con cinque ordini di palchetti su impianto a ferro di cavallo, sontuosamente decorati con ornamenti che alludono alla casa regnante: https://www.youtube.com/watch?v=wTVYNBu8Y8Y.

Ci siamo divertiti, abbiamo sognato di far parte di qualche antica corte europea,  adesso torniamo dal nostro viaggio nel tempo …