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Luoghi

MONTE SORATTE

 “Vedi che il gelido Soratte è candido di neve rigida …”

Il Monte Soratte, citato nelle “Odi” di Orazio, è a 56 km. da Roma, nel comune di Sant’Oreste, ed  è visibile dalla maggior parte dei paesi della Bassa Sabina:

https://youtu.be/KVsDFlMkxAQ

Alto poco meno di settecento metri, spicca nel mezzo della valle del fiume Tevere e cela ancora tanti segreti, oltre ad una riserva naturale: https://youtu.be/Vcsexv3kiLw

I ritrovamenti di materiali risalenti all’Età del Bronzo fanno pensare che il Soratte fosse abitato fin dalla preistoria.

In epoca preromana probabilmente fu luogo di culto per gli Etruschi, i Falisci  e Sabini e tale vocazione si tramandò ai Romani e poi, agli inizi del Cristianesimo, molti eremiti si rifugiarono in cerca di silenzio e meditazione.

Sulla cima del Soratte si trova l’eremo di San Silvestro, costruito nel VI secolo. Secondo la leggenda, la chiesa fu fondata proprio da Silvestro I Papa che si sarebbe rifugiato sul Monte Soratte per sfuggire alla persecuzione messa in atto da Costantino I. All’interno della chiesa sono conservati affreschi del ‘300 e del ‘400.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie ed il monastero furono costruiti nel 1835 su quella precedente del ‘500.

Inoltre, sono presenti altri quattro eremi: Sant’Antonio, Santa Lucia, San Sebastiano e Santa Romana, che purtroppo versano in condizioni di abbandono: https://youtu.be/2YSWxcI-9f4

Le gallerie realizzate all’interno del Monte Soratte negli anni ’30 furono, dopo la conclusione del conflitto mondiale, adibite a polveriera fino al 1962 e ritornarono in auge nel pieno della guerra fredda.

Oggi queste gallerie prendono il nome di Bunker Monte Soratte e possono essere visitate.

https://youtu.be/H0w7_OKJG6E

REGGIA DI CAPODIMONTE

La Reggia di Capodimonte, con annesso un parco, fu costruita a partire dal 1738 per volere di Carlo di Borbone come luogo dove accogliere la collezione Farnese.

É stata residenza reale per tre dinastie, ognuna delle quali ha lasciato un segno: i Borbone, i sovrani francesi Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat e i Savoia dopo l’Unità d’Italia.

https://youtu.be/Upxi7TI6ABE

Il Real Bosco, con i suoi 134 ettari e più di 400 specie vegetali, costituisce un’area verde che si affaccia sulla città e sul golfo di Napoli.

Per il suo patrimonio storico, architettonico e botanico il Bosco di Capodimonte è stato nominato nel 2014 il parco più bello d’Italia.

https://youtu.be/oJ2bdgfeWpI

Tutto ha inizio con la collezione Farnese, già famosa nel Cinquecento, che Carlo di Borbone ereditò dalla madre e portò con sé a Napoli nel 1735 per  sistemarla nella reggia qualche anno dopo.

Tra il ‘700 e l’800 Capodimonte divenne tappa obbligata del Grand Tour d’Italia, durante il quale giovani intellettuali e aristocratici provenienti dai Paesi europei visitavano la reggia per goderne le bellezze artistiche e naturali.

https://youtu.be/8lr_DINNktA

Le origini dello sviluppo della porcellana in Europa risalgono agli oggetti conosciuti nel Duecento grazie a viaggiatori come Marco Polo, che importarono dalla Cina una sorta di proto-porcellana, cioè una ceramica a pasta dura verniciata di bianco o marrone.

Nella Firenze del ‘500 i laboratori di alchimia di Francesco I de’ Medici riuscirono ad ottenere un tipo di porcellana a pasta tenera, che veniva decorata a motivi blu cobalto.

Agli inizi del ‘700 lo studioso sassone Johann Friedrich Böttger scopre la composizione: una fusione di caolino e feldspato. Nel 1710 nasce la fabbrica tedesca di Meißen, nel 1720 la fabbrica di Porcellane Vezzi a Venezia e successivamente in Francia nascono le porcellane di Sèvres.

Nel 1743 a Napoli, il re Carlo e sua moglie Maria Amalia di Sassonia fondarono la Real Fabbrica di Capodimonte che ancora oggi mantiene viva quella tradizione: https://youtu.be/1x_FUOj5cQY

VIA APPIA ANTICA

Con i suoi 2300 anni di storia, la via Appia Antica mostra i segni di un passato illustre e affascinante, ben visibili tra le rovine che si affacciano ai bordi della strada.

La via Appia Antica aveva inizio a Porta Capena, nei pressi del Circo Massimo, e proseguiva verso sud con un tracciato lineare e agevole fino a raggiungere Brindisi, uno dei porti più importanti dell’antichità da cui partivano le rotte commerciali per la Grecia e l’Oriente.

Prima di iniziare il nostro percorso sull’Appia Antica, una breve presentazione: https://youtu.be/WMWTEUflxSE

Il nostro itinerario parte dalla chiesa del “Domine quo vadis” o Santa Maria in Palmis, che si trova al bivio tra l’Appia Antica e la via Ardeatina:

https://youtu.be/-pFzgEIrSQ0

Proseguiamo e ci fermiamo al nº 136 per visitare la Basilica di S. Sebastiano fuori le mura, costruita da Costantino nel IV secolo per onorare gli Apostoli Pietro e Paolo: https://youtu.be/tS616jWh4A4

Altri 300 metri e sulla sinistra si intravedono i resti di un grande complesso residenziale, la villa dell’Imperatore Massenzio. Al suo interno si trova il mausoleo conosciuto come Tomba di Romolo (dal nome del figlio dell’imperatore morto nel 309 d.C.), gli ambienti del palazzo imperiale e il Circo per le corse dei cavalli: https://youtu.be/8SuK_-TUQgg

Di Cecilia Metella si sa soltanto che era figlia di Quinto Cecilio Metello Cretico e moglie di un Crasso. Ci resta il suo mausoleo, costruito tra il 30 e il 10 a.C., che è diventato uno dei luoghi simbolo dell’Appia Antica per la sua imponenza ed eleganza: https://youtu.be/UbE3kE8EQNM

I viaggi in Italia dei figli dell’aristocrazia europea del XVII-XVIII secolo non potevano prescindere da una lunga tappa a Roma per visitare le rovine del passato e acquistare opere d’arte e d’antiquariato (v. newsletter nº 11 del 14.5.2020).

Le testimonianze di questo periodo, che provengono dagli appunti di viaggio degli studiosi di passaggio sull’Appia Antica, e le descrizioni delle rovine che costeggiavano la strada, sono state preziose per definire l’aspetto originario di questi monumenti.

Come abbiamo detto all’inizio, l’Appia Antica collegava Roma con Brindisi. Quindi vediamo quanto è stata importante per lo sviluppo delle piccole città del Lazio che si trovano nel suo percorso: https://youtu.be/GKpHcSHO4MI

FERRARA E GLI ESTENSI

I primi rappresentanti degli Este (o Estensi) risalgono ai discendenti dei duchi di Toscana legati a Carlo Magno (X secolo), mentre un altro ramo degli Estensi, gli Arciduchi d’Austria-Este, giunse fino al XIX secolo.

Il nome della casata è legato alla cittadina veneta di Este, compresa nei territori appartenenti alla famiglia a partire dall’XI secolo.

Alberto Azzo II d’Este (996-1097) può considerarsi il capostipite della famiglia e l’inizio del Marchesato di Este, importante centro politico e commerciale dell’epoca.

Uno dei figli di Azzo, Guelfo IV d’Este, fu adottato dallo zio materno Guelfo III di Carinzia e da quella casata derivarono direttamente le case tedesche di Hannover e Brunswick.

Il ramo italiano degli Este proseguì con l’altro figlio di Azzo II. Uno dei suoi successori, Azzo VII d’Este, nel 1242 trasferì la famiglia a Ferrara dove allargò la sua sfera di influenza.

Un po’ di storia della famiglia d’Este: https://youtu.be/s8uimG9ONvQ

Un nucleo fondamentale di strutture edificate dalla famiglia Este è costituito dalle “Delizie estensi”, quasi tutte nel territorio della provincia di Ferrara.

La delizia indica storicamente l’abitazione principesca, prevalentemente luogo di piacere e di svago. Si tratta di residenze extraurbane pronte ad accogliere una corte itinerante: https://youtu.be/ovIAMRSQXuE

Lo sviluppo urbanistico della città di Ferrara, avvenuto durante il Rinascimento, la trasformò in un modello urbano che le valse il titolo di “prima capitale moderna d’Europa”

Nel 1995 ottenne dall’UNESCO il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità per il centro storico e nel 1999 ne ottenne un secondo per il delta del Po e le sue “delizie estensi”.

Uno degli eventi caratteristici di Ferrara è il “Carnevale degli Este”:

https://youtu.be/KjwW5StmEyw

Altro evento da segnalare è l’”Incendio del Castello” per il Capodanno:

https://youtu.be/crgnU-E4xC0

Vi invito a visitare Ferrara guidati dal critico d’arte Philippe Daverio:

https://youtu.be/E4G_3NYLzNo

ANDIAMO IN PIAZZA? 4a. parte

Ancora  una volta ci diamo appuntamento in piazza … a Piazza San Marco a Venezia.

In realtà è l’unico spazio urbano della città lagunare che assume il nome di piazza, in quanto tutti gli altri spazi in forma di piazza sono definiti campi.

Piazza San Marco  ha forma trapezoidale ed è lunga 170 metri.

In origine, l’area era destinata ad  orto, attraversata dal rio Batario, ed il Palazzo Ducale era cinto da un canale e fronteggiato da un bacino per il carico e scarico delle merci.

La piazza come la conosciamo oggi è il risultato di successive modifiche.

https://youtu.be/siHziqQar4w

Nell’826 arriva a Venezia il corpo di San Marco, viene edificata la prima basilica e l’area (oggi la piazza) diventa il cuore pulsante della città.

Un secolo dopo, nel  976, un incendio distrugge sia la basilica che il palazzo, che verranno ricostruiti due anni dopo. Ma l’attuale basilica risale al periodo 1050-1094.

Mentre il  Palazzo Ducale era la sede del governo, delle magistrature della Repubblica e prigione, la Basilica era il centro delle cerimonie religiose di Stato in quanto il Doge era il capo della chiesa veneziana.

https://youtu.be/5kIge9GtBzw

Ci spostiamo a Roma. Ci ritroviamo in una monumentale ed elegante piazza in cui si incontrano Via del Babuino, Via di Ripetta e Via del Corso, le tre arterie principali del centro storico della città.

Siamo a Piazza del Popolo: Papa Pasquale II nel 1099 fece costruire in quella zona una cappella, a spese del popolo romano, su cui sarebbe sorta l’attuale chiesa di Santa Maria del Popolo, toponimo che poi passò alla piazza.

A metà del XIII secolo fu annesso alla chiesa un convento affidato ai frati dell’Ordine Agostiniano.

L’urbanizzazione dell’area inizia nella seconda metà del ‘500 e successivamente fu collocato l’obelisco Flaminio, trasferito a Roma ai tempi di Augusto per celebrare la conquista dell’Egitto.

La porta attraverso la quale si accede alla piazza è l’antica Porta Flaminia delle Mura Aureliane.

In questo video la storica dell’arte Anna Ottani Cavina, partendo da Piazza del Popolo, ci racconta la sua storia e la sua architettura e fa un’analisi  delle opere d’arte che si possono apprezzare nelle due chiese che si affacciano sulla piazza: https://youtu.be/nIiLGh8sZ8g

TRIESTE

Trieste ha una scontrosa / grazia. Se piace, / è come un ragazzaccio aspro e vorace, / con gli occhi azzurri e mani troppo grandi / per regalare un fiore; / come un amore / con gelosia.

Così descrive la sua città, Trieste, lo scrittore Umberto Saba.

Tergeste, il suo antico nome, è di origine preromana: terg in antico illirico significa “mercato”.

Capoluogo della regione Friuli-Venezia Giulia è il ponte tra l’Europa occidentale e quella centro-meridionale in cui si mescolano caratteri mediterranei, mitteleuropei e slavi.

Il territorio dell’attuale Trieste era già popolato nel Neolitico e dopo il X secolo a.C. vi si trovarono i primi nuclei di indoeuropei che tra il X e il IX secolo a.C. entrarono in contatto con gli antichi Veneti.

Successivamente la romana Tergeste divenne un accampamento nel quale risiedevano stabilmente truppe dell’esercito romano e diventò anche un importante porto militare.

Il suo sviluppo avvenne in piena età imperiale, ma con la caduta dell’Impero romano d’Occidente Trieste iniziò un periodo di forte decadimento e passò sotto il controllo dell’Impero bizantino fino al 788.

Nel XII secolo la città divenne un Libero Comune ed in seguito si alternarono nel suo controllo  la Repubblica di Venezia, la contea di Gorizia e il Patriarcato di Aquileia.

Durante il regno di Maria Teresa d’Austria, che salì al trono nel 1740, Trieste diventò uno dei principali porti europei e il più importante dell’impero austriaco.

La città fu occupata ben tre volte dalle truppe di Napoleone e quando ritornò in mano agli Asburgo, nel 1813, continuò a svilupparsi, anche grazie all’apertura della ferrovia con Vienna nel 1857.

Negli ultimi decenni dell’Ottocento, Trieste divenne la quarta realtà urbana dell’Impero austro-ungarico, dopo Vienna, Budapest e Praga.

https://youtu.be/N9QbDlFc6W8

Il principale edificio religioso cattolico di Trieste è la Basilica Cattedrale di San Giusto. Il cui aspetto attuale deriva dall’unificazione delle due preesistenti chiese di Santa Maria e di quella dedicata al martire San Giusto, che vennero inglobate tra gli anni 1302 e 1320.

L’austera facciata della chiesa è arricchita da un enorme rosone di pietra carsica e, sia il campanile che la facciata, sono coperti con reperti del periodo romano.

Al suo interno, le due absidi laterali sono decorate con magnifici mosaici.

L’abside di Santa Maria ha una splendida raffigurazione della Thetókos, seduta su un trono, su fondo d’oro, con il Bambino i braccio, affiancata da due arcangeli, risalente alla prima metà del XII secolo.

https://youtu.be/5R66GiD0vOY

Trieste è città di letteratura perché ha dato i natali, tra gli altri, ad Umberto Saba ed Italo Svevo e ospitato James Joyce e Franz Kafka, ma anche di caffè in quanto è il principale porto del Mediterraneo per i traffici di caffè.

Letteratura e caffè si sono uniti in molti caffè letterari che sorsero a partire della seconda metà del XVII secolo su ispirazione di quelli veneziani, ma con una forte influenza austriaca sia negli arredi che nei prodotti offerti.

Prima di salutarci, è d’obbligo una breve visita al Museo del Castello di Miramare: https://youtu.be/KOox0fIBpb8

ANDIAMO IN PIAZZA? terza parte

Torniamo in piazza e la nostra passeggiata inizia a Verona: ci troviamo a Piazza Erbe (o Piazza delle Erbe), la più antica della città, che sorge sopra l’area del Foro romano. Infatti, nell’età romana era il centro della vita politica ed economica.

Con il passare del tempo gli edifici romani hanno lasciato il posto a quelli medievali. Sulla piazza si affacciano, tra gli altri,  il Palazzo del Comune, il barocco Palazzo Maffei con le statue degli dei Giove, Ercole, Minerva, Venere, Mercurio e Apollo, e la Casa dei Mercanti.

https://youtu.be/wwnpRKHo8ZE

Dalla piazza più antica di Verona andiamo a visitare quella più grande della città, Piazza Bra: uno slargo che diventò piazza solamente nella prima metà del Cinquecento.

In epoca romana quest’area era al di fuori delle mura cittadine: solo a partire dal I secolo d.C., quando venne costruito l’anfiteatro romano (oggi conosciuto come l’Arena di Verona), cominciò a definirsi la piazza e nel 1770 si gettarono le basi del Liston per volontà del podestà Alvise Mocenigo. In seguito divenne il luogo preferito per le passeggiate pomeridiane.

https://youtu.be/JDnIV2jXp8A

Lasciamo Verona e ci spostiamo a Torino, a Piazza San Carlo.

Prima del XVII secolo questa zona si trovava all’esterno della prima cinta muraria, quella di origine romana.

Con il consolidamento dello Stato sabaudo e lo spostamento della capitale a Torino (1563) iniziò un progetto di ammodernamento della città e fu deciso di espanderla verso sud, realizzando il cosiddetto “Borgo Nuovo”.

I lavori per la piazza, iniziati nel 1618, terminarono nel 1638 e fu inaugurata da Madama Cristina di Francia, vedova di Vittorio Amedeo I, con il nome di “Piazza Reale”.

Dopo il 1650 la piazza divenne passaggio degli eserciti da Piazza Castello verso il mastio della Cittadella e fu chiamata “Piazza d’Armi”.

L’aspetto attuale della piazza risale al XVIII secolo quando prese il nome di  “San Carlo” come una delle chiese gemelle dedicata a San Carlo Borromeo.

https://youtu.be/CGDrb8jbVIQ

Ci attende Piazza della Signoria a Firenze, che cominciò ad assumere la forma attuale intorno al 1268.

Con la costruzione del Palazzo della Signoria la piazza divenne il centro della vita politica cittadina, mentre il centro religioso si trovava a Piazza del Duomo e la piazza per i commerci era il Mercato Vecchio (oggi Piazza della Repubblica).

Nel XIV secolo venne aggiunta la Loggia della Signoria e il Tribunale della Mercanzia. Successivamente l’arredo scultoreo trasformò la Loggia della Signoria in una specie di museo all’aperto.

https://youtu.be/8SrW6NITLcE

Luciano Artusi, studioso e divulgatore della storia fiorentina e toscana, ci racconta alcune curiosità riguardanti Piazza della Signoria:

https://youtu.be/51mUdpG9uiM

Il nostro giro per piazze finisce a Roma nella monumentale Piazza del Campidoglio.

Fin dal medioevo quest’area fu la sede dell’amministrazione civile della città, il Tabularium.

Nel XVI secolo  Papa Paolo III commissionò a Michelangelo Buonarroti il totale rifacimento dell’area in occasione della visita a Roma dell’Imperatore Carlo V ed il risultato fu la piazza come la possiamo ammirare oggi.

https://youtu.be/IjRtD9LNEa0

 

CASTELLO DEL VALENTINO

Siamo a Torino, anno 1564, il duca Emanuele Filiberto di Savoia acquista la villa a Renato Birago, nobile della corte sabauda.

Anno 1565 il duca di Savoia vende la villa al tesoriere ducale Giovanni De Brosses per finanziare la costruzione della Cittadella.

Anno 1570 il duca Emanuele Filiberto di Savoia la riacquista nuovamente su consiglio dell’architetto Andrea Palladio e subisce un primo ampliamento che sarà completato nel 1578.

Stiamo parlando del Castello del Valentino, che deve il suo nome ai caratteri geomorfologici della regione denominata Vallantinum, perché si tratta di un territorio segnato dalla presenza di una valle solcata da un corso d’acqua.

Il Castello del Valentino – come vedremo – subirà non solo alcuni rimaneggiamenti ma anche parecchi cambi di proprietario.

Alla morte del duca nel 1580, il castello fu ereditato da Carlo Emanuele I, che tre anni dopo lo cedette a Filipppo I d’Este, il quale lo cederà nuovamente a Casa Savoia nel 1586.

Nel 1619 Cristina Maria di Borbone-Francia sposa Vittorio Amedeo I di Savoia e nel 1620 diede l’avvio ai lavori di rimaneggiamento del Castello che diresse l’architetto di corte Carlo di Castellamonte e suo figlio.

Il secondo rimaneggiamento fu nel 1645 in cui si costruirono due padiglioni collegati da portici terrazzati.

Il terzo, che si concentrò sulla facciata, finì nel 1660.

https://youtu.be/MgV-fMaHxDo

All’inizio dell’Ottocento, non essendo più residenza di corte, il palazzo ospitò la Scuola di Veterinaria e poi è stato adibito a caserma militare fino alla cessione dalla Corona al Demanio dello Stato nel 1850.

L’area sulla sponda sinistra del Po è adibita a parco pubblico.

Dalla fine degli anni quaranta del Novecento l’edificio, di proprietà del Politecnico di Torino, ospita il Dipartimento di Architettura ed i rispettivi corsi di laurea triennale e magistrale.

Dal 1997 è inserito nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

MONASTERO DI SANTA CHIARA

A Napoli le chiese sono circa un migliaio e costituiscono un patrimonio ricco di storia artistica, architettonica, civile e spirituale.

Le prime chiese cristiane nella città partenopea risalgono a poco dopo l’editto di tolleranza costantiniano del 313.

La Basilica di Santa Chiara o Monastero di Santa Chiara è un grande e importante complesso monastico di Napoli.

E’ una basilica gotico-angioina con un monastero che comprende quattro chiostri monumentali, gli scavi archelogici e diverse altre sale nelle quali è ospitato il Museo dell’Opera, con il coro delle monache,  resti di affreschi di Giotto, un grande refettorio, la sacrestia ed altri ambienti.

La basilica è stata costruita per volere di Roberto d’Angiò e di sua moglie Sancha di Maiorca: i lavori iniziarono nel 1310 e finirono nel 1328, ma la consacrazione a Santa Chiara avverrà solo nel 1340.

Tra il 1742 e il 1796 fu ristrutturata in gran parte in forme barocche.

Nel 1943 un bombardamento degli alleati provocò un incendio che distrusse alcuni interni della chiesa e causò la perdita di tutti gli affreschi del XVIII secolo e gran parte di quelli di Giotto.

Nel 1944 incominciarono i lavori di ricostruzione della basilica che si conclusero nel 1953. Le sculture sopravvissute furono spostate nelle sale dell’odierno Museo dell’Opera:  https://youtu.be/MQ4EJ8Q-yK0

Nel 1945 Giacomo Rondinella presentò al pubblico la canzone Munasterio ‘e Santa Chiara, scritta dal paroliere Michele Galdieri e dal musicista Alberto Barberis, e sempre nel ’45 Luciano Tajoli la presentò alla Festa di Piedigrotta.

La canzone riscosse subito un notevole successo, al punto da essere incisa negli anni successivi da interpreti molto noti come Roberto Murolo, Claudio Villa, Peppino di Capri, Mina e molti altri.

Nei suoi versi un emigrante dà voce al suo desiderio di tornare a Napoli contrastato dal timore di trovare una città distrutta dalla guerra. Il testo riporta il sentire di un’Italia alla fine della seconda guerra mondiale.

Ascoltiamola nella voce di Fausto Cigliano: https://youtu.be/RywAspSWcr0

 

 

ANDIAMO IN PIAZZA? (seconda parte)

Riprendiamo il nostro giro visitando alcune delle piazze più importanti d’Italia e incominciamo da Piazza Maggiore a Bologna.

L’area che adesso conosciamo come Piazza Maggiore venne costruita a partire dal 1200 quando i bolognesi sentirono l’esigenza di avere spazio da adibire a mercato e solo nel ‘400 la piazza assunse la forma attuale.

Nel 1860 Piazza Maggiore fu intitolata a Vittorio Emanuele II. Nel 1943 quando il monumento equestre del re venne trasferito ai Giardini Margherita. Dal 1943 al 1945 cambiò nome in Piazza della Repubblica e prese il nome attuale da giugno 1945: https://youtu.be/Z9hRHsEvcMU

Spostiamoci a Pisa e soffermiamoci a fare un’accurata visita a Piazza dei Miracoli.

L’intera area era un declivio verso l’area portuale. Sono state ritrovate le fondamenta e parti di mosaico pavimentale di due domus nell’area tra la Cattedra e il Campo Santo.

La piazza, come la conosciamo oggi, inizia ad avere forma nel 1063 quando viene fondato il nuovo duomo della città intitolato a Santa Maria Maggiore.

La piazza cambia profondamente durante il dominio mediceo: la Porta del Leone viene chiusa definitivamente e l’area davanti a tale accesso viene concessa alla comunità ebraica per il loro cimitero; viene aperta una nuova porta, chiamata Porta Nuova, lungo la strada davanti all’ospedale.

In realtà si chiama “Piazza del Duomo”, è inserita tra i Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO dal 1987, e comprende la Cattedrale, il Battistero, il Campo Santo e il Campanile, monumenti che formano il centro della vita religiosa cittadina, detti miracoli da Gabriele D’Annunzio nel 1910.

https://youtu.be/I0XXewteCQY

Adesso andiamo verso il sud e ci fermiano a Piazza del Plebiscito a Napoli (già Largo di Palazzo o Foro Regio).

Ci troviamo nel centro storico della città, tra il lungomare e via Toledo, in una superficie di circa 25.000 metri quadri.

Intorno al 1543 esisteva uno slargo dove oggi c’è Piazza del Plebiscito con il palazzo Vicereale voluto da Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga.

Con l’edificazione dell’attuale Palazzo Reale di Napoli, ebbe inizio la storia             di Piazza del Plebiscito e divenne rapidamente il centro vitale della città.

All’inizio dell’Ottocento, durante il periodo napoleonico, la piazza cambiò totalmente: il nuovo re Gioacchino Murat voleva sostituire uno slargo irregolare con una piazza geometricamente ben definita.

I lavori per la costruzione del Foro Gioacchino comportarono l’erezione di due palazzi gemelli (il Palazzo dei Ministri di Stato e il Palazzo per il Ministero degli Esteri) e proseguirono fino al 1815.

Con il ristabilimento sul trono di Napoli di re Ferdinando IV i lavori vennero bruscamente interrotti.

Re Ferdinando decise di edificare sulla stessa area un Foro Ferdinandeo con la realizzazione di una chiesa cristiana consacrata a Francesco di Paola.

La piazza Ferdinandea o di San Francesco di Paola venne inaugurata nel 1846.

In seguito al plebiscito del 21 ottobre 1860 che decretò l’annessione del Regno delle due Sicilie al Regno d’Italia, fu scelto l’attuale nome della piazza.

https://youtu.be/6nqSB5NSqcA

Proseguiamo il nostro percorso ancora verso il sud e a Siracusa ci attende Piazza del Duomo.

Il sito dove sorge il Duomo o Cattedrale di Siracusa inizia già in tempi pre-greci, quando i “siculi” vi si insediarono. In seguito sorse nei suoi pressi un tempio ionico con somiglianze e analogie allo stile architettonico orientale.

Quando arrivò Gelone, il primo tiranno di Siracusa, eresse un tempio dorico imponente, dedicato ad Atena: https://youtu.be/4GrlTl7QhAU

La Cattedrale della Natività di Maria Santissima incorpora il tempio dorico dedicato ad Atena e fu convertito in chiesa con l’avvento del cristianesimo.

E’ considerata la chiesa più importante di Siracusa e dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

All’esterno il suo stile è principalmente barocco e rococò, mentre al suo interno alcune parti sono risalenti al tempio greco ed altre all’epoca medievale, costruite dai normanni: https://youtu.be/Lf5507LvCSo

ANDIAMO IN PIAZZA? (prima parte)

Nei piccoli villaggi le persone si incontrano e discutono in piazza, e quando è giorno di mercato vi comprano il cibo.

Nelle città, invece, la piazza è l’equivalente del soggiorno di un grande palazzo, il luogo in cui mostri il meglio della tua casa.

Alcune delle piazze più famose d’Italia nascondono dei segreti che ci potrebbero sorprendere oppure non hanno sempre avuto l’aspetto che conosciamo.

Incominciamo il nostro giro da Roma e andiamo a Piazza Navona.

Se la si guardasse dall’alto, si noterebbe immediatamente la sua forma ellittica, che è un omaggio a quello che era una volta, uno stadio romano.

Infatti, Piazza Navona era, ai tempi dei nostri  antenati, conosciuta come  Stadio Domitiani, Stadio Domiziano, costruito nell’85 d.C. per ospitare i giochi atletici, noti in greco antico come “agones”. Per questo, inizialmente, lo stadio era conosciuto come in Agone.

Anticamente la piazza era concava, si bloccavano le chiusure delle tre fontane e l’acqua usciva in modo da allagare la piazza.

Il suo nome poi fu trasformato “in Nagoni” e con il tempo in “Navona”

Testimonianze del suo passato si trovano nel nome di una delle chiese della piazza, Santa Agnese in Agone. I resti dello Stadio Domiziano sono ancora lì, sotto la piazza, e sono ben conservati: https://youtu.be/1sx6FC60K-I

Spostiamoci in Toscana e, precisamente a Lucca, per andare a Piazza dell’Anfiteatro.

Il suo nome ci parla delle sue origini. Infatti, la piazza è stata edificata sui resti  di un anfiteatro romano risalente al secolo II d.C. e ciò ne determinò la sua forma elittica chiusa.

La piazza nacque in epoca medievale ed era chiamata parlascio, che deriva dal latino “paralisium”, cioè “anfiteatro”.

Col tempo fu riempita di costruzioni utilizzate come deposito di sale, polveriera e carcere. Solo nell’Ottocento lo spazio fu liberato dalle piccole costruzioni e fu utilizzato per il mercato cittadino fino a che la sede fu spostata nel Mercato del Carmine.

Oggi il piano della piazza è rialzato di circa 3 metri rispetto all’arena romana e l’accesso alla piazza è possibile tramite 4 porte a volta.

https://youtu.be/sKEo6CAk5dw

Restiamo in Toscana, facciamo 143 km e arriviamo a Piazza del Campo a Siena.

Unica per la sua originale forma a conchiglia, è famosa in tutto il mondo per la sua bellezza e perché due volte l’anno vi si svolge il Palio di Siena.

Lo spazio che sarebbe diventato la piazza attuale era anticamente un terreno bonificato per consentire il deflusso delle acque piovane.

Il primo documento che parla del “Campo” è del 1169 e si riferisce alla vallata comprendente sia l’attuale piazza che quella del Mercato.

La forma della piazza è emiciclica rassomigliante una valva di conchiglia e il fulcro della piazza è il Palazzo Pubblico: https://youtu.be/6TJ6TgJzyjc

Prato della Valle si trova a Padova.

E’  una grande piazza ellittica che, oltre ad essere la maggiore piazza padovana, è una delle più grandi d’Europa (88.620 mq), seconda solo alla Piazza Rossa di Mosca.

La piazza è in realtà un grande spazio monumentale caratterizzato da un’isola verde centrale, chiamata Isola Memmia, in onore del podestà che commissionò i lavori, circondata da un canale ornato da un doppio basamento di statue numerate di celebri personaggi del passato.

Quattro viali attraversano il Prato su piccoli ponti, per poi incontrarsi al centro dell’isolotto.

In epoca romana fu sede di un vasto teatro, lo Zairo, delle cui fondamenta sono state rinvenute le tracce nel canale che circonda l’Isola Memmia, e di un circo per le corse dei cavalli.

Nell’epoca delle persecuzioni contro i primi cristiani, il circo fu utilizzato per i combattimenti. Qui furono martirizzati due dei quattro patroni della città, Santa Giustina e San Daniele.

Nel Medioevo fu invece sede di fiere, giostre, feste pubbliche e gare,

La sua struttura e organizzazione, così come la conosciamo oggi, risalgono al XVIII secolo: https://youtu.be/fb-lovsPpMM

Il nostro giro finisce a Lecce, a Piazza Duomo.

Una piazza chiusa  dove l’accesso è garantito da un solo vicolo stretto.

E’ un grande cortile in cui si affacciano la Cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta, il Campanile, l’Episcopio e il Palazzo del Seminario.

In passato Piazza Duomo era il cuore di una cittadella militare e tutti gli edifici che si affacciano sulla piazza seguono le antiche linee delle mura della cittadella: https://youtu.be/AKdggDCc5Ek

 

CASTELLO DI CASERTAVECCHIA

Il primo monumento che s’incontra quando si va a Casertavecchia è l’imponente torre cilindrica del castello, il mastio, che è una delle più grandi d’Europa.

Oltrepassata la torre si arriva nel cortile del castello  e subito ci si trova circondati da una scenografia di antichi ruderi medievali.

Dagli scritti di un monaco benedettino sappiamo che già nell’anno 861 esisteva un primo insediamento urbano. Lo stesso storico fornisce una descrizione del Castello che nell’879 accolse il primo conte Pandolfo.

Quel primo castello era luogo di ricovero per abitanti e animali e negli anni subì numerose trasformazioni.

Alla fine del IX secolo, con il dominio normanno, la città accrebbe la sua importanza politica, demografica e religiosa, grazie anche alla presenza della sede vescovile.

Ciò rese indispensabile un rafforzamento delle strutture del precedente recinto fortificato e venne costruito un mastio e 6 torri.

https://youtu.be/FDq2A_ZZeV0

 

Nel 1442 il Borgo passa sotto la dominazione aragonese, e qui inizia la sua parabola discendente poiché la vita incomincia a svilupparsi in pianura.

Restano a Casertavecchia solo il vescovo e il seminario fino al 1842 quando Papa Gregorio XVI sancì il definitivo trasferimento alla nuova Caserta.

In seguito, con il dominio dei Borboni nell’Italia meridionale e la costruzione della reggia, il nuovo centro di ogni attività diventa Caserta.

A ricordo dello splendido passato restano il Duomo, il campanile, i resti del castello e le strade dell’intero Borgo in stile siculo-normanno.

https://youtu.be/RZMeVAClr9A

BIBLIOTECHE STORICHE 

“Senza biblioteche cosa abbiamo? Non abbiamo né passato né futuro” … Ray Bradbury dixit.

Anche se adesso, in tempi di pandemia, le biblioteche non possono essere vissute come una volta, andiamo a visitare virtualmente  alcune biblioteche storiche d’Italia partendo dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano che è stata fondata nel 1607 dal Cardinale Federico Borromeo. E’ un’istituzione ecclesiastica comprendente una biblioteca pubblica, una pinacoteca e un’accademia di studi, situata all’interno del Palazzo dell’Ambrosiana:

https://youtu.be/7C7E4Y1S1x4

Spostandoci a Mantova entriamo nella Biblioteca Teresiana, fondata dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria nel 1780 nell’ex collegio dei gesuiti.

In origine, l’Imperial Regia Biblioteca fu Museo Antiquario e Biblioteca dell’Accademia di scienze e belle lettere.

Gli ambienti iniziali adibiti a Biblioteca corrispondono ora alle sale denominate prima e seconda teresiana, unite tra loro da un ampio vestibolo.

Durante il periodo francese (1797-1799 e 1801-1814) le nuove soppressioni monastiche comportarono l’arrivo da tutta la provincia dei patrimoni bibliografici dei conventi.

Con l’annessione di Mantova al Regno d’Italia nel 1866, la Biblioteca divenne statale: https://youtu.be/Sk75VM2ppoE

Nel 1362 Francesco Petrarca avanzò una proposta per istituire una “pubblica libreria” a Venezia, ma non riuscì a realizzare il progetto.

Nel 1468 il Cardinale Bessarione fece donazione della sua preziosa raccolta libraria alla Repubblica di Venezia, la quale fu ospitata nel Palazzo Ducale. Ciò diede un reale impulso all’idea della costruzione di una biblioteca dello Stato, conosciuta come Biblioteca Marciana (o Biblioteca di San Marco).

La realizzazione dell’edificio fu affidata dal doge Andrea Gritti a Jacopo Sansovino che iniziò i lavori nel 1537. Dopo la sua morte, Vincenzo Scamozzi completò l’opera nel 1588:  https://youtu.be/rrhf_N9Z2YM

Gli originali di lettere di Galileo, Machiavelli, Martin Lutero e Giuseppe Verdi sono custoditi nella Biblioteca Palatina.

Fondata nel 1761  per volere di don Filippo di Borbone, duca di Parma, Piacenza e Guastalla, è situata all’interno del Palazzo della Pilotta.

La Biblioteca Palatina che subì varie denominazioni dalla sua creazione: Reale Biblioteca Parmense, Biblioteca Nazionale, Bibliothèque Imperiale, Bibliothèque de la Ville de Parme, Biblioteca Ducale), venne inaugurata nel 1769 alla presenza di Giuseppe II, Imperatore d’Austria.

https://youtu.be/MZGczQeSj80

La Biblioteca Malatestiana di Cesena fu fondata a metà del XV secolo grazie agli sforzi del signore della città, Domenico Malatesta, e dei frati francescani del convento locale che ospitarono nei propri edifici la raccolta di libri.

Questa biblioteca monastica è stata impostata come istituzione civica, affidata alle cure degli organismi comunali.

Sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale, nel 2005 l’UNESCO la inserì nel Registro della Memoria del Mondo: https://youtu.be/3VwoZIQ1bVQ

Da Cesena andiamo a Firenze a visitare la Biblioteca Riccardiana, situata nel Palazzo Medici Riccardi.

E’ una biblioteca pubblica statale, fondata verso il 1660 da Riccardo Riccardi, ma aperta al pubblico solo nel 1715. Attigua a questa biblioteca ci è un’altra, la Biblioteca Moreniana: https://youtu.be/YzR4-THF9RY

Il Cardinale Girolamo Casanate (1620-1700) dispose il lascito della sua raccolta libraria ai domenicani del convento di S. Maria sopra Minerva di Roma: oltre 20.000 volumi e cospicue rendite per l’istituzione e il futuro incremento  della biblioteca.

L’edificio che ospita la Biblioteca Casanatense fu appositamente costruito secondo la volontà dello stesso cardinale ed aprì nel 1701.

https://youtu.be/HaANorPflfY

Qualche anno prima, nel 1688, nacque la Biblioteca Civica di Fermo per volontà del Cardinale Decio Azzolino il Giovane.

La donazione libraria più rilevante fu quella intitolata a Romolo Spezioli (1642-1723), amico del cardinale Azzolino presso la corte della regina Cristina di Svezia, della quale divenne medico personale di corte.

https://youtu.be/_G-jvXgYqyI

La Biblioteca dei Girolamini è la biblioteca più antica di Napoli.

Aperta al pubblico nel 1586, è specializzata in filosofia, teologia cristiana, chiesa cristiana in Europa, storia della Chiesa, musica sacra e storia d’Europa e fa parte del complesso della chiesa dei Girolamini.

https://youtu.be/-mFqsSu9m1w

Le Biblioteche riunite Civica e A. Ursino Recupero sono il risultato della fusione della Biblioteca Civica di Catania con la Biblioteca del barone Antonio Ursino Recupero.

L’origine risale al 1868 quando il Demanio dello Stato incamerò l’antica Libreria del monastero di San Nicolò l’Arena e le Librerie delle altre congregazioni religiose catanesi soppresse. Nel 1925, alla morte del barone Antonino Ursino Recupero, il Comune ereditò la sua biblioteca di circa 41.000 volumi.

Le Biblioteche Riunite Civica e A. Ursino Recupero vennero costituite in ente morale nel 1929 e occupano gli originari locali della libreria benedettina, del museo e del refettorio piccolo della zona nord del monastero.

https://youtu.be/jhNpKysCK5M

Vogliamo concludere con la notizia di qualche giorno fa che coinvolge la biblioteca storica del Collegio Ghislieri di Pavia (collegio universitario fondato nel 1567 da Papa Pio V Ghislieri).

Nella sua biblioteca, che oggi custodisce circa 130.000 volumi, sono state ritrovate alcune pergamene con i canti II, III, X e XI del Paradiso della “Divina Commedia”.

Secondo il rettore vicario si tratta di uno dei frammenti più antichi della Divina Commedia mai rinvenuti: alcuni dettagli come il tipo di pergamena e le lettere miniate in rosso dicono che questi frammenti erano appartenuti a un Codice di particolare valore che poteva trovarsi soltanto in case principesche, corporazioni religiose o famiglie potenti.

Ascoltiamo in questo servizio la storia avventurosa di queste pergamene:

https://www.ghislieri.it/wp-content/uploads/2021/03/3f17571d-73f0-4efc-a2ee-b24934d8ff67.mp4

IL TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI 

Non c’è nulla in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la pallida idea. Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita …”

Parole di Stendhal dopo aver assistito all’inaugurazione del Teatro San Carlo di Napoli il 12 gennaio del 1817, ricostruito in seguito all’incendio che lo distrusse totalmente.

Andiamo a ritroso. Il Regio Teatro di San Carlo fu costruito nel 1737 per volontà del Re Carlo di Borbone che voleva dare alla città un teatro all’altezza del suo potere, affidando l’incarico a Giovanni Antonio Medrano, architetto militare, e all’impresario teatrale Angelo Carasale.

La data di nascita del teatro anticipa di 41 anni il teatro Alla Scala di Milano e di 55 La Fenice di Venezia.

Per l’inaugurazione, avvenuta la sera del 4 novembre, si presentò l’Achille in Sciro di Pietro Metastasio con musica di Domenico Sarro.

Durante i primi anni i compositori che esibivano sul palcoscenico le loro opere erano prettamente quelli di scuola napoletana, provenienti dai conservatori della città. Nel frattempo, il prestigio del San Carlo crebbe al punto da attirare diverse illustri personalità di fama internazionale.

Il 1799 rappresenta per Napoli una breve parentesi di pochi mesi di fervore giacobino durante i quali uomini e donne si fanno promotori di ideali di libertà, fraternità e uguaglianza. Poco tempo dopo questo fervore verrà soffocato e i Borbone torneranno sul trono.

Nei primi anni dell’Ottocento si intrapresero importanti lavori di ristrutturazione degli ambienti interni creando zone di ristoro e ricreazione e fu rifatta la facciata in pieno stile neoclassico. Sono durati due anni e diedero all’edificio l’aspetto attuale.

La notte tra il 12 e 13 febbraio 1816 un incendio distrusse il teatro ed i lavori di ricostruzione ripristinarono lo stato precedente del teatro, anche se fu riadattata la sala interna in modo che raggiungesse i 2500 posti a sedere.

https://youtu.be/Zm4IN4m9x0o

Dal 1815 al 1822 Gioacchino Rossini fu il direttore musicale del teatro e dal 1822 al 1838 l’incarico fu affidato a Gaetano Donizetti.

Durante la seconda parte del regno di Ferdinando II la censura si faceva sempre più stretta nella vita artistica del teatro.

Dopo il cambio di titolo dell’opera del Bellini Bianca e Fernando in Bianca e Gernando vi furono altre censure che inquinarono il rapporto con Giuseppe Verdi. Inizialmente fu proibita la messa in scena di due sue opere: Il trovatore nel 1853 e Un ballo in maschera (con il nome di Una vendetta in domino) nel 1859. Ciònonostante furono presentate parecchie opere di Verdi al San Carlo.

Nella prima metà del XX secolo l’attività del teatro fu fortemente segnata dalle due guerre. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il  San Carlo fu il primo teatro in Italia a riaprire ed è il primo a recarsi all’estero.

Dal 1º ottobre 2011, adiacente al teatro vi è il MEMUS (acronimo di “memoria” e “museo”): l’esposizione di quadri, fotografie, strumenti musicali, costumi e documenti d’epoca ripercorrono la storia del San Carlo e dell’opera italiana, coadiuvati anche da un archivio musicale audio e di immagini video.

Durante la stagione 2019/2020 è stata allestita nelle Sale dell’Appartamento Reale del Museo di Capodimonte la mostra “Napoli Napoli lava, porcellana e musica” in collaborazione con il Teatro San Carlo, di cui fanno parte le porcellane delle Reali Fabbriche di Capodimonte ed i costumi del San Carlo:

https://youtu.be/1mVUjiqt20s

 

I PIÙ ANTICHI CAFFÈ STORICI 

Nell’antica Roma vi erano i “thermopolii”, veri e propri bar con bancone di pietra verso la strada, dove venivano servite le bevande.

Attorno al 1554 nacque a Costantinopoli la “caffetteria”, e con la diffusione del caffè ne vennero aperte anche in Occidente.

Quando in epoca post napoleonica ci fu una maggiore fluidità fra le classi sociali, un’umanità varia iniziò a frequentare le botteghe del caffé, che diventarono così spazio privilegiato per la circolazione delle idee politiche, letterarie e artistiche più diverse.

Se  vogliamo fare un viaggio attraverso i più antichi locali storici, dobbiamo per forza partire da Venezia, città mercantile che per prima diffuse il culto del caffè nella penisola.

Caffè Florian (Venezia)

Aperto nel 1720, inizialmente con due semplici e modeste sale, il Florian e gli arredi così come noi oggi li conosciamo risalgono nelle loro componenti essenziali al 1858, quando la struttura preesistente del Caffè venne totalmente modificata e decorata.

Attualmente nel Florian ci sono sei sale:

La Sala del Senato è considerata dai veneziani la sala più importante per il suo valore storico-artistico in quanto è stata scenografia e palcoscenico della nascita della Biennale di Venezia nel 1893: l’allora Sindaco della città lagunare Riccardo Selvatico, assieme ad un gruppo di amici intellettuali e artisti, concepì l’idea di organizzare una prestigiosa Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea come omaggio a Re Umberto e alla Regina Margherita.

Le pareti della Sala Cinese presentano un labirinto di figure ispirate ad un Oriente reale ma al tempo stesso immaginato e immaginario, che si intreccia alle decorazioni in foglia d’oro, ai fregi e ai divanetti in velluto rosso.

La Sala Orientale venne decorata con dipinti del pittore veneto Giacomo Casa, che faceva sognare i suoi contemporanei con immagini esotiche di donne amabilmente svestite ma sottilmente velate.

Marco Polo, Tiziano, Carlo Goldoni, Paolo Sarpi, Palladio, Francesco Morosini, Benedetto Marcello, Pietro Orseolo, Enrico Dandolo e Vettor Pisani sono i dieci uomini illustri che hanno contribuito a rendere Venezia storicamente importante e famosa nel mondo. Alternati a imponenti specchi e pannelli decorati,  ci osservano dai loro ritratti nella Sala degli Uomini Illustri.

Chi entra nella Sala delle Stagioni viene accolto da figure di donne, cinte da lunghe vesti, che simboleggiano le stagioni. La primavera porta in grembo un mazzo di fiori, l’estate si accende con le dorate spighe di grano, l’autunno si contorna di grappoli d’uva, mentre l’inverno volta malinconicamente le spalle ai suoi spettatori.

L’Art Nouveau colora di turchese la Sala Liberty (così viene chiamata l’Art Nouveau in Italia). Fu creata nel 1920 in occasione del bicentenario del Caffè. Successivamente fu adibita a ripostiglio, per poi essere restaurata e riportata all’antico splendore nel  1986 con il suo soffitto a volta, specchi dipinti a mano e appliques in vetro di Murano.

https://youtu.be/pmALFuq0ocA

Caffè Gilli (Firenze)

Era il 1733, nella Firenze dei Medici, quando la famiglia svizzera Gilli apre “La Bottega dei Pani Dolci” a pochi passi dal Duomo, in Via degli Speziali.

Nel 1843, oltre a questo negozio, Gilli compra una porzione di bottega nella Via Calzaiuoli, il che gli  consente di produrre e vendere la propria pasticceria sulla via che era diventata la più importante della vita mondana della città.

Nel 1917 Gilli approda nella sua ultima ed attuale posizione in Piazza della Repubblica, diventando il luogo di ritrovo sociale e culturale prediletto.

Attualmente il locale mantiene intatto quello stile che lo ha sempre contraddistinto ed è l’unica caffetteria Belle Époque rimasta a Firenze, con le pareti color avorio, i lampadari di Murano, il soffitto affrescato, gli archi, il banco bar maestoso e angolare: https://youtu.be/2t1GGE5gK_8

Antico Caffè Greco (Roma)

Dal 1760 in Via dei Condotti, deve il suo nome al fatto che il fondatore fosse di origini greche.

Nelle sue nove sale si può ammirare l’imponente collezione composta da oltre trecento tra opere d’arte e cimeli storici che compongono la “galleria di proprietà dell’Antico Caffè Greco” e che lo rende un vero e proprio museo, sempre aperto al pubblico.

La prima sala, appena si entra, è chiamata Sala Venezia dai grandi quadri rappresentanti le vedute della città lagunare che ornano le pareti ed è qui dove si trova il banco bar.

La Sala Roma è la seconda sala, interamente arredata nel 1897 dalle tele del paesaggista Vincenzo Giovannini che ritraggono le vedute dei più celebri monumenti della Roma classica, dall’Arco di Tito al cuore del Foro.

Quella successiva è la Sala delle Vedute Romane: qui prevalgono le immagini della campagna romana con scene di pastori, agricoltori e viandanti.

La Sala Omnibus è la più importante, non solo per le opere esposte, ma perché era la sala preferita dai vari gruppi di intellettuali che si davano appuntamento al Caffè Greco.

Segue la Sala Galli che prende il nome dall’omonimo pittore milanese Luigi Galli, del quale è esposto un autoritratto, e anche la Sala Szoldaticz prende il nome dal pittore Giorgio Szoldaticz e ospita un suo autoritratto.

In una zona di mezzo fra i locali tecnici e di servizio del Caffè Greco si trova la Sala Bianca che ha in bella mostra una grande stampa di Guttuso dedicata proprio agli avventori del Greco.

Alla storica famiglia Gubinelli, che fu a lungo proprietaria del Caffè Greco, è dedicata la Sala Gubinelli in cui si trova il “Papillon di Gabriele D’Annunzio” regalato dal poeta al Caffè, di cui era un assiduo frequentatore.

La Sala Rossa – Ieri  si apre alla fine del lungo corridoio in uno splendore di altri tempi.

Infine, la Sala Rossa – Oggi, che un tempo era la stalla dove si lasciavano i cavalli per accedere al Caffè, è stato il luogo preferito da artisti e Vip, sia per incontrarsi che per trarre ispirazione per le loro opere.

https://youtu.be/RdVAGWSgdxY

Al Bicerin (Torino)

La storia inizia nel 1763, quando l’acquacedratario Giuseppe Dentis apre la sua piccola bottega nell’edificio di fronte all’ingresso del Santuario della Consolata. Il locale all’epoca era arredato semplicemente, con tavoli e panche di legno.

Nel 1856  viene edificato l’attuale palazzo e in questa sede il caffè assume l’elegante forma che oggi possiamo apprezzare: le pareti vengono abbellite con boiseries di legno decorate da specchi e lampade, e fanno la loro comparsa i caratteristici tavolini tondi di marmo bianco.

L’invenzione del “bicerin” è stata, senza alcun dubbio, la base del successo del locale. In realtà fu l’evoluzione della settecentesca bavarèisa, una bevanda allora di gran moda che veniva servita in grossi bicchieri e che era fatta di caffè, cioccolato, latte e sciroppo.

Il rituale del bicerin prevedeva all’inizio che i tre ingredienti fossero serviti separatamente, ma già nell’Ottocento vengono riuniti in un unico bicchiere e declinati in tre varianti: pur e fiur (simile all’odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), ‘n poc ‘d tut (ovvero “un po’ di tutto”), con tutti e tre gli ingredienti.

Un tempo, i caffè erano il luogo di ritrovo degli uomini  per bere, fumare e parlare. Le donne “rispettabili” non potevano frequentare luoghi così poco adatti a loro.

Anche in questo il Bicerin si dimostrò un locale unico: era stato aperto da un uomo, ma la gestione presto passò in mano a delle signore. La particolare posizione di fronte al Santuario della Consolata lo faceva meta preferita da un pubblico femminile che in tale ambiente si sentiva protetto e a suo agio,

Lo scrittore Umberto Eco nel suo romanzo storico Il Cimitero di Praga fa una lunga e dettagliata descrizione del Caffè Al Bicerin utilizzandolo come ambientazione di una parte del libro.

https://youtu.be/YDoTc_NRozc

Gran Caffè Gambrinus (Napoli)

Locale storico di Napoli in via Chiaia, il cui nome deriva dal leggendario re delle Fiandre Jan Primus, considerato il patrono della birra.

La storia del Gran Caffè Gambrinus inizia con l’Unità d’Italia quando, nel 1860, al piano terra del palazzo della Foresteria (attualmente sede della Prefettura) l’imprenditore Vincenzo Apuzzo apre il “Gran Caffè”.

Affacciato su Piazza Plebiscito e Palazzo Reale, il Caffè diventa in breve tempo il salotto del bel mondo cittadino e grazie all’opera dei migliori pasticceri, gelatai e baristi ottiene per decreto il riconoscimento di “Fornitore della Real Casa”.

Sull’onda francese anche a Napoli, a fine dell’Ottocento, arrivò il Cafè Chantant e il Gambrinus, insieme al Salone Margherita, fu uno dei ritrovi della nobiltà napoletana.

Con il passare del tempo, nella versione napoletana del Cafè Chantant si andò a delineare la figura della “sciantosa” (il termine deriva dall’adattamento in lingua napoletana della parola francese chanteuse, cioè cantante).

Ed anche in quel periodo è nata al Gran Caffè Gambrinus la pratica del “caffè sospeso”, che consiste nel lasciare un caffè pagato per le persone povere che non possono acquistarlo e concedersi il piacere di un caffè.

Il Gran Caffè Gambrinus prosperò fino al 1938 quando il prefetto Marziale ne ordinò la chiusura perché considerato luogo antifascista ed i locali furono ceduti al Banco di Napoli.

Agli inizi degli anni ’70 Michele Sergio dà inizio alla battaglia per recuperare i locali del Caffè. Grazie al lavoro minuzioso di restauro degli antichi stucchi e di recupero dei pregevoli affreschi, il Gran Caffè Gambrinus è rinato a nuovo splendore: https://youtu.be/q72EdkmHYOo

Il nostro giro nei più antichi caffè storici d’Italia finisce qui …

I LUOGHI DEL GATTOPARDO 

«Noi fummo i gattopardi, i leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene; e tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.»

Sono le parole del Principe Don Fabrizio di Salina, protagonista del romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che narra le trasformazioni avvenute nella vita e nella società siciliana durante il Risorgimento, dal momento del trapasso dal regime borbonico alla transizione unitaria del Regno d’Italia, dopo la spedizione dei Mille di Garibaldi.

Il ricordo del figlio dello scrittore ci aiuta a capire meglio il suo carattere, la sua personalità e la nostalgia che lo accompagnò durante tutta la vita:

https://youtu.be/gZPr-VL1Csc  e a seguire https://youtu.be/wpfDdFM1j74

Giuseppe Tomasi di Lampedusa trascorreva durante l’infanzia lunghi periodi di vacanza nella residenza di Santa Margherita Belice, oggi museo del Gattopardo: https://youtu.be/WTGjLr-mGLM

La città di Palma venne fondata nel 1637 nella baronia di Montechiaro dai fratelli gemelli Carlo, barone Tomasi, e Giulio.

Poco dopo Carlo Tomasi, di salute fragile e molto attratto dalla vita religiosa, lascia il ducato e la fidanzata Rosalia Traina al fratello Giulio per entrare nell’Ordine dei chierici regolari teatini.

La dote della duchessa permette il definitivo consolidamento della famiglia Tomasi nei più alti strati dell’aristocrazia siciliana. Giuseppe, il penultimo dei Tomasi di Lampedusa e autore de “Il Gattopardo”,  possedeva vaste proprietà a Palma, dove ambientò gran parte delle vicende del suo romanzo:

https://youtu.be/DUmI6YPdoHc

Adesso partiamo con il Principe di Salina e andiamo nella sua residenza estiva di Donnafugata. Durante il viaggio ci renderà partecipi delle sue emozioni e ci consentirà di conoscere il suo personale sguardo del luogo: https://youtu.be/wSiZkw40alU

Non possiamo concludere questo percorso nei luoghi del Gattopardo senza ricordare la frase emblematica del romanzo: https://youtu.be/qb0IlSBFVt0

 

CAPPELLA DI SANSEVERO 

Nel cuore del centro antico di Napoli sorge il Museo Cappella Sansevero nel quale si intrecciano la creatività barocca, l’orgoglio dinastico, la bellezza e il mistero creando un’atmosfera unica, quasi fuori dal tempo.

E’ al contempo un mausoleo nobiliare ed un tempio iniziatico che riflette la poliedrica personalità del suo geniale ideatore: Raimondo di Sangro, settimo Principe di Sansevero, che viene descritto come un nobiluomo, esoterista, inventore, anatomista, militare, alchimista, massone, mecenate, scrittore, letterato e accademico italiano.

Rampollo di un casato discendente da Carlo Magno, Raimondo di Sangro nacque il 30 gennaio 1710 nel castello di Torremaggiore nelle Puglie. La madre morì quello stesso anno ed il padre fu costretto ad allontanarsi dall’Italia per vicende personali. Quindi, Raimondo fu affidato sin da bambino alle cure del nonno Paolo, sesto principe di Sansevero.

Il suo esordio come inventore risale al 1729, ancora allievo dai Gesuiti, con l’invenzione di un palco pieghevole per le rappresentazioni teatrali.

Nel 1735 aderì alla Massoneria, un’associazione che provvedeva al riverbero degli ideali dell’Illuminismo europeo.

I suoi rapporti con la Santa Sede si inasprirono quando pubblicò nel 1751 un’opera in cui elogiava un antico sistema comunicativo peruviano, con frequenti rimandi alla cabala. Ciò non piacque ai censori dell’Inquisizione romana che nel 1752 misero l’opera di Raimondo all’indice dei libri proibiti dall’autorità ecclesiastica.

Ma l’attività che lo tenne più impegnato fu la realizzazione del progetto iconografico della Cappella per il quale convocò vari artisti che diedero alla luce sculture di ricco simbolismo quali il Cristo velato, la Pudicizia e il Disinganno, considerati dei veri capolavori.

https://www.youtube.com/watch?v=XnWugNUDxlg

Gli ultimi quindici anni di vita di Raimondo furono segnati da pesanti difficoltà economiche che però non compromisero il completamento della Cappella nel 1766. Raimondo di Sangro morì nel 1771.

Ascoltiamo l’interpretazione artistica  sulla Cappella di Sansevero e sul Cristo velato a cura dal critico d’arte Vittorio Sgarbi: https://www.youtube.com/watch?v=JKjroHIsW5Q

CASTELLO DI SAMMEZZANO 

A 30 km. da Firenze troviamo il Castello di Sammezzano, circondato da un ampio parco, situato nell’omonima località che vanta origini molto antiche. Infatti, la tenuta di cui fa parte Sammezzano appartenne a famiglie molto importanti fino ad arrivare alla famiglia Ximenes d’Aragona, il cui ultimo erede fu Ferdinando Panciatichi.

Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona nacque a Firenze nel 1813 e nel periodo compreso tra il 1843 e il 1889 trasformò ed ampliò l’edificio.

 https://www.youtube.com/watch?v=ywoGAVSxLvE

Influenzato esteticamente dalla corrente culturale e artistica definita “orientalismo”, che si era diffusa in tutta Europa dagli inizi dell’800, Ferdinando iniziò a modificare la struttura esistente del castello e a realizzare nuove ambientazioni e nuove sale, tra cui la Sala d’Ingresso, il Corridoio delle Stalattiti, la Sala da Ballo e la Torre centrale.

Dato il suo particolare interesse per la botanica, Ferdinando piantò varie specie arboree nel parco che circonda il Castello, tra cui le maestose sequoie.

Uomo di idee liberali e fiero anticlericale fu un politico molto impegnato nel periodo dell’Unità d’Italia.

https://www.youtube.com/watch?v=VuSSc8nLTT4

Nel dopoguerra il Castello è stato adibito a hotel di lusso e fu set di numerose produzioni cinematografiche.

Nonostante la vendita all’asta del 1999 e alcuni urgenti lavori di restauro, era in stato di abbandono. Nell’ottobre 2015 il Castello è stato nuovamente messo all’asta a causa dei problemi di liquidità della società italo-inglese che lo acquistò nel 1999, ma è andata deserta.

Nel maggio 2017 viene acquistato all’asta da una società con sede a Dubai e il mese successivo la vendita è stata annullata dal tribunale di Firenze.

Nel 2012 è stato costituito il “10 marzo 1813-2013 – Comitato per i duecento anni dalla nascita del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona”, che ancora oggi organizza eventi culturali nel Castello.

ABBAZIA DI SAN GALGANO

Galgano Guidotti, nato a Chiusdino nel 1148/1152 circa, era un giovane violento e dedicato ad una vita di divertimenti. Della sua vita si sa poco e ci sono pochi documenti.

Galgano – dopo le apparizioni di San Michele Arcangelo – si convertì e si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza.

Il momento culminante della conversione avvenne nel giorno di Natale del 1180 quando, giunto sul colle di Montesiepi, Galgano infisse nel terreno la sua spada,allo scopo di trasformare l’arma in una croce: in effetti, nella Rotonda c’è un masso dalle cui fessure spuntano un’elsa e un segmento di una spada corrosa dagli anni e dalla ruggine, ora protetto da una teca.

Galgano  Guidotti morì nel 1181.

Quattro anni dopo la sua morte, Papa Lucio III lo proclamò santo.

Ugo Saladini, Vescovo di Volterra, fece edificare una cappella nel luogo della morte di San Galgano, che fu terminata intorno al 1185. Il suo successore promosse la costruzione di un vero e proprio monastero e, dato che negli ultimi anni della sua vita San Galgano era in contatto con i Cistercensi, furono loro ad essere chiamati a fondare la prima comunità di monaci.

https://www.youtube.com/watch?v=VdZ6izTtKZU

L’Abbazia di San Galgano si trova a una trentina di chilometri da Siena, nel comune di Chiusdino. Il sito è costituito dall’eremo (detto “Rotonda di Montesiepi”) e dalla grande abbazia, ora completamente in rovina e ridotta alle sole mura.

https://www.youtube.com/watch?v=pgcMh-lmIpM

L’abbazia fu realizzata tra il 1220 ed il 1268 nel periodo in cui in Italia si fondevano lo stile Romanico con il nascente stile Gotico, di origine francese.

Il tetto dell’abbazia crollò nel 1786 quando un fulmine colpì il campanile dell’abbazia. Tre anni dopo fu sconsacrata e da lì in poi venne usata come stalla, fino a quando nel 1926 lo Stato italiano ne riconobbe il valore culturale, tutelandola: https://www.youtube.com/watch?v=NJwAI2ACm9I

 

AQUILEIA

Friuli-Venezia Giulia, siamo ad Aquileia, piccolo comune italiano, antica colonia romana fondata nel 181 a.C. con la finalità di sbarrare la strada ai barbari che minacciavano i confini orientali dell’Italia:

https://www.youtube.com/watch?v=XsCtt7FPBY4

La Chiesa madre di Aquileia ha origini apostoliche. Qui San Marco, inviato da San Pietro ad evangelizzare la città, consacra Sant’Ermacora primo Vescovo di Aquileia.

Dedicata alla Vergine e ai Santi Ermacora e Fortunato, la basilica è il più antico edificio di culto cristiano dell’Italia nord-orientale. Ha una storia architettonica le cui radici affondano negli anni immediatamente successivi al 313 d.C. quando, grazie all’Editto di Milano che poneva termine alle persecuzioni religiose, la comunità cristiana ebbe la possibilità di edificare liberamente il primo edificio di culto.

Nei secoli successivi, dopo la distruzione di questa prima chiesa, sede vescovile, gli aquileiesi la ricostruirono per ben quattro volte, sovrapponendo le nuove costruzioni ai resti delle precedenti:

https://www.youtube.com/watch?v=OjSfYq9t6_4

L’attuale Basilica si presenta, nel complesso, in forme romanico-gotiche. L’interno, maestoso e solenne, è permeato di un’intensa spiritualità.

Il pavimento è costituito da un meraviglioso mosaico policromo del secolo IV, portato alla luce dagli archeologi negli anni 1909-12, ed è il più esteso mosaico paleocristiano del mondo occidentale (ben 760 m2).

Tra il pavimento e l’elegante soffitto ligneo, che risale al secolo XV, sono racchiusi oltre mille anni di vicende storico-artistiche.

https://www.youtube.com/watch?v=360Cmq5inlQ

I TEATRI DI CORTE 

Vestiamoci eleganti perché andremo a  visitare i Teatri di Corte, cioè quegli spazi adibiti ad uso teatrale all’interno delle residenze sovrane.

In occasione delle nozze tra Ferdinando I e Maria Carolina d’Asburgo-Lorena fu realizzato nel 1768 il Teatro di Corte del Palazzo Reale a Napoli.

Era stato allestito da Ferdinando Fuga nell’antica Sala Regia e venne seriamente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il palco è originale del XVIII secolo, ma il palcoscenico ed il soffitto sono stati rifatti durante gli anni ’50 con affreschi che hanno ripreso quelli originali di Antonio Dominici e Crescenzio La Gamba.

Lungo le pareti sono poste nelle nicchie delle statue ritraenti Minerva, Mercurio, Apollo e le nove Musa:

https://www.youtube.com/watch?v=I-aGjJQyISM&t=20s

Da Napoli ci spostiamo a Firenze dove gli spettacoli si erano tenuti nel Salone dei  Cinquecento a Palazzo Vecchio finchè Francesco I commissionò a Bernardo Buontalenti nel 1576 un Teatro di Corte , che fu completato nel 1586.

Nel 1589 lo stesso Buontalenti modificò completamente l’apparato decorativo, su indicazione del nuovo Granduca Ferdinando I e l’inaugurazione ebbe luogo in occasione dei festeggiamenti per le nozze del Granduca con Cristina di Lorena: venne allestita “La pellegrina”, un’opera di transizione verso il melodramma in cui le parti cantate superavano ormai quelle recitate.

Nel XVIII secolo, con l’invenzione dei teatri più comodi, a palchi, e con il definitivo trasferimento della corte granducale a Palazzo Pitti, il Teatro Mediceo fu smantellato: https://www.youtube.com/watch?v=exsIHLxaeqg

Un percorso di soli 186 km. per arrivare a Parma al Palazzo della Pilotta dove, Ranuccio I duca di Parma e Piacenza a partire dal 1618 fece costruire un teatro di corte perché intendeva celebrare con uno spettacolo teatrale la sosta a Parma del Granduca di Toscana Cosimo II, diretto a Milano per onorare la tomba di San Carlo Borromeo.

Il teatro venne costruito al primo piano del Palazzo della Pilotta e fu inaugurato solo nel 1628 in occasione delle nozze di Odoardo, figlio di Ranuccio, con Margherita de’ Medici, figlia di Cosimo.

Nel secolo successivo il teatro decadde inesorabilmente e venne quasi completamente distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale nel 1944.

Tra il 1956 ed il 1960 fu ricostruito secondo i disegni originali con il materiale recuperato ed inserito come prestigioso ingresso della Galleria Nazionale di Parma.

Oggi il  Teatro Farnese è sede di alcune rappresentazioni concertistiche ed operistiche del Teatro Regio di Parma: https://www.youtube.com/watch?v=5dETvWopcjs

Non possiamo salutarci senza visitare il Teatro di Corte della Reggia di  Caserta voluto dal re Carlo III di Borbone sul modello del Teatro San Carlo di Napoli.

E’ un gioiello architettonico realizzato da Luigi Vanvitelli in modo che potesse, in caso di necessità scenica, aprirsi sul fondo verso il parco della Reggia, come avvenne in occasione della rappresentazione della “Didone abbandonata”, opera su libretto di Pietro Metastasio, quando fu simulato l’incendio di Cartagine.

Il teatro fu completato nel 1768 con cinque ordini di palchetti su impianto a ferro di cavallo, sontuosamente decorati con ornamenti che alludono alla casa regnante: https://www.youtube.com/watch?v=wTVYNBu8Y8Y.

Ci siamo divertiti, abbiamo sognato di far parte di qualche antica corte europea,  adesso torniamo dal nostro viaggio nel tempo …