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Personalità

ETTORE PANIZZA

“Alta en el cielo” è l’aria tratta dall’opera Aurora che è diventata la canzone alla bandiera argentina.

Autore: Ettore Panizza, più conosciuto come Héctor Panizza, compositore e direttore d’orchestra argentino di origine italiana di livello internazionale.

Nato a Buenos Aires il 12 agosto 1875 in una famiglia di immigranti italiani, iniziò gli studi musicali con suo padre che era violoncellista al Teatro Colón ed, in seguito,  continuò a studiare al Conservatorio di Milano (oggi Conservatorio Giuseppe Verdi).

Ecco a voi una breve presentazione del Mº Sebastiano De Filippi, Direttore dell’Orchestra da Camera del Parlamento Nazionale argentino e studioso della vita e dell’opera di Ettore Panizza:  https://youtu.be/VprHilSSlCQ

A soli 22 anni Panizza compose Il fidanzato del mare e, qualche anno dopo, Medioevo Latino, di cui ascoltiamo l’aria “In mia segreta camera del core:

https://youtu.be/7gN7gu-EdJQ

Ettore Panizza trascorse più di cinquant’anni lavorando nei più prestigiosi teatri d’Europa e d’America: per lunghe stagioni fu al Convent Garden (1907-1914), alla Scala (1916-17 e 1921-32) dove nacque il sodalizio professionale ed umano con Arturo Toscanini che durerà per entrambi per tutta la vita, al Metropolitan (1934-42), nonché al Teatro Colón di Buenos Aires durante più di venti stagioni d’opera tra il 1921 ed il 1950.

È stato inoltre un grande interprete della musica wagneriana in Italia ed  un apprezzato compositore di musica sinfonica e da camera.

https://youtu.be/iaeASpllymU

Meritò dopo le sue esecuzioni della Butterfly (nel novembre 1905 al Politeama di Genova e nel 1906 al San Carlo) l’entusiastica approvazione di Giacomo Puccini e nel 1932, dopo l’esecuzione dell’Elektra, la commossa gratitudine di Richard Strauss.

L’ultima opera di Panizza, Bizanzio, fu rappresentata al Teatro Colón il 25 luglio 1939.

Nel 1907 Panizza – su incarico del governo argentino – compose l’opera Aurora con libretto dell’italiano Luigi Illica, in cui racconta la tragica storia di Mariano che si innamora di Aurora, figlia del capo spagnolo Don Ignacio, e lotta per l’indipendenza del suo Paese.

Aurora fu presentata al Teatro Colón di Buenos Aires il 4 settembre 1908, diretta dallo stesso Panizza.

Di solito ci occupiamo in questo spazio di artisti italiani, ma ho ritenuto doveroso far conoscere meglio questo grande artista italo argentino, che è stato tanto stimato ed apprezzato in Italia.

Vi lascio con la commovente interpretazione del tenore Darío Volonté dell’aria “Alta en el cielo”: https://youtu.be/_6C9Et-JFSM

ENRICO CARUSO

Vogliamo ricordare il grande tenore Enrico Caruso a cent’anni dalla sua scomparsa e per iniziare vi propongo una passeggiata nei giardini della sua villa “Bellosguardo” a Lastra a Signa, in provincia di Firenze:

https://youtu.be/idDdD8MibMo

Nato a Napoli nel 1873, da padre operaio metalmeccanico e  madre donna delle pulizie, da piccolo scoprì di essere portato per il disegno mentre, nel frattempo, crescevano il suo talento e la sua voce.

La madre, che morì presto, lo incoraggiò a prendere lezioni di canto.

Oltre a cantare nel coro della chiesa, Caruso iniziò a esibirsi nei teatri di Caserta, Napoli e Salerno e la sua prima esibizione all’estero fu al Cairo.

Il direttore d’orchestra Vincenzo Lombardi gli propose di accompagnarlo nella stagione estiva a Livorno. Lì Caruso conobbe il soprano Ada Botti Giachetti, donna sposata e madre di un bambino. Con lei ebbe un lungo rapporto dal quale nasceranno due figli, Rodolfo ed Enrico

Ecco una breve biografia che parte proprio da questo momento della sua vita:

https://youtu.be/blWSPJ1ILtM

Nel 1899 Enrico Caruso debuttò a Buenos Aires al Teatro dell’Opera e successivamente tornò altre cinque volte, di cui nel 1915 e nel 1917 si esibì nell’appena inaugurato Teatro Colón.

Ascoltiamolo nell’aria E lucevan le stelle, dall’opera “Tosca”, versione del 1904 rimasterizzata: https://youtu.be/3TjEoAXzJ9E

Nel 1909 Caruso incise una serie di ventidue canzoni napoletane che comprendeva anche Core ‘ngrato: https://youtu.be/OQt9x-GZQ8g

La villa “Bellosguardo”  risale al periodo 1585/95 in cui l’abate Alessandro Pucci la fece costruire e rimase di proprietà della famiglia Pucci fino al 1858 quando venne venduta a Giuseppe Campi, ciambellano del granduca Leopoldo II.

Nel 1906 la villa venne acquistata da Enrico Caruso, che la fece restaurare secondo lo stile delle ville toscane, arricchendola anche di opere d’arte.

Oggi, Villa Caruso è diventata museo e sede di eventi musicali:

https://youtu.be/PEaVdoqaozs

ANTONIO VIVALDI

Ci ritroviamo per ricordare che il prossimo 28 luglio ricorrono i 280 anni dalla morte di Antonio Lucio Vivaldi, compositore e violinista italiano, uno dei massimi esponenti del barocco musicale, ed anche sacerdote.

Se Salisburgo vuol dire Mozart e Vienna vuol dire Strauss, Venezia vuol dire Vivaldi.

Ma chi era veramente Antonio Vivaldi? Scopriamolo insieme!

https://youtu.be/FGRocmtjpR8

Nel 1711 fu pubblicata ad Amsterdam la Op. 3 di Vivaldi, più conosciuta come Estro armonico.

È una raccolta di dodici concerti, la cui strumentazione è di orchestra d’archi e un violino solista in 4 concerti, due violini solisti  in altri quattro concerti (di cui 2 anche con il violoncello), ed ancora altri 4 concerti per quattro violini solisti (anche in questo caso 2 dei concerti anche con il violoncello).

Il titolo dell’opera vuole evidenziare il punto di equilibrio fra due esigenze opposte: l’estro (cioè la pura fantasia) e i vincoli matematici previsti dalle regole dell’armonia.

Ascoltiamo l’esecuzione dei I Solisti Veneti:

https://youtu.be/dReXaUAQpiI

La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino ospita il maggior numero di partiture autografe di Antonio Vivaldi.

Il violino è stato al centro delle sue composizioni, ma il Prete Rosso ha anche composto per una varietà di strumenti solisti, tra cui flauto, clarinetto, tromba e mandolino.

Ascoltiamo il concerto per violino, archi e cembalo RV386 eseguito dagli Interpreti Veneziani: https://youtu.be/GDR-rCtMRl0

Un’altra opera molto conosciuta di Vivaldi è La Stravaganza, una raccolta di dodici concerti per violino composti tra il 1712 ed il 1713 e pubblicati ad Amsterdam nel 1716 come opus 4.

I concerti sono stati dedicati dal compositore al nobile veneziano Vettor Delfino: https://youtu.be/hyud0ZJ_H5I

Le Quattro Stagioni (pubblicata ad Amsterdam nel 1725) sono, a ragione, il ciclo più noto di composizioni vivaldiane: si tratta di quattro concerti per violino solista concertante ed orchestra d’archi, ispirati ciascuno ad una stagione dell’anno.

Fanno parte dell’op. 8 (Il cimento dell’armonia e dell’invenzione) e costituiscono uno dei primissimi esempi di musica descrittiva.

L’ Estate (per violino, archi e cembalo) è il concerto di maggiore efficacia descrittiva.

Dietro alla “Languidezza per il caldo” (come sottotitola il compositore nel primo tempo lo spartito) si cela però una tempesta che si  avvicina da lontano nella calura estiva per poi scoppiare nel finale in tutta la sua virulenza. L’assolo descrive il pastore spaventato dal temporale improvviso.

Questo terzo tempo si presta a grande virtuosismo tecnico, toccando alti picchi di drammaticità.

La tempesta è la protagonista indiscussa del movimento, che fa sfoggio di tutta la sua potenza, contro cui nemmeno l’uomo può nulla.

Ascoltiamo l’esecuzione degli Interpreti Veneziani:

https://youtu.be/bjhYNbyMFM4

ALIDA VALLI

Poco conosciuta tra i giovani, ma chi andava al cinema quando i film erano ancora in bianco e nero, sicuramente ricorderà Alida Valli.

Alida Maria Altenburger von Marckenstein und Frauenberg, più conosciuta come Alida Valli, è nata il 31 maggio di cent’anni fa a Pola.

La madre era una pianista istriana ed il padre un professore di filosofia e critico musicale trentino con ascendenze aristocratiche.

Alida Valli frequentò il Centro Sperimentale di Cinematografia, esordì giovanissima sul grande schermo e divenne il simbolo del cinema italiano del periodo fascista lavorando in film come Mille lire al mese nel 1938:

https://youtu.be/mSbakcZhFQQ

Nell’autunno del 1943 rifiutò di trasferirsi negli studi cinematografici del fascismo (il Cinevillaggio di Venezia) per non recitare in film di propaganda fascista.

Rimase a Roma e portò al grande successo la canzone Ma l’amore no, tratta dal film “Stasera niente di nuovo” di Mario Mattoli: https://youtu.be/2zbAZbr7zg0

La sua fama si consolidò sotto la direzione di registi quali Gillo Pontecorvo in “La grande strada azzurra” nel 1957, Franco Brusati in “Il disordine” nel 1962, Pier Paolo Pasolini in “Edipo re” nel 1967.  Fu molto richiesta anche da registi stranieri, soprattutto francesi, e dal regista argentino Leopoldo Torre Nilsson per il film “Homenaje a la hora de la siesta” del 1962:

https://youtu.be/tznYLqjgIA8

Ricevette il Gamajun International Award nel 1990, il David di Donatello alla carriera nel 1991 (ne aveva già vinto uno nel 1982 come miglior attrice non protagonista per “La caduta degli angeli ribelli” di Marco Tullio Giordana) e il Leone d’Oro alla carriera al festival di Venezia nel 1997.

Alida Valli morì a Roma il 22 aprile 2006. Ricordiamola così:

https://youtu.be/_b7jc18MFJg

 

CARLA FRACCI

Desidero incominciare questo ricordo con i versi che Eugenio Montale gli dedicò nel 1969 mentre lei era incinta e lontana dalle scene:

 

La danzatrice stanca 

 

Torna a fiorir la rosa
che pur dianzi languia…
Dianzi? Vuol dire dapprima, poco fa.  
e quando mai può dirsi per stagioni
che s’incastrano l’una nell’altra, amorfe?
Ma si parla della rifioritura
d’una convalescente, di una guancia
meno pallente ove non sia muffito
l’aggettivo, del più vivido accendersi
dell’occhio, anzi del guardo.
È questo il solo fiore che rimane
con qualche metro d’un tuo dulcamara.
A te bastano i piedi sulla bilancia
per misurare i pochi milligrammi
che i già defunti turni stagionali
non seppero sottrarti. Poi potrai
rimettere le ali non più nubecola
celeste ma terrestre e non è detto
che il cielo se ne accorga basta che uno
stupisca che il tuo fiore si rincarna
si meraviglia. Non è di tutti i giorni
in questi nivei défilés di morte.

Luigi Fracci (alpino sergente maggiore) e Rocca Santina (operaria alla Innocenti di Milano) il 20 agosto 1936 diventano  genitori di  Carla.

Dal 1946 Carla Fracci studia alla scuola di ballo del Teatro alla Scala e si diploma nel 1954. Dopo due anni diventa danzatrice solista e prima ballerina nel 1958.

Da allora danza con alcune compagnie straniere, quali il London Festival Ballet, lo Stuttgart Ballet, il Royal Swedish Ballet e dal 1967 è ballerina ospite dell’American Ballet Theatre: https://youtu.be/dP6Vzm5Ds2s

La sua notorietà si lega alle interpretazioni di ruoli romantici e drammatici  con vari ballerini, tra cui Rudolf Nureyev, Vladimir Vasilliev, Henning Kronstam, Mikhail Baryshnikov e Gheorghe Iancu:

https://youtu.be/JMKr3iJFJHs

Alla fine degli anni ’80 dirige il corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli, dal 1996 al 1997 quello dell’Arena di Verona e dal novembre 2000 al luglio 2010 quello del Teatro dell’Opera di Roma

Ballerina e non solo, nel 1982 è protagonista dello sceneggiato RAI “Verdi” in cui interpreta il ruolo di Giuseppina Strepponi, soprano e seconda moglie del compositore.

Carla Fracci aveva imparato ad amare Firenze grazie al marito fiorentino, il Mº Beppe Menegatti. Il lungo legame affettivo con Firenze e con la Toscana

l’ha portata ad essere Assessore alla Cultura della Provincia di Firenze dal 2009 al 2014.

Forse è un luogo comune dire che è vissuta sulle punte… in punta di piedi ci ha lasciati il 27 maggio 2021: https://youtu.be/DPEQ9pYdoz8

FRANCO BATTIATO

Artista poliedrico, nato a Ionia in provincia di Catania il 23 marzo 1945 è venuto a mancare qualche giorno fa.

Un artista che ha approfondito e combinato tra loro diversi stili in modo molto personale iniziando negli anni ’60 con il pop, poi è passato al rock progressivo e all’avanguardia colta. Successivamente è tornato alla musica leggera, alla canzone d’autore e si è cimentato nella musica etnica, quella elettronica e l’opera lirica.

Una lunga ed intensa carriera di cui segnaleremo soltanto alcuni dei punti più salienti.

E’ del 1981 la sua celebre canzone Centro di gravità permanente basata sulle teorie psicofisiche del filosofo Georges Ivanovič Gurdjieff  relative alle difficoltà dell’essere umano a trovare il “proprio centro interiore”, indispensabile al controllo delle pulsioni emotive e irrazionali.

https://youtu.be/0XW9XN_vDaA

Nel 1989 Battiato sarà il primo cantante di musica leggera ad esibirsi in Vaticano su invito di Papa Giovanni Paolo II.

https://youtu.be/RyLk4LuvOM0

Il cantautore compone anche la musica del film Una vita scellerata, incentrato sulla figura dell’artista fiorentino Benvenuto Cellini (1990) ed è del 1996 il suo brano dal titolo La cura: https://youtu.be/UmE7nrfzcCo

Nel 1999 Battiato pubblica l’album Fleurs in cui, accompagnato da pianoforte e quartetto d’archi, si confronta con pezzi di natura sentimentale di altri artisti, sia italiani che stranieri.

Intorno al 1990 l’artista si avvicina al genere pittorico: i suoi dipinti rappresentano per lo più figure iconiche che pregano e volti di persone comuni, di solito suoi amici.

Non bisogna dimenticare le sue opere, tra cui Genesi rappresentata nel Teatro Regio di Parma nel 1987; Gilgamesh al Teatro dell’Opera di Roma nel 1992; Messa arcaica nella Basilica superiore di San Francesco d’Assisi nel ’93; Il cavaliere dell’intelletto nella Cattedrale di Palermo nel ’94  e Telesio al Teatro Rendano di Cosenza nel 2011.

A ottobre 2019 esce l’ultimo suo album dal titolo Torneremo ancora, che segna un ritorno alle origini e rappresenta una sorta di testamento musicale.

Dopodichè Battiato si ritirerà definitivamente dalle scene.

https://youtu.be/MCKZiu2IdXM

MILVA

Goro è un paese della provincia di Ferrara (Emilia-Romagna) che si è formato nella prima metà del XVIII secolo sull’argine destro del Po, tra il fiume e il mare, in un territorio paludoso dove si ergevano dossi e dove furono costruite le prime abitazioni.

La storia di Goro è caratterizzata dalla continua lotta dell’uomo contro le acque del mare e del fiume.

Ed è in questo piccolo paese dove, nel 1939, nasce Maria Ilva Biolcati in arte Milva, che ci ha lasciati lo scorso 23 aprile.

Non ha bisogno di presentazioni questa cantante ed attrice di teatro conosciuta internazionalmente.

Durante la sua lunghissima carriera ha registrato un gran numero di brani, passando per generi musicali molto distanti fra loro.

Dopo aver trionfato in un concorso di voci nuove della RAI nel 1959, partecipò al Festival di Sanremo 1961 arrivando terza con Il mare nel cassetto: https://youtu.be/k3Wk3uFcg3g

Qualche anno dopo si avvicina alla recitazione, lavorando nel teatro leggero per poi passare a Giorgio Strehler, figura molto importante per la sua crescita artistica. In pochi anni Milva diventa una delle più importanti attrici teatrali italiane e si specializza nella rappresentazione del repertorio brechtiano.

Dagli anni ottanta in poi, prestigiose collaborazioni ne esaltano le sue capacità artistiche, come quella con Luciano Berio e con Astor Piazzolla che la elegge come la sua interprete favorita: https://youtu.be/e-kegm6ztb8

Collabora anche con gli scrittori Umberto Eco, Andrea Zanzotto ed Emilio Villa, nel 1981 inizia il sodalizio con Franco Battiato.

Nel 1993 è il principe Orlofsky ne “Il pipistrello” al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania e lo stesso anno pubblica l’album “Uomini addosso”, di cui ascolteremo il brano Ci vorrebbe il mare: https://youtu.be/xSCyKEp-FGQ

La sua statura artistica è stata ufficialmente riconosciuta dall’Italia, la Francia e la Germania che le hanno conferito alcune tra le più alte onorificenze.

Anche se nel 2010 annuncia il suo addio alle scene, almeno per quanto riguarda le esibizioni dal vivo, Milva nel 2011 torna in teatro con lo spettacolo La variante di Lüneburg, tratto dal libro di Paolo Maurensig.

L’artista abbandonerà definitivamente le scene a partire dal 2013.

Per chiudere mi piace ricordarla in questo brano che esalta la sua forza ed il suo carisma: https://youtu.be/z2jXPOIu_tU

NINO MANFREDI 

Il 22 marzo 1921 nasceva a Castro dei Volsci, provincia di Frosinone, Saturnino Manfredi, più noto come Nino Manfredi.

Non  parleremo della lunghissima e abbondante carriera di Nino Manfredi sia come attore, regista, sceneggiatore, comico, cantante o doppiatore. D’altronde queste informazioni si trovano ovunque.

Per accontentare la famiglia nel 1941 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza e, contemporaneamente, dimostrò interesse per il palcoscenico esibendosi nel teatrino della parrocchia.

Nel 1943, per evitare l’arruolamento, si rifugiò per un anno in montagna con il fratello e al rientro nel ’44 riprese gli studi e si iscrisse all’Accademia nazionale d’arte drammatica.

Si laureò nel ’45 e nel ’47 si diplomò all’Accademia. Non esercitò mai la professione ed iniziò con il teatro nella compagnia Maltagliati-Gassman nel 1952.

Seguirono la radio, la televisione e innumerevoli film.

Godiamoci questa scena tratta dal film “Quelle strane occasioni” del 1976:

https://youtu.be/MOQuHFJ_bss

Nino Manfredi ha avuto notevole popolarità anche come testimonial pubblicitario di vari prodotti, tra cui i “Baci” Perugina ed il caffè “Lavazza”.

Inoltre ha partecipato  alle commedie musicali “Un trapezio per Lisistrata“ e “Rugantino”.

Vi propongo la famosa ballata “Roma nun fa’ la stupida stasera” cantata da Nino Manfredi e Mina: https://youtu.be/XrOi4zoOTTk

Pane e cioccolata” – che molti di voi ricorderete  – è considerato uno dei suoi migliori film e riguarda l’emigrazione italiana in Svizzera: https://youtu.be/mczHiP-1C7k

Ci salutiamo, anzi, Nino Manfredi ci saluta con una canzone romana, suo cavallo di battaglia, “Tanto pe’ cantàhttps://youtu.be/oKAoYQwqnVs

ASTOR PIAZZOLLA E LE SUE ORIGINI

 

11 marzo 1921- 11 marzo 2021 centenario della nascita del musicista argentino di origini italiane Astor Piazzolla.

Accompagnati dalla sua musica andremo a scoprire i luoghi di origine del maestro del tango.

Suo padre, Vicente Piazzolla (chiamato Nonino dai figli di Astor), era figlio di Pantaleone, un pescatore di Trani (Puglia) emigrato in Argentina, e di Assunta Manetti, la cui famiglia proveniva da Massa Sassorosso (Toscana).

Ascoltiamo Adiós Nonino, il tango dedicato a suo padre che morì in un incidente mentre Piazzolla era in tournèe: in questa occasione introdusse nella sua composizione elementi di George Gershwin, uno dei preferiti del  padre: https://youtu.be/Ljq4K31puA4

Incominciamo da Trani che diede i natali a Pantaleone Piazzolla.

E’ capoluogo, assieme a Barletta e Andria, della provincia di Barletta-Andria-Trani in Puglia.

Alcuni ritrovamenti archeologici di insediamenti abitativi risalgono all’Età del Bronzo, ma le tracce più concrete risalgono alla conquista dei Romani.

La città, affacciata sul mare, è famosa per la Cattedrale romanica e il Castello Svevo, oltre che per l’estrazione e lavorazione di un tipo particolare di pietra, roccia sedimentaria (pietra di Trani) e per il vino moscato.

https://youtu.be/OOROywHkcfY

Ci spostiamo in Toscana, in provincia di Lucca. Più precisamente ci rechiamo in una frazione di Villa Collemandina che deve il suo nome alla particolare tonalità rosata delle pietre con cui sono costruite le case: Massa Sassorosso.

Una via del paese, Largo Astor Piazzolla, e un’esposizione permanente a cura del Progetto Parco Appennino nel Mondo  e della Fundación Astor Piazzolla ricordano le origini del musicista: https://youtu.be/-Hqw9y5PU9w

Da qui emigrarono nel 1888 i nonni materni di Piazzolla ed in Argentina nacque sua madre Assunta Manetti.

Oblivion (oblio) è la struggente melodia di chi deve abbandonare la sua terra e partire …https://youtu.be/2C8ZP5hl6Oc

Noi ci salutiamo con Verano porteño:

https://youtu.be/IaP0P8YDIsQ

GIULIETTA MASINA 

Il 22 febbraio, ricorre il centenario della nascita dell’attrice  Giulietta Masina a San Giorgio di Piano, in provincia di Bologna.

I più attempati sanno di chi parlo. Ai più giovani o magari coloro che non conoscono molto sul cinema italiano vi propongo di immaginarvi di essere in un set tipicamente felliniano, in cui i vari personaggi si susseguono e ripercorriamo la vita di questa grande artista.

Figlia di un violinista e di una maestra, Giulietta visse dai quattro anni a Roma da una zia, che la incoraggiò nella sua passione per la recitazione.

Nel 1942 conobbe Federico Fellini negli studi dell’EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, poi divenuto RAI nel 1944) e si sposarono nel 1943.

Insieme al marito raggiunse la fama a livello internazionale con il ruolo di Gelsomina nel film La strada, recitando accanto ad Anthony Quinn:

https://youtu.be/zagGwSec4JE

Oltre agli innumerevoli film, tra il 1966 e il 1969 fu la conduttrice di una popolare rubrica radiofonica Lettere a Giulietta Masina, che più tardi  raccoglierà in un libro,

Negli anni settanta apparve in televisione in due sceneggiati di successo.

Nella sua lunga carriera Giulietta Masina ha vinto tanti premi, tra cui più di un “David di Donatello”, quattro “Nastri d’Argento”, un premio alla migliore interpretazione femminile sia al Festival di Cannes che a quello di San Sebastián.

Tra questi premi spiccano due premi “Oscar” con La strada nel 1954 e con Le notti di Cabiria nel 1958.

Fellini la dirigerà anche nel suo primo film a colori Giulietta degli spiriti nel 1965  insieme a Mario Pisu: https://youtu.be/0sE-7IOpmQY

Vent’anni più tardi, sempre diretta da Fellini, sarà protagonista assieme a Marcello Mastroianni, nel film Ginger e Fred, in cui interpretano due ex ballerini di tip-tap popolarissimi durante la guerra:

https://youtu.be/jRb5-X56eoc

Giulietta Masina morì nel 1994, cinque mesi dopo la scomparsa di Federico Fellini, ed entrambi sono sepolti nel cimitero di Rimini: la loro tomba è marcata dal monumento “Le Vele” dello scultore Arnaldo Pomodoro.

Ricordiamola con questo omaggio fatto dal Centro Sperimentale di Cinematografia: https://youtu.be/-nyLo_pbN0g

GIUSEPPE VERDI 

In questi giorni si ricorda il 120º anniversario della scomparsa di Giuseppe Verdi. A me piace ricordare le date di nascita e, in questo caso,  celebrare con gioia la possibilità di poter godere della magnifica musica che ci ha lasciato, e non solo musica …

Giuseppe Verdi compositore, Giuseppe Verdi imprenditore agricolo, Giuseppe Verdi uomo politico, Giuseppe Verdi filantropo.

Su questa scia, ricordiamo che 208 anni fa è nato a Le Roncole di Busseto un bambino dal nome Giuseppe Fortunino Francesco Verdi: https://youtu.be/bBwgNJ7edFk

A sei anni incominciò a frequentare la scuola e a ricevere lezioni di organo.

L’eccezionale talento compositivo di Verdi fu indubbiamente coltivato e accresciuto dallo studio e dopo aver finito la scuola nel 1827 si dedicò totalmente alla musica.

Con l’aiuto di Barezzi, un negoziante amante della musica e direttore della società filarmonica di Busseto, ottenne il posto del maestro di musica e nel 1836 fu nominato Maestro di Musica del Comune di Busseto. Sposò  Margherita, la figlia di Barezzi, con la quale ebbe 2 figli.

Nell’attualità casa Barezzi è diventata museo: https://youtu.be/9926cK2GfBc

Gli anni successivi furono segnati dalla morte dei figli (1838 e 1839) e della moglie (1840), proprio mentre lavorava alla sua seconda opera “Un giorno di regno”, paradossalmente di genere comico. L’opera andò in scena a settembre, con un esito disastroso e Verdi decise di smettere di comporre.

Ma dopo 18 mesi vide la luce “Nabucco” che riscosse tantissimo successo al Teatro alla Scala: https://youtu.be/_iJFXlPyoUQ

Nabucco segnò l’inizio di una folgorante carriera e per quasi dieci anni Verdi compose mediamente un’opera all’anno: I Lombardi alla prima crociata, La battaglia di Legnano, I due Foscari, Giovanna d’Arco, Alzira, Attila, Il corsaro, I masnadieri, Ernani e Macbeth.

Compositore illustre ma anche uomo di origine contadine, Verdi era legatissimo alla campagna ed un appassionato imprenditore agricolo.

Prestò molta attenzione all’aspetto finanziario dei suoi contratti assicurandosi di essere adeguatamente remunerato ed investì gran parte dei proventi derivanti dalla musica in proprietà terriere fino ad avere oltre 900 ettari nei quali lavoravano più di duecento operai.

La prima proprietà fu acquistata nei pressi di  Roncole e più tardi una a Sant’Agata, che divenne la sua dimora stabile assieme a Giuseppina Strepponi: https://youtu.be/UYcCVtn4Yos

Nel 1847 Verdi presentò I masnadieri a Londra alla presenza della regina Vittoria, nei due anni successivi abitò a Parigi e tornò a Milano nel 1848 quando ebbe la notizia delle “Cinque giornate di Milano” avvenute tra il 18 ed il 22 marzo. Dopo un altro breve periodo a Parigi, rientrò in Italia  nel 1849 per completare la sua  opera “Luisa Miller” e nel 1851 fu la volta di “Rigoletto”, basato sul dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo.

La Traviata” andata in scena nel 1853 al Teatro La Fenice di Venezia fu un fiasco, ma l’anno successivo ottenne grande successo.

Tra il 1853 e il 1871 Verdi  si dedicò alle sue attività di proprietario terriero ed in quel periodo scrisse “I vespri siciliani”, “Simon Boccanegra”, “Un ballo in maschera”, “La forza del destino”, “Don Carlos” e “Aida”.

https://youtu.be/AUuJxE-iWbo

Verdi uomo politico.

Simpatizzò con il movimento risorgimentale che perseguiva l’Unità d’Italia e partecipò attivamente per breve tempo anche alla vita politica.

Nel 1859 fu eletto  membro del nuovo consiglio provinciale ed in quest’anno compose il Valzer in fa maggiore per pianoforte, che poi sarà orchestrato da Nino Rota per la colonna sonora del film “Il Gattopardo”:

https://youtu.be/lRqetT7ALtQ

Fu eletto deputato nel 1861 e nel 1874  nominato membro del Senato italiano.

Bisogna ricordare anche il Verdi non operistico, che compose musica sacra e strumentale, tra cui la Messa da Requiem per la morte di Alessandro Manzoni, un Pater noster su testo di Dante Alighieri e Quattro pezzi sacri: Ave Maria, Stabat Mater, Laudi alla Vergine e Te Deum.

Sono degli anni giovanili le Sei romanze per voce e pianoforte e, più tardi, il Quartetto per archi in mi minore: https://youtu.be/a2FdzbwuEuo

Nel 1887 va in scena Otello e nel 1893 al Teatro alla Scala il Falstaff.

Gli ultimi anni Verdi li dedicò ad attività filantropiche, di cui le più importanti furono la costruzione di una “Casa di Riposo per musicisti” in pensione a Milano ed un ospedale a Villanova sull’Arda, vicino a Busseto.

https://youtu.be/L513H9DoF84

Nel 1897 morì la moglie Giuseppina  e nel 1901, il 21 gennaio, Verdi morì colpito da un ictus cerebrale.

Inizialmente fu tumulato con una cerimonia privata nel Cimitero Monumentale di Milano, ma un mese dopo il suo corpo fu traslato nella cripta della Casa di Riposo per musicisti. In quell’occasione fu cantato il coro Va, pensiero, dal Nabucco, diretto da Arturo Toscanini.

Finiamo qui ascoltando la sua Romanza senza parole per pianoforte:

https://youtu.be/l4WgNYxBIiU

DOMENICO CIMAROSA

Uno degli ultimi grandi rappresentanti della scuola musicale napoletana, molto amato dai suoi contemporanei ed apprezzato anche in seguito, è stato il compositore Domenico Cimarosa.

Nato ad Aversa, si trasferì da piccolo con la famiglia a Napoli e andarono a vivere presso la Chiesa di San Severo fuori le mura. In questo ambiente ricevette i primi rudimenti musicali dall’organista della chiesa ed in pochi anni divenne un abile violinista, clavicembalista, organista e cantante.

Nel carnevale del 1772 debuttò come operista con la commedia per musica “Le stravaganze del conte” al Teatro dei Fiorentini a Napoli che gli diede fama di buon compositore. I suoi intermezzi comici divennero popolari a Roma e furono rappresentati soprattutto al Teatro Valle: https://youtu.be/Zxj5H6ns70I

Seguirono parecchie altre opere, soprattutto durante gli anni ’80 finchè nel 1787 partì per San Pietroburgo, su invito dell’Imperatrice Caterina II per prestare servizio a corte come maestro di cappella. Lavorò molto per il Teatro dell’Ermitage, anche se si hanno poche notizie del suo soggiorno in Russia fino al 1791 quando intraprese il rientro in Italia.

Durante il viaggio di ritorno, sostò tre mesi a Varsavia per poi arrivare a Vienna dove era molto conosciuto e l’Imperatore Leopoldo II lo nominò maestro di cappella di corte con un elevato stipendio ed un appartamento nel palazzo imperiale.

Fu lì che, insieme al poeta di corte Giovanni Bertati, compose il suo capolavoro più famoso “Il matrimonio segreto”, opera buffa che riscosse subito grande successo.

Di rientro a Napoli nel 1793 fu presentata anche al Teatro dei Fiorentini suscitando molto entusiasmo:  https://youtu.be/ibAem4-_oKE

Il maestro di cappella” è un intermezzo (monologo comico) che Cimarosa compose probabilmente tra il 1786 e il 1793 basato su un libretto di produzione ignota. E’ una parodia del maestro di cappella settecentesco, una  satira dell’ambiente teatrale, così come un’altra sua composizione “L’impresario in angustie”: https://youtu.be/KT7On62BwW4

Cimarosa fu un autore molto prolifico. Tra i titoli più conosciuti, oltre alle molte opere di musica sacra, vanno ricordati “Le astuzie femminili”,  “I due baroni di Roccazzurra”, “Giannina e Barnardone” e “L’italiana in Londra”. E tra le opere serie “Cleopatra”, “La Vergine del sole” e “Gli Orazi e i Curiazi”.

L’ultimo periodo della sua vita non fu roseo: durante la Repubblica Napoletana del 1799 Domenico Cimarosa entrò nel Partito Liberale e, al ritorno dei Borboni, fu arrestato e condannato a morte. Grazie all’intervento di alcuni ammiratori la pena fu commutata in un esilio.

Cimarosa voleva tornare in Russia, ma i suoi problemi di salute lo costrinsero a stabilirsi a Venezia dove morì nel 1801, precisamente l’11 gennaio.

Chiudiamo questo piccolo omaggio al compositore a 220 anni dalla sua morte ascoltando il suo concerto in do maggiore per oboe e archi:

https://youtu.be/l6IOFD0mrBk

LEONARDO SCIASCIA 

L’8 gennaio di cent’anni fa nasceva  a Racalmuto (provincia di Agrigento) Leonardo Sciascia, noto scrittore, ma anche giornalista, politico e insegnante d’italiano.

Trascorse la sua infanzia nella casa di via Regina Margherita 37 (oggi via Leonardo Sciascia) che dal 2019 è stata aperta al pubblico ed inserita nel percorso turistico “Strada degli scrittori”, in cui si  ripercorrono i luoghi vissuti ed amati dagli scrittori e quelli descritti nei loro romanzi.

Dopo il trasferimento con la famiglia a Caltanissetta, incomincia a frequentare l’Istituto Magistrale nel quale insegna Vitaliano Brancati che diventerà il suo modello e lo guiderà nella lettura degli autori francesi.

Nel 1953 vince il Premio Pirandello per il suo saggio “Pirandello e il pirandellismo” e nel 1956 pubblica “Le parrocchie di Regalpetra”, una sintesi autobiografica della sua esperienza vissuta come maestro nelle scuole elementari del suo paese.

Segue un libro di racconti del 1957 dal titolo “Gli zii di Sicilia” pubblicato durante il suo breve soggiorno romano.

Ascoltiamo una sua riflessione sulla cultura in Sicilia:

https://youtu.be/aWtsw2ZDFnw

Al rientro nell’isola, si stabilisce a Caltanissetta ed è del 1961 “Il giorno della civetta”, un giallo contemporaneo che il regista Damiano Damiani porterà al cinema.

Ecco la scena in cui divide l’umanità in cinque categorie, sfoggiando il suo impietoso spirito critico del nostro tempo:

https://youtu.be/1TQyWT82ZSc

Seguono “Il consiglio d’Egitto”, la commedia “L’onorevole”, il ritorno al romanzo con “A ciascuno il suo” e “Todo modo”, un libro in cui parla di cattolici che fanno politica e che sarà portato al cinema dal regista Elio Petri.

Sciascia, parallelamente alla scrittura, svolse anche un’attività politica importante a partire dal 1975 quando fu eletto consigliere comunale a Palermo per il Partito Comunista Italiano, del quale si dimise nel 1977,  causa la sua contrarietà al compromesso storico ed il rifiuto per certe forme di estremismo.

Nel 1979, è nella lista dei Radicali e viene eletto sia al Parlamento Europeo che alla Camera dei Deputati: resta due mesi a Strasburgo ed infine opta per la Camera, dove si occuperà dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. La sua posizione è fortemente critica della cosiddetta “linea di fermezza” e sul terrorismo in Italia.

Da una parte si trova in lui il rifiuto della violenza e, dall’altra, una costante critica del potere costituito e dei suoi segreti.

Anche il suo ultimo libro “Una storia semplice”, scritto nel 1989 fu portato al cinema nel 1991 dal regista Emidio Greco.

Nel dialogo ironico e tagliente tra un ispettore ed il suo vecchio professore d’italiano al liceo, l’autore esprime la sua critica al potere costituito: https://youtu.be/QdPq71QTg4k

Leonardo Sciascia morì a Palermo il 20 novembre 1989.

Nel 1993 fu fondata a Milano, a Palazzo Sormani, l’associazione  “Amici di Leonardo Sciascia”, che si propone di incoraggiare la lettura e la ricerca in merito al suo pensiero e alla sua opera. Nel sito www.amicisciascia.it  si può consultare la bibliografia completa e aggiornata sulle opere dello scrittore.

Mi piace concludere  con questo video in cui Leonardo Sciascia, ancora una volta, sfoggia il suo spirito critico e anticonformista: https://youtu.be/5yU1MlSM6Xc

GIGI PROIETTI 

Da poco è venuto a mancare Gigi Proietti, non solo grande attore ma anche doppiatore, cabarettista, regista, cantante e direttore artistico.

Nato a Roma il 2 novembre 1940, ha ottenuto notevole successo sin dagli inizi degli anni ’60. Noto per le sue doti di affabulatore e trasformista,  considerato uno dei massimi esponenti del teatro italiano, ha avuto esperienze anche in campo televisivo e nel cinema.

Nel 1978 assume la direzione artistica del Teatro Brancaccio di Roma e crea il Laboratorio di Esercitazioni Sceniche per giovani attori (lo stesso farà Vittorio Gassman con la sua Bottega Teatrale di Firenze), portando in scena numerosi spettacoli coni suoi allievi.

A partire dal 1976, assieme allo scrittore Roberto Lerici, scrive e dirige i suoi spettacoli, il primo del quali è A me gli occhi please, con il quale riscosse tanto successo che fu riportato in scena nel 1993, 1996 e nel 2000.

Da questo spettacolo, vediamolo nel monologo Ci sono dei momenti …:

https://youtu.be/HBS-wAY42Y8

“Ma che ne sai … (se non hai fatto il piano-bar)” è la canzone con cui ha partecipato al Festival di Sanremo 1995 assieme a Peppino Di Capri e Stefano Palatresi (Trio Melody).

Si cimenta anche come scrittore componendo diversi sonetti e nel 2013 pubblica un’autobiografia intitolata “Tutto sommato qualcosa mi ricordo”.

Dal suo “Decamerino” ascoltiamolo nella lettura de “Il sonetto delle cose perdute”:

https://www.youtube.com/watch?v=l_R0fYUh5-g&t=1s

Per chiudere questo breve ricordo del grande Gigi Proietti, rivediamolo nella sua ultima apparizione in televisione:

https://youtu.be/GkYyvI-TwfA

FRANCA VALERI

Nota attrice, sceneggiatrice e drammaturga italiana di teatro e di cinema, che è venuta a mancare pochi giorni fa.

A chi non la conoscesse, voglio dire che Franca Valeri è stata una personalità molto importante nella vita culturale italiana contemporanea.

Lei – che da poco aveva compiuto i 100 anni – è stata una valida protagonista del varietà televisivo degli anni Sessanta in trasmissioni come “Studio Uno” (1966) e “Sabato sera” (1967), condotte da Mina e dirette da Antonello Falqui  (entrambe trasmesse all’epoca dalla televisione argentina).

Nasce in una famiglia borghese milanese, da padre ebreo e madre cattolica, il che gli renderà la vita difficile con l’avvento delle leggi razziali del 1938. Nel  1943 il padre ed il fratello si rifugiano in Svizzera, mentre Franca rimane con la madre a Milano e sopravvive alle deportazioni grazie ad una carta d’identità falsa.

Inizia recitando delle caricature già prima della guerra e negli anni Cinquanta esordisce nel cinema con Federico Fellini nel film “Luci del varietà”, a cui seguiranno tanti altri film al fianco di Alberto Sordi e di Totò.

Franca Valeri, oltre che per la sua lunga carriera di interprete caratterista, era nota anche per la sua passione per  l’opera lirica.

Infatti, nel 1979 creò, assieme al suo compagno il direttore dl’orchestra Maurizio Rinaldi, il concorso per cantanti lirici “Premio Mattia Battistini”.

Sono famosi i suoi monologhi interpretando diversi personaggi femminili che furono raccolti negli album “Le donne di Franca Valeri”.

Mi piace ricordarla in questo monologo dal titolo “Il marito ritarda”, con l’ironia che l’ha sempre caratterizzata: https://www.youtube.com/watch?v=D73F3L4rfHE

 FEDERICO FELLINI

Rimini 1920 – Roma 1993. Cent’anni dalla nascita di Federico Fellini, famosissimo regista, ma anche sceneggiatore, fumettista e scrittore.

Non è il caso di parlare dei suoi film che sono conosciuti da tutti e di cui si trovano recensioni e commenti ovunque.

Ricordiamo invece i progetti che Fellini non riuscì a realizzare.

Il più conosciuto di questi è “Il viaggio di G. Mastorna”, alla cui sceneggiatura collaborò anche Dino Buzzati. Nel 1966 iniziarono le riprese, vennero girate alcune scene, ma per alcune complicazioni il film non si concluse. Nel 1992 Fellini decise di tornare sul progetto, ma ancora una volta lo abbandonò quando un mago e sensitivo gli annunciò che se avesse fatto il film sarebbe morto.

Assieme al disegnatore Mino Manara prepararono l’uscita a fumetti del “Mastorna”, prevista in tre puntate: per un errore di stampa, nella prima comparve la scritta “fine” e Fellini, per scaramanzia, decise di non proseguire.

Prima di andare avanti, vi suggerisco di ascoltare Federico Fellini in questa breve intervista che gli fece il giornalista Enzo Biagi, in cui non si parla di cinema ma di momenti di vita: https://youtu.be/b9ov1REaYYs

Un altro progetto incompiuto fu “Viaggio a Tulum” in collaborazione con Tullio Pinelli, il cui testo venne pubblicato in sei puntate sul Corriere della Sera nel 1986. Fu il risultato del viaggio che Fellini fece in Messico assieme allo scrittore Andrea De Carlo per visitare i luoghi raccontati da Carlos Castañeda. Andrea De Carlo, invece, ne ricaverà un romanzo breve “Yucatán”.

Un giovane Alberto Sordi ricorda con semplicità e simpatia gli inizi, suoi e di Fellini, ragazzi pieni di sogni: https://youtu.be/AYozfmW9MP4

Ci salutiamo con questa descrizione di una scena del film “Amarcord” (“mi ricordo” in dialetto romagnolo): https://youtu.be/gqQuOgY4E0w

ENNIO MORRICONE

Ci ha appena lasciati il compositore Ennio Morricone, nato a Roma il 10 novembre 1928.

Si è diplomato in tromba al Conservatorio di Santa Cecilia, in strumentazione per banda ed in composizione. In seguito completa la sua formazione studiando anche musica corale e direzione di coro.

Nel 1955 comincia a scrivere musiche per film e, contemporaneamente, lavora come arrangiatore di musica leggera per la RCA contribuendo ai grandi successi degli anni ’60 di Edoardo Vianello come Pinne, fucili ed occhiali, Guarda come dondolo, Abbronzatissima e O mio Signore. Ha contribuito anche ad altri successi come Sapore di sale, Il mondo, Se telefonando, uno dei più celebri successi di Mina.

Non ritengo necessario aggiungere aggettivi alla persona del Mº Ennio Morricone.

Preferisco lasciarvi un link con il video del concerto di Natale che si è tenuto nella Basilica di Assisi nel 2012  in cui il Mº Morricone diresse l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI ed il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nel suo concerto per oboe  composto per il film “Mission” che, come ricorderete, è stato girato in Argentina nelle missioni gesuitiche:

https://youtu.be/cYtsus6ekE4

Mi piace ricordare anche l’uomo Ennio Morricone che deteneva la seconda categoria nazionale negli scacchi, che era tifoso della Roma, che è stato compagno di scuola di Sergio Leone nelle elementari e con il quale collaborò componendo le colonne sonore dei suoi famosi film spaghetti western.

Ecco a voi il momento molto emotivo in cui Ennio Morricone, nel 2007, riceve l’Oscar  alla carriera  dalle mani di Clint Eastwood:

https://youtu.be/HJDN1e_OIKw

GIUSEPPE GARIBALDI 

Il 4 luglio ricorre l’anniversario della nascita a Nizza di Giuseppe Maria Garibaldi il 4 luglio 1807.

Non mi sembra il caso di dilungarmi sulla vita di Garibaldi che si può trovare ovunque.

Preferisco lasciarvi il link del video in cui il Prof. Alessandro Barbero, noto storico italiano, racconta in modo simpatico e colloquiale la personalità  e le imprese di Garibaldi, senza tralasciare il contesto storico in cui visse e la sua importanza nel Risorgimento:

https://www.youtube.com/watch?v=OWzF87YJzJs&t=72s

Aggiungo, per chi fosse interessato, un link con l’Inno di Garibaldi, concepito per entusiasmare i suoi volontari: https://www.youtube.com/watch?v=yuxSZioToMc

 

MANUEL BELGRANO 

Il 20 giugno, in Argentina si festeggia il “Día de la Bandera” che coincide con la ricorrenza della morte del Generale Manuel Belgrano il 20 giugno 1820, creatore della nostra bandiera.

Il Gen. Belgrano, all’anagrafe Manuel José Joaquín del Sagrado Corazón de Jesús Belgrano y Peri, era figlio di Domenico Belgrano, commerciante originario di Oneglia (provincia di Genova).

Oggi- senza dilungarmi sulla figura di Belgrano che tutti conosciamo – mi fa piacere condividere con voi il video che mi ha mandato un socio della nostra biblioteca, Jorge Roisinblit, relativo alla figura di Belgrano.

Il piacere è doppio: in primis perché il video è interessante ed anche perché l’idea  di partecipare, di condividere del materiale o di suggerire degli argomenti da trattare che possano essere di vostro interesse è proprio l’obiettivo di queste mail in tempo di quarantena. E’ un modo di tenerci in contatto … non a senso unico!

I vostri commenti e le vostre risposte fanno sì che io riesca a conoscervi un po’ meglio, soprattutto coloro che non frequentano la biblioteca.

In allegato il video che mi ha mandato Jorge Roisinblit e qui di seguito il link in cui  si può vedere come la città di Oneglia ha omaggiato quest’anno il Gen. Manuel Belgrano: https://www.imperiapost.it/451819/imperia-ricorda-il-generale-manuel-belgrano-padre-della-bandiera-argentina-scajolacapire-la-storia-per-riprendere-il-percorso-verso-il-futuro-foto-e-video?fbclid=IwAR3WJakWdRBk3JHVRRS9-AC_PFFaqplDBi4rDWxbj4B6jF9c061fv6PKKkk

BOCCACCIO 

Andiamo a ritroso di qualche secolo fa … Siamo nel 1313, giugno o luglio (non si sa con certezza), nasce colui che sarebbe diventato una delle figure più importanti nel panorama letterario europeo del XIV secolo: Giovanni Boccaccio.

Figlio illegittimo di un mercante e banchiere fiorentino, parte giovanissimo per Napoli, al seguito del genitore, per imparare il mestiere mercantile e bancario, seguendo il desiderio paterno. Frequenta gli ambienti raffinati della corte angioina e, grazie alla vivace vita culturale napoletana, Boccaccio inizia ad interessarsi ai classici latini e ai capolavori in volgare, cioè all’opera di Dante.

Nel 1340 rientra a Firenze a causa dei problemi economici che affliggono il padre e si concentra sulla propria produzione letteraria. Sono di questo periodo l’”Amorosa visione”, l’”Elegia di Madonna Fiammetta! Ed il “Ninfale fiesolano”.

Bisogna ricordare che nel Trecento si abbatte una forte crisi economica seguita dall’insorgere della peste che colpì l’Europa di allora.

Per capire meglio il periodo in cui visse Boccaccio, il  Prof. Alessandro Barbero, noto storico specializzato nel Medioevo, spiega in pochi minuti la realtà dell’epoca: https://www.youtube.com/watch?v=AjAVuRMPeJw&t=278s.

Dopo la peste del 1348, Boccaccio inizia a scrivere il suo capolavoro, il “Decameron”, una raccolta di cento novelle raccontate da dieci giovani narratori in dieci giorni.

Ecco a voi uno di quei racconti, molto breve, dal titolo “Chichibio e la gru” nella voce dell’attore Tullio Solenghi: https://www.youtube.com/watch?v=CbEr3Cw_uO4

ALBERTO MANZI 

Nonostante il periodo del “restiamo a casa” si prolunghi ancora,  il desiderio di mantenerci in contatto e di continuare ad imparare e di nutrire lo spirito e l’intelletto – per fortuna – non è affatto diminuito.

Penso addirittura che ciò è servito a molti per prendere più dimestichezza con la tecnologia per poter usufruire delle variegate opzioni di “corsi online” che vengono offerti.

A questo proposito, l’Italia anche in questo campo può farla da protagonista e, quindi, mi va di ricordare Alberto Manzi: pedagogo, scrittore prolifico e (soprattutto) insegnante di scuola elementare, che potremmo quasi definire un pioniere dell’”educazione a distanza” e di cui qualcuno di voi avrà sicuramente sentito parlare.

Nato a Roma nel 1924, partecipò alla Seconda Guerra Mondiale ed, in seguito, prese la laurea in Biologia e qualche anno dopo in Pedagogia e Filosofia.

Nel 1960 fu scelto per presentare il programma “Non è mai troppo tardi” in onda sulla RAI, concepito come strumento di ausilio nella lotta all’analfabetismo.

Quel tipo di apprendimento a distanza è profondamente diverso da quello di oggi, non solo per gli strumenti utilizzati, ma anche per metodi e obiettivi. All’epoca la televisione era un sistema educativo, con una precisa missione formativa.

La trasmissione di Manzi, che durò dal 1960 al 1968, è andata ben oltre il programma televisivo: sono spuntati in tutto il Paese centri di apprendimento e la Rai Eri, casa editrice della Rai, pubblicava materiale ausiliario per le lezioni, quaderni e piccoli testi che venivano distribuiti in tutte le regioni per stimolare ulteriormente gli studenti.

La sua trasmissione ebbe tanto successo che venne riprodotta in ben 72 Paesi.

L’obiettivo era quello di educare un gran numero di persone che, altrimenti, non avrebbe mai avuto l’opportunità di andare a scuola in modo tradizionale. In altre parole, era una risposta istituzionale ai bisogni educativi di un Paese ancora profondamente segnato da disuguaglianze sociali e problemi economici.

Al giorno d’oggi la tecnologia ci offre molto di più e lo Zoom è diventato la star in questi mesi

GIOVANNI BATTISTA PERGOLESI 

 Vi propongo di fare un giretto nelle Marche, quella regione italiana affacciata verso est sul mare Adriatico, il cui nome deriva dal tedesco “mark”, cioè “segno di confine” dai tempi in cui faceva parte de Sacro Romano Impero di Carlo Magno (sec. IX d.C.)

Per non dimenticare il nostro Dante Alighieri, facciamo un salto all’indietro, siamo nel Medioevo, a Gradara, un piccolo centro in provincia di Pesaro e Urbino, dove ebbe luogo una tragedia che Dante ha riportato nella sua Divina Commedia. I protagonisti sono Giovanni Malatesta, detto Giangiotto, suo fratello Paolo, detto “il bello”, e la moglie Francesca. A quanto pare Giangiotto era un tipo rozzo e arrogante molto impegnato nei suoi affari e trascurava la giovane moglie Francesca. E così fu che Francesca si innamorò di Paolo, ben diverso da suo fratello, e nacque tra di loro una grande passione d’amore. Giangiotto si accorse della relazione e uccise i due amanti (Divina Commedia, Inferno Canto V).

E visto che siamo nelle Marche mi sembra doveroso parlare di Giovanni Battista Pergolesi, visto che quest’anno ricorre il 310 anniversario dalla sua nascita (Jesi 4 gennaio 1710).

Devo dire che il contesto musicale italiano del ‘700  è stato molto ricco di grandi compositori, tra cui Albinoni, Boccherini, Cherubini, Cimarosa, Paisiello, Salieri, Scarlatti, Tartini, Viotti, Vivaldi ed altri.

Ma torniamo a Pergolesi, questo compositore e bravo violinista – morto a soli 26 anni di tubercolosi ed affetto da poliomielite dall’infanzia –  ha lasciato parecchie composizioni operistiche e di musica sacra, di cui le più importanti Salve Regina e lo Stabat Mater risalgono al 1736, anno della sua morte.

Ascoltare la sua musica è il miglior modo di commemorarlo.

Quindi, vi lascio il link in cui potrete ascoltare “Salve Regina” nelle voci di Cecilia Bartoli (mezzo soprano) e June Anderson (soprano), accompagnate dalla Sinfonietta di Montrèal diretta dal Mº Charles Dutoit: https://youtu.be/0Kbv1eEo7tI

Altrimenti, se preferite, ecco il link de “La Serva padrona” https://youtu.be/YfLBklvBaYI

500 ANNI DALLA MORTE DI RAFFAELLO SANZIO 

Aprile 2020 e non possiamo non ricordare che proprio in questo mese si compiono 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (Urbino 6 aprile 1483 – Roma 6 aprile 1520).

Quindi ho scelto per voi gli interventi di tre importanti critici d’arte: Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi e Federico Zeri che –  con stili diversi – commentano l’opera di questo grande Artista del Rinascimento italiano e ci aiutano a capirla e ad apprezzarla ancora di più.

 

Raffaello spiegato da Philippe Daverio

https://youtu.be/gyH3z9rJbxc

Vittorio Sgarbi: dentro la pittura di Raffaello

https://youtu.be/7QRmctDfsow

Raffaello raccontato da Federico Zeri

https://youtu.be/xOGyUPsHb3E